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Ortostato

Messene (Grecia), tempio di Asklepios: ortostati sul toichobates modanato del muro della cella (foto G. Rocco).
Messene (Grecia), tempio di Asklepios: ortostati sul toichobates modanato del muro della cella (foto G. Rocco).

Definizione

Dal gr. ὀρθοστάτης, comp. da ὀρθός (dritto) e ἵστημι (stare), è un blocco lapideo parallelepipedo, posto in opera con la superficie maggiore parallela all’orientamento della struttura muraria e i lati brevi a costituire i letti di posa e di attesa.

Generalità

Più alti dei filari superiori, gli ortostato erano impiegati nella parte basamentale delle murature in opera quadrata a tessitura isodoma o pseudoisodoma, forse come ricordo degli zoccoli in pietrame di antiche costruzioni con elevato in materiali deperibili. Già noti in età minoica, furono usati nuovamente a partire dal VI sec. a.C. in tutti i periodi dell’architettura greca e romana. Posti direttamente sull’euthynteria o su un filare intermedio a volte modanato, il toichobates, nella madrepatria greca erano impiegati in murature piene, mentre in Asia Minore e nelle isole erano posti alla base di muri a doppio paramento, sormontati da elementi passanti, i diatoni; fra i due paramenti, l’intercapedine poteva essere vuota o riempita con terra argillosa e inerti (emplekton) oppure, in età romana, con malta cementizia. Gli ortostato erano inoltre legati tra loro con grappe e da tenoni metallici con le assise superiori e inferiori. La facciavista poteva assumere varie rifiniture: bugnata o sottolineata da una sottile fascia perimetrale (periteneia); nelle architetture ioniche poteva essere impreziosita da modanature alla base o sul bordo superiore.

Bibliografia

Ginouvès R., Dictionnaire méthodique de l’architecture grecque et romaine, II, Paris, 1992, p. 32; Hellmann M.Ch., L’architecture grecque, I, Paris, 2002, pp. 114-115.

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