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Milano, naviglio pavese in un ripresa storica.
Milano, naviglio pavese in un ripresa storica.

Definizione – Etimologia

Il termine proviene dal latino navĭgiu(m), nave, ma in età medievale acquisisce una nuova accezione denotando un canale navigabile a carattere artificiale adoperato anche per l’irrigazione agricola; di portata significativa, è usualmente originato da un fiume e può terminare in un corso d’acqua, in una darsena o in mare. Il vocabolo, diffuso nell’Italia del Nord, è assai presente nella toponomastica lombarda dove una importante rete di navigli permetteva la continuità di navigazione tra diversi fiumi già dal basso Medioevo.
Sono termini correlati: roggia, derivazione secondaria di un naviglio che ne aumenta o riduce la portata; darsena, sito deputato al ricovero di imbarcazioni; chiusa, occlusione artificiale di un canale tramite saracinesche.

Generalità

Opera di ingegneria idraulica, il naviglio può avere una morfologia piuttosto complessa lungo il suo percorso, anche a causa della presenza di derivazioni secondarie. Con larghezza perlopiù tra 12 e 50 m, presenta dimensioni estremamente variabili nella lunghezza, nella pendenza e nel pescaggio.
Impiegato fin dall’antichità, il naviglio conobbe rapida diffusione nel basso Medioevo per il benessere economico derivato alle città dagli intensi traffici commerciali che vi si svolgevano. Specifico di contesti urbani privi di fiumi o porti marittimi (ad esempio Milano o Bologna), permetteva, grazie alla navigabilità, scambi socio-culturali e mercantili, incrementava la fertilità di vaste aree agricole consentendone una migliore irrigazione e contribuendo pure all’equilibrio idraulico del territorio.
Tra il XII e il XX secolo, in Lombardia e nell’area padana, i navigli rappresentarono i principali percorsi del sistema “viario”, elementi chiave della realtà fisica della città, la cui ricchezza era legata alla presenza delle acque. La loro progettazione coinvolse committenti e architetti importanti, allo scopo di connettere regioni distanti fra loro in un complesso sistema di vie d’acqua che giungesse sino al mare.
I navigli mantennero per secoli, pur con adattamenti anche di tipo funzionale, una notevole importanza. Inizialmente deputati alla navigazione (affiancati da strutture per lo stoccaggio di merci, per la manutenzione delle barche e per il controllo doganale) e all’alimentazione dei mulini, furono utilizzati anche in chiave difensiva per alimentare d’acqua fossati. In periodo rinascimentale divennero vie preferenziali per i corrieri postali; dal XIX secolo furono impiegati come collettori delle acque reflue urbane o anche per la produzione di energia.
Dopo il secondo conflitto mondiale, durante il quale i navigli rappresentarono una valida alternativa alla rete stradale, ne iniziò il declino che avrebbe condotto spesso al loro interramento: la costruzione di ferrovie e il successivo incremento del trasporto su gomma ne hanno implicato l’abbandono al fine della navigazione. Sono in atto vari progetti per la valorizzazione dei navigli ancora esistenti, mirati a ripristinare il loro uso per il trasporto fluviale di uomini e di merci.

Bibliografia

Malara E., Milano, città-porto: origine difensiva e trasformazione funzionale del naviglio interno, Milano, 1996; Scaramellini G., I navigli padani, in Grillotti Di Giacomo M.G (a cura), Atlante tematico delle acque d’Italia, Genova, 2008, pp. 142-143.

 

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