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Natura

Definizione – Etimologia

Dal lat. natūra, derivato di natus, part. pass. di nasci (nascere).

  1. Il fondamento dell’esistenza nella sua configurazione fisica e nel suo divenire biologico: la natura, madre di tutte le cose, le forze della natura.
    Spesso come termine di un rapporto di ordine logico, estetico, morale con le facoltà dell’uomo: lo studio, la contemplazione della natura; vivere secondo natura; peccati contro natura. Filosofia della natura, studio speculativo dei principi su cui si fondano le leggi della natura.
  2. L’insieme dei caratteri di una regione o di un gruppo umano, non modificati dalla civiltà: vivere allo stato di natura. I prodotti del suolo o dell’attività dell’uomo: pagamento in natura (non in denaro); scambi in natura.
  3. Qualità o motivo che caratterizza l’individuo: un uomo di natura collerica. In riferimento a cose, con significato analogo a genere, tipo: un problema di natura politica; le cause sono di tutt’altra natura.

Natura indica ciò che è nato, che è venuto al mondo, parola dotta già in epoca tardo-repubblicana (Lucrezio, De rerum natura). In greco physis (φύσις), dal verbo phuo (generare, collegato con il germ. bauen), ciò che è stato, ciò che è. Le due dizioni hanno radice differente, ma praticamente lo stesso significato (secondo Heidegger questo termine greco è collegato alla parola phàos, phòs che vuol dire luce volendo significare una connessione tra la vita e la luce). Nelle lingue germaniche manca una parola corrispondente, quindi si usa Natur ( ingl. nature) derivato dal latino oppure (linguaggio filosofica) das Seiende.

L’architettura della Natura

Dalle origini arcaiche del suo significato simbolico di mater natura, forza generatrice dell’universo dalle forme antropomorfe, considerata come dotata di una propria volontà; spesso imperscrutabile nelle molte definizioni che è venuto via via assumendo parallelamente al progresso del pensiero scientifico e filosofico; il significato della parola natura viene qui interpretato nella sua valenza più squisitamente ambientale ed ecologica.
La straordinaria complessità della realtà naturale fu “oggetto di interesse già da parte dei filosofi greci, i quali, individuandone il principio organizzatore fondamentale, tentarono di darne una descrizione generale come totalità. Con la scienza moderna tale modello fu abbandonato e la natura fu concepita come un ordine oggettivo, privo di finalità o scopi, rispetto al quale lo scienziato ha il compito di individuare leggi e principi che ne regolano il funzionamento. Nel XX secolo comincia a entrare in crisi la nozione di natura come “oggetto filosofico”, lasciando campo libero alla descrizione delle diverse nature, ovvero di tutti quei settori, aspetti, scenari che nel loro insieme vengono riportati globalmente al concetto di natura.
La presa d’atto del degrado socio-urbano, ambientale ed ecologico prodotto dai processi di modernizzazione ha da tempo imposto la necessità di adottare uno sguardo più consapevole e complesso sul concetto di natura. “È un’occupazione piacevole indagare la natura e se stessi in pari tempo, non fare violenza né ad essa né al proprio spirito, bensì portare in equilibrio ambedue con una mite influenza reciproca”. Una descrizione ante litteram quella di J.W.Gothe che ci suggerisce in tempi non sospetti la necessità di adottare un metodo sostenibile nel cercare di decodificare e comprendere “quel sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate, che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi” che si cela dietro l’idea moderna di natura. La volontà stessa di “ordine” che si manifesta in quelle leggi, come principio vivo e operante, risulta oggi irriconoscibile perchè fortemente ostacolata (e in alcuni casi annientata) dall’opera dell’uomo.
La natura intesa come ambiente, “il cui equilibrio originario non può essere alterato senza danno per l’uomo e per la vita in genere” introduce poi concetti quali: la protezione, la difesa, la conservazione della natura, anche in senso concreto, come complesso di atti, provvidenze, interventi che tendono a impedire l’alterazione degli ambienti e degli equilibrî naturali, e in ultima analisi dell’intera biosfera e del suo patrimonio di biodiversità contro lo sfruttamento umano irrazionale.
Dalla proiezione antropomorfa e zoomorfa della Natura nel pensiero animistico dei primitivi al concetto di ecosistema, l’uomo ha raggiunto una notevole consapevolezza sul funzionamento dei sistemi naturali, che tuttavia non riesce ad applicare concretamente nelle problematiche di conservazione di tali sistemi, o di come essi possano esprimersi e conciliarsi nello sviluppo e nel pensiero globalizzante della società contemporanea. “Alla natura si comanda solo obbedendole” ci ricorda, perentorio, F. Bacone strenuo difensore della rivoluzione scientifica senza essere uno scienziato, che pure aveva intuito quanto dall’osservazione “sensibile” della natura era possibile ricavare applicazioni utili per il genere umano e per la sua auto-organizzazione sociale.
Il passo successivo, un passo lungo quattro secoli, giunge alla considerazione che la natura non può essere disarticolata, ovvero “comandata”, senza perderne la complessità. Essa è costituita da infiniti sotto-sistemi che,” singolarmente presi, si presentano a loro volta come sistemi complessi a tutti gli effetti: in particolare i viventi e le comunità dei viventi tra cui l’uomo e quindi la società umana […] Essi nascono spontaneamente e, tramite il funzionamento delle loro strutture, si preservano sino al momento del loro dissolvimento o morte. Su questo tipo di sistema vi è una vasta letteratura che presenta molte e interessanti formulazioni concettuali, dai sistemi complessi adattativi di Gell-Mann ai sistemi autopoietici di Varela e Marturana e così via”.
Il concetto di natura nell’architettura riprende in buona parte i principi ecologici. Infatti al pari dell’essere umano anche i concetti architettonici prendono forma e dimensione nell’ambiente naturale esterno. Con l’introduzione del concetto di spazio ecologico si tenta il definitivo superamento dell’errore, da parte degli architetti e degli ingegneri moderni a non considerare a pieno la potenza delle forze naturali e la loro “ingovernabilità” o, parimenti, a sovrastimare la capacità dell’uomo a governare e incanalare queste stesse forze nello spazio come nel tempo. Questa “nuova” immagine di natura naturans impone ai fautori dell’architettura la comprensione generale dei sistemi ecologici che saranno oggetto della loro attenzione e costretti di volta in volta a manipolare in un modo o nell’altro.
É indispensabile, ci ricorda M. Fitch, che “gli architetti comprendano l’essenza del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente naturale, poiché gli edifici sono gli strumenti più importanti usati per modificarlo” e, inoltre, “la fluttuazione qualitativa del macroambiente, nel tempo e nello spazio, è enorme, e prevedibile solo in termini approssimati. Queste forze esogene devono quindi essere trattate per mezzo di altre tecniche di manipolazione ambientale: cioè l’architettura del paesaggio e l’urbanistica”.

Bibliografia

Assunto R., Il paesaggio e l’estetica, Napoli, 1973; Bacone F., Novum Organum, aforisma 3; 1a ed., 1620Fitch J. M., La progettazione ambientale, Padova, 1980; Morin E., L’anno I dell’era ecologica, Roma, 2007; Norberg-Schulz C., Genius Loci. Paesaggio, Ambiente, Architettura, Milano, 1979; Pignatti S., Trezza B., Assalto al Pianeta, Torino, 2000; Pratesi F., Storia della natura d’Italia, Roma, 2001.

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