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Ostello

Dal francese antico hostel derivato dal latino hospitium nel senso di “dimora dell’ospite” (hospes). 
Attualmente il termine viene impiegato per indicare una struttura ricettiva attrezzata per dare alloggio turistico a basso costo, per brevi periodi e sopratutto ai giovani. 
A differenza di altre forme di accoglienza, gli ostelli sono organizzati per incoraggiare l’interazione sociale e lo scambio culturale. Gli ospiti vengono alloggiati, pertanto, in dormitori comuni, e si trovano a condividere gli stessi spazi di relazione come soggiorno, cucina e sale lettura. Nonostante la storia moderna degli ostelli risalga agli inizi del Ventesimo secolo (il primo ostello viene aperto al pubblico nel 1912 in Germania), il tipo della struttura attuale si consolida intorno agli anni ’60 e ’70, quando la forte espansione economica e le riforme sociali hanno messo in grado giovani appartenenti ad ogni ceto di viaggiare in altri paesi. 
L’ostello resiste ancora alle emergenti forme di accoglienza turistica informale (il couchsurfing per esempio) essendo molto spesso situato in luoghi chiave di circuiti naturalistici, paesaggistici, storici e monumentali. Nelle grandi capitali, ad esempio, ma anche in borghi di piccole dimensioni, l’ostello viene ricavato ristrutturando edifici storici (l’ostello di Venezia sull’isola della Giudecca) oppure realizzato in prossimità dei grandi parchi urbani. 
Da un punto di vista progettuale, l’ostello è stato spesso terreno di sperimentazione di codici contemporanei che tendono ad interpretare le manifestazioni della cultura giovanile. Il progetto di interni cerca di modulare il rapporto tra l’esigenza alla privacy di ciascun ospite, al quale vengono concessi minimi spazi individuali, e il senso dell’esperienza dell’abitare collettivo.

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