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Nervatura (costruzioni)

Definizione-Etimologia

Derivato da nervo, dal latino nèrvus e nèrvium, e prima ancora dal greco nefron, legame, corda o legamento. Il termine nervatura si ritrova con significati simili in diversi campi della tecnica, richiamando in generale l’idea di irrigidimento, tendine, nerbo.

Generalità

Architettonicamente definisce la parte sporgente di una struttura resistente, o meglio la struttura resistente che sporge rispetto alle strutture portate. In questo senso, sono nervature le travi in cemento armato sporgenti dalla soletta che sostengono, siano queste a vista o nascoste da riempimenti in laterizio o da controsoffittature.

Nervature sono anche gli archi diagonali che costituiscono la struttura principale delle volte a crociera gotiche, moltiplicatesi nell’epoca tarda fino a confondere, ramificandosi, il proprio ruolo strutturale e diventare puro elemento decorativo, in tutto sinonimo di costolone. In questo caso, ai classici meccanismi di dissesto che caratterizzano la struttura voltata, si aggiungono quelli di possibile distacco della nervatura dalla struttura portante della volta a cui è applicata.

A differenza del costolone, la nervatura può anche essere nascosta all’interno della massa muraria, come accade in molte volte e cupole romane (fra tutte il Pantheon, con una sorprendete intuizione dell’aumento del momento d’inerzia) e rinascimentali, le cui nervature sono spesso visibili solo all’estradosso.
Realizzata in pietra, laterizio o cemento armato, la nervatura cambia profili e sezioni in relazione alle epoche e ai luoghi di realizzazione, presentando diversi motivi decorativi superficiali.
Più in generale nervatura indica un elemento continuo sporgente rispetto ad una superficie con il compito di irrigidirla a flessione e a compressione, aumentando il momento d’inerzia della sezione. Spesso le nervature sono utilizzate per l’irrigidimento di gusci sottili, resistenti per forma, a scongiurarne il pericolo di instabilità o ingobbamento e, con questa funzione, possono trovarsi disposte lungo un’unica o più direzioni (nervatura incrociate, cassettonato).

Nel caso di una lastra curva, le nervature avranno una curvatura variabile secondo le linee isostatiche, come negli esempi di espressionismo strutturale di P.L. Nervi, in cui diventano impropria materializzazione delle linee di tensione delle strutture in ferro e in cemento armato. Spesso, con nervature si intendono elementi irrigidenti ottenuti insieme alla superficie, mentre analoghi elementi ancorati alla superficie per chiodatura, saldatura ecc. sono correnti o correntini.

Si definisce nervatura anche il rinforzo di un fasciame costituito da un profilato o da una trave composta o da una lamiera flangiata, chiamata a sostenere le azioni normali al fasciame stesso, che invece assorbe le sollecitazioni nel piano, assicurandone la stabilità. Questo tipo di struttura fasciame-nervatura è utilizzato nelle strutture navali (ponti, paratie e fondo), in cui le nervature di irrigidimento possono essere disposte secondo una maglia ortogonale o in un’ unica direzione e per la cui soluzione strutturale vale la teoria delle lastre, sottoposte al solo carico flessionale e riconducibili a modelli semplificati di calcolo (schema a grigliato che risolve la struttura riconducendola ad un modello di elementi “trave” collaboranti alla rigidezza globale della struttura). I pannelli possono anche essere trattati in regime di lastra inflessa in cui gli irrigidimenti costituiscono altrettante condizioni al contorno (e quindi vincoli).

Bibliografia

Belluzzi O., Scienza delle costruzioni, Milano, 1953; J. Fitchen, The construction of gothic Cathedrals, Oxford, 1961.

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