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Oppidum

Definizione – Etimologia

Nell’Europa preromana è una città fortificata posta di solito su un’altura, mentre nel mondo romano indica genericamente un agglomerato urbano non di prima importanza; in realtà il termine non ha un significato univoco e presenta diverse sfumature in base alle varie interpretazioni che possono essere formulate o all’accezione antica o moderna in cui viene usato. Nel De bello Gallico Giulio Cesare lo utilizza per descrivere i siti incontrati durante la campagna di Gallia. L’etimologia è discussa: potrebbe discendere dal latino arcaico ob-pedum (spazio racchiuso), derivando da un proto-indoeuropeo pedom- che sta per “spazio occupato, impronta”; altri lo interpretano come contrazione di quod pedi obest (qualcosa che si oppone al cammino, riferito quindi a una fortificazione); altri ancora lo connettono direttamente al termine celtico dunum, di cui sarebbe una traduzione. Tuttavia gli scrittori antichi forniscono un’etimologia basata su ops, opes (mezzi, ricchezza, potere), forse poco attendibile, ma indicativa del significato che da un certo periodo in poi si attribuì al termine. Oppidum indicò anche i centri fortificati disposti lungo le linee di confine dello stato romano (limes).

Interpretazioni – Accezione antica

Nelle fonti antiche, al di là dell’uso che ne fa Cesare, il termine è usato spesso in modo generico, anche come sinonimo di urbs: quindi il significato tende ad avvicinarsi molto a quello moderno di città. Tuttavia l’urbs sembra avere in alcuni casi un’accezione più centralizzatrice, con una vocazione al governo di un territorio più ampio di quello degli oppida. Altre volte invece oppidum e urbs sembrano assolutamente intercambiabili, come suggerisce Cicerone in un passo del De Republica. Gli oppida sono dunque “città”, non necessariamente circondate da mura (sono documentati anche gli oppida immunita), che devono manifestare almeno tre caratteristiche: autorità, capacità di difesa e accumulazione di ricchezza. Il termine rimane comunque nebuloso e piuttosto generico se si valuta che possono essere considerati oppida sia colonie di diritto latino, come quelle create da Cesare nella Gallia Narbonense, sia piccole stazioni di frontiera lungo il limes, come l’oppidum Ubiorum fondato da Agrippa lungo il Reno, la futura Colonia.

Interpretazioni – Accezione moderna

Nell’archeologia contemporanea si intende per oppidum un insediamento che, nell’Europa occidentale e centrale precedente alla romanizzazione, presenti contemporaneamente funzioni urbane e difensive. In particolare gli oppida sono centri fortificati relativi alla tarda età del bronzo, distribuiti sull’area di influenza celtica che va dalla Repubblica Ceca al sud dell’Inghilterra e dall’Italia settentrionale alla Germania centrale, e che presentano estensioni che vanno dai 25-30 ha a più di 1000 ha. In realtà, anche in questo caso, il termine abbraccia una grande varietà di tipologie di insediamenti, differenti in base alle aree geografiche a cui si riferiscono e tali da rendere improbabile, per alcuni, qualsiasi tipo di considerazione generalizzata. Di certo l’archeologia attesta che gli oppida si differenziano rispetto agli hill-fort (fortificazioni d’altura) e ai vici (piccoli villaggi) per dimensioni e per funzioni urbane di tipo politico, religioso e commerciale. Spesso le loro difese sono legate alla tipologia locale del murus gallicus, un terrapieno rinforzato da un traliccio di tronchi di legno protetto verso l’esterno da un muro di pietrame a secco.

Bibliografia

Collis J., Oppida: earliest towns north of the Alps, Sheffield, 1984; Gros P., Torelli M., Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Roma-Bari, 2007; Tarpin M., Urbs et oppidum: le concept urbain dans l’Antiquité romaine, in Guichard V., Sievers S., Urban O. H. (a cura ), Les processus d’urbanisation à l’âge du Fer, Glux-en-Glenne, 2000, pp. 27-30; Woolf G., Rethinking the oppida, in «Oxford Journal of Archaeology», 12 (2), 1993, pp. 223-234.

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