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Odèon

Atene, odeion di Erode Attico, veduta da nord-est (foto G. Rocco).
Atene, odeion di Erode Attico, veduta da nord-est (foto G. Rocco).

Definizione – Etimologia

Gr. ᾠδεῖον, derivante da ᾠδή (canto), è l’edificio destinato nel mondo greco-romano alle audizioni musicali e poetiche, spesso però utilizzato anche per conferenze di retori e filosofi, oltre che per riunioni di ordine politico.
L’odèon, quindi, è una particolare accezione della sala assembleare e recenti studi ne hanno dimostrato la sostanziale identità tipologica con il bouleuterion, l’edificio per le riunioni dell’assemblea del consiglio cittadino che è pure alla base della tipologia della curia, la sala per le riunioni del senato delle città romane.

Sviluppo storico

Sin dall’età arcaica, nell’ambito delle principali festività religiose avevano luogo gli agones mousikoi, competizioni di musica e poesia; l’esigenza quindi di una tipologia di edifici specifica, con un’acustica idonea, spinse a utilizzare per questa funzione i grandi spazi coperti e con installazioni per gli spettatori utilizzati soprattutto in età ellenistica per le riunioni della boulé. Differenza sostanziale tra i due tipi di edifici è la loro posizione all’interno del tessuto urbano: il bouleuterion, infatti, poiché legato strettamente a funzioni politiche, è di solito localizzato presso l’agorà (Priene, Mileto), mentre l’odèon può far parte di un complesso di edifici di spettacolo e trovarsi quindi presso un teatro (Corinto, Pompei) o in un santuario (Messene). Ciò non esclude pertanto che uno stesso edificio per le adunanze politiche possa essere stato occasionalmente utilizzato per audizioni musicali (Iasos, Sagalassos), il che rende l’odèon talvolta di difficile identificazione.
Il primo odèon noto come tale è quello voluto da Pericle presso le pendici sud dell’Acropoli di Atene, a est del teatro di Dionysos Eleuthereus. Datato al 440-430 a.C., era una sala ipostila come quella di Delo o come il Tersilion di Megalopoli: si configurava infatti come una struttura a pianta quadrangolare con copertura lignea sorretta da dieci file parallele di nove colonne ciascuna; l’area centrale del tetto a quattro falde doveva essere sopraelevata e dotata di opàion per rischiarare l’interno; lungo le pareti erano collocate gradinate per gli spettatori. Chiuso da un muro su tre lati, aveva un probabile ingresso sul lato sud e doveva essere realizzato ad imitazione di modelli persiani ai quali, secondo le fonti, Pericle si sarebbe ispirato (Tenda di Serse, Sala delle Cento Colonne di Persepolis, con la quale condivide la stessa dimensione dei lati).
In età ellenistica, l’integrazione del tipo della sala ipostila con gradinate per gli spettatori basate su una struttura di forma semicircolare, il koilon ormai ben sperimentato dei teatri di età tardoclassica, darà origine a uno degli esempi più maturi del tipo, il bouleuterion di Mileto (175-164 a.C.), il quale sarà alla base della forma più canonica degli odèon, mentre la tipologia della sala ipostila quadrangolare con gradinate rettilinee disposte lungo tre dei lati interni è ancora ravvisabile in quello di Priene, datato alla metà del II secolo a.C. Inserito o meno nella maglia dell’impianto urbano, l’odèon, come gli altri edifici per spettacoli, poteva sfruttare per la cavea un pendio naturale (Rodi, Corinto), oppure essere in parte (Atene, odèon di Erode Attico) o del tutto sostruito (Aphrodisias, Iasos, Kos). In tutti i casi, l’edificio doveva essere progettato in modo che il sommo delle gradinate fosse a livello con la parte alta della scena, per poter realizzare un’unica copertura; la presenza di pilastri o colonne interne a sostenere il tetto, come nei casi di Priene e Mileto, dipendeva quindi dall’ampiezza della luce interna.
La diffusione di questa tipologia di edifici, sia a cavea inscritta in strutture quadrangolari che semicircolari, fu consistente in età romana, tanto in Asia Minore e nelle isole (Aphrodisias, Stratonicea, Cnidos, Iasos, Rodi, Kos) quanto a Roma (odèon di Domiziano) e nelle province occidentali (Lione), dove sono presenti vere e proprie scaenae frontes.
Risalente all’età di Silla e derivato dal tipo ellenistico microasiatico, è il theatrum tectum di Pompei, con cavea semicircolare inscritta in una struttura quadrangolare, fatto costruire poco dopo l’80 a.C. dai diumviri in carica, accanto al cosiddetto Teatro Grande. Composto da una struttura interna semicircolare interrotta ai lati da due muri rettilinei a sostegno di un tetto a quattro falde, presentava, intorno ad un’orchestra semicircolare, quattro basse gradonate destinate ad ospitare i subsellia dei decurioni, una praecinctio servita da due piccole scale in curva e quindi la cavea per gli spettatori. Una scena rettilinea, munita di fossa per il sollevamento del sipario, fronteggiava la cavea, mentre gli accessi laterali erano sormontati da tribunalia.
In Grecia esempio rilevante di questa tipologia è l’edificio noto come Agrippeion, ovvero l’odèon fondato da Agrippa tra il 16 e il 14 a.C. nell’Agorà di Atene. Sorto per monumentalizzare l’area dove tra il VI e il V secolo a.C. si trovava la cosiddetta Orchestra, il nuovo edificio, coperto da un tetto a due spioventi, raggiungeva un’altezza di 25 m, sormontando qualsiasi altro monumento presente nell’Agorà. Lo sviluppo della cavea, semicircolare come a Pompei, era interrotto dai muri laterali rettilinei della struttura quadrangolare in cui era inscritta. Il corpo di fabbrica principale era circondato su tre lati da più basse gallerie di distribuzione su due livelli, mentre il lato prospiciente l’Agorà era costituito da un grande vestibolo accessibile tramite un propylon, prostilo tetrastilo.
Nel 161 d.C. un altro ricco evergete, Erode Attico, fece costruire presso le pendici meridionali dell’Acropoli di Atene un nuovo odèon, ancora più monumentale di quello di Agrippa. Posto a ovest del teatro di Dionysos, presentava una grande cavea semicircolare atta a ospitare circa 5.000 spettatori, sostenuta all’esterno da un muro di contenimento (analemma) rinforzato da contrafforti. La scaena era alta quanto la cavea per permettere la copertura, costituita, secondo le fonti, da un tetto in legno di cedro. Ad accentuare la monumentalità contribuì la sua integrazione funzionale con la vicina stoà ellenistica di Eumene II, che venne quindi adibita a porticus post scaenam.

Bibliografia

Balty J.C., Curia ordinis. Recherches d’architecture et d’urbanisme antiques sur les curies provincials du monde romain, Bruxelles, 1991; Gros P., L’Architecture Romaine, I, Paris, 2002, pp. 308-316; Meinel R., Das Odeion. Untersuchungen an überdachten antiken Theatergebäuden, Frankfurt a. M. 1980; Travlos J., Pictorial dictionary of ancient Athens, London, 1971, pp. 378-391, 537-552.

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