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Ottoniana, architettura

Ottmarsheim, veduta dell'interno della chiesa abbaziale.
Ottmarsheim, veduta dell'interno della chiesa abbaziale.

Definizione

Architettura di ambito geografico mitteleuropeo; il termine deriva da Ottone, nome dei tre re di Germania e imperatori del Sacro Romano Impero della omonima dinastia sassone. Ottone I il Grande diviene re nel 936, nel 955 sconfigge i Magiari nella battaglia di Lech in seguito alla quale, secondo quanto riportano cronache coeve, sarebbe stato proclamato imperatore dal suo seguito. Tale vittoria viene menzionata dal pontefice Giovanni XII come una delle ragioni dell’incoronazione di Ottone I come imperatore, avvenuta a Roma nel 962. Un decennio prima, nel 952, tramite il matrimonio con Adelaide di Borgogna, vedova di Lotario II, il sovrano sassone era stato insignito del titolo di Re d’Italia.
Ottone II, re insieme al padre dal 961, diviene imperatore, dopo la morte di questi, dal 973 al 983. Ottone III, nato nel 980, viene nominato re nel 983, all’età di soli tre anni: la reggenza viene quindi tenuta dalla madre Teofano, principessa bizantina moglie di Ottone II, e poi da Adelaide, vedova di Ottone I. Nel 996 Ottone III viene incoronato imperatore, e tale rimarrà fino alla morte, sopraggiunta pochi anni dopo, nel 1002. A questi, morto senza eredi diretti, succede come re il cugino Enrico II, imperatore dal 1014 al 1024. Egli è l’ultimo sovrano e imperatore della dinastia sassone, cui succede la dinastia di Franconia con Corrado II il Salico (1024-1039) e il figlio Enrico III (1039-1056).
In senso stretto l’architettura ottoniana dovrebbe riferirsi a un arco cronologico abbastanza ristretto (936-1002), tuttavia una parte degli studiosi ha teso ad ampliarne l’ambito storico di riferimento fino a includere i primi due imperatori salici, delineando di conseguenza come “ottoniano” il periodo che intercorre tra la metà del X secolo e la metà dell’XI. Dal punto di vista geografico l’ambito dell’architettura ottoniana è tradizionalmente legato all’estensione dell’Impero, a esclusione della penisola italica, delineando quindi un territorio delimitato dal Mare del Nord e dalle Alpi, dalla Mosa a ovest e dall’Elba a est, anche se tali confini non debbono essere intesi troppo rigidamente.

Committenza imperiale

L’analisi dell’architettura ottoniana è stata condotta anche grazie all’impiego dell’archeologia, in quanto raramente tali strutture si sono conservate nella loro forma originaria, sia per le modifiche apportate nel corso dei secoli per adeguare gli edifici a rinnovate necessità liturgiche, sia per estese campagne di ricostruzioni sia, da ultimo, per gli ingenti danni bellici arrecati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Sembra possibile delineare una traccia di lettura attraverso la committenza diretta degli Ottoni, e la cattedrale di Magdeburgo risulta un osservatorio privilegiato. Ottone I nel 937 fonda a Magdeburgo un’abbazia, insediata da monaci di S. Massimino di Treviri. Dopo il 955 egli ottiene dal pontefice di potervi istituire la sede di un nuovo arcivescovado: il sovrano provvede anche alla fornitura di reliquie e di materiale da costruzione. Purtroppo si conosce poco di questa struttura, che presentava un coro occidentale quadrato fatto aggiungere dal vescovo Tagino (1004-12) e un coro orientale absidato affiancato da torri che, forse, è quello consacrato nel 1049. La chiesa presentava un transetto a est, e verosimilmente anche a ovest; la struttura era preceduta da un atrio, mentre fonti documentarie attestano che al di sotto dell’abside orientale si trovava una cripta. Le fonti, inoltre, insistono sulla preziosità delle colonne di marmo, alcune delle quali utilizzate in seguito nelle strutture ancora oggi esistenti: le colonne erano di reimpiego e provenivano verosimilmente, al pari delle reliquie che arricchivano gli altari, dalla penisola italica, dove Ottone I si era recato sin dal 951. Nonostante le incertezze della restituzione, la cattedrale di Magdeburgo pone alcune tematiche di ampio respiro nell’analisi dell’architettura ottoniana, ovvero il rapporto con l’antico (atrio e colonne di reimpiego) come il bipolarismo liturgico e strutturale, tematiche mediate dalla tradizione carolingia. L’abbazia di Santa Maria di Memleben è fondata nel 979 da Ottone II, ed è destinata a essere luogo di sepoltura del sovrano. La chiesa non è interamente distrutta, e consente una restituzione più sicura dell’assetto planimetrico: edificata tra 979 e 1015, era marcata da un impianto fortemente bipolare, con absidi a est e a ovest, dotate di cripta, precedute ciascuna da un transetto. L’entrata era a ovest e al transetto est, in fianco alla maggiore, erano correlate due absidiole laterali, presentava un incrocio regolare a ovest mentre il transetto est poteva essere continuo. L’elemento di maggiore interesse è che tale edificio si configura come il primo esempio in Sassonia di chiesa pienamente bipolare, e la sua planimetria era direttamente ispirata a quella della cattedrale carolingia di Colonia (dedicazione nell’870), un impianto che verrà adottato anche nelle cattedrali di Liegi (consacrata nel 1015) e di Verdun.
Il tema del transetto occidentale continuo, ovvero non interrotto da arcate innestate in direzione est-ovest in corrispondenza dell’incrocio, gode di una straordinaria fortuna in epoca ottoniana: il modello è il martyrium per eccellenza, il San Pietro costantiniano, mediato dall’esempio carolingio della chiesa abbaziale di Fulda (802-819). Dotate di imponente transetto continuo sono le cattedrali di Augusta (post 994), quella di Bamberga, conosciuta solo da analisi archeologiche, fondata da Enrico II tra 1004 e 1012, e quella di Magonza, l’edificio più ambizioso dell’epoca.
Magonza era la sede metropolita di un’arcidiocesi cui erano sottoposte ben quindici suffraganee, era il luogo in cui si venerava san Bonifacio, l’apostolo dei germani, e il suo arcivescovo, dal 968, vantava il diritto di incoronazione dei re di Germania. L’edificio, voluto dal vescovo Willigis (975-1011), va a fuoco nel 1009, nel giorno della sua consacrazione, ma viene prontamente ricostruito entro la metà dell’XI secolo. Magonza, con l’ampio transetto continuo occidentale e il sistema di supporti a colonna, è una delle più evidenti citazioni del San Pietro costantiniano. L’impianto planimetrico di questo edificio sembra essere la fonte anche della cattedrale di Worms, una imponente struttura costruita dal vescovo Burchardo (1000-25) di cui è attestata una dedicazione nel 1018, alla presenza di Enrico II, della chiesa ancora in costruzione. Lo stesso sovrano aveva favorito l’abate di Hersfeld, Godeardo, committente dell’edificazione della sua chiesa abbaziale tra 1005 e 1012, che presentava un ampio transetto continuo e navate scandite da colonne.

Committenza aristocratica

La Sassonia ha beneficiato anche della committenza aristocratica: in stato di rovina sopravvive la collegiata dedicata ai santi Maria, Pancrazio e Anna a Walbeck, costruita tra 942 e 964, che presentava uno schema planimetrico a navata unica, transetto continuo correlato ad una campata di coro desinente in un’unica abside. Uno straordinario esempio è costituito dalla chiesa di San Ciriaco a Gernrode, fondata dal margravio Gerone nel 960: pur pesantemente restaurata, la struttura risulta ben leggibile nelle sue porzioni originarie. La cripta, a sala, è la più antica con tale impianto conservatasi a nord delle Alpi. L’incrocio tra impianto longitudinale e transetto è regolare, e tale campata è inquadrata da quattro archi: per lungo tempo si è ritenuto che il transetto fosse continuo, sulla scorta della convinzione che la coppia innestata in direzione est-ovest fosse stata introdotta solo in occasione dei restauri, ma approfondite analisi hanno dimostrato che tali arcate esistevano già nella prima fase di cantiere. Un sistema alternato di pilastri e colonne scandisce le navate, e costituisce la prima attestazione di tale soluzione che si sia conservata in elevato, così come eccezionale risulta la presenza dei matronei che si aprono al di sopra della navata maggiore, i più antichi conservati a nord delle Alpi. L’introduzione di tale elemento nell’area imperiale è certamente legata all’architettura ottoniana, anche se non troverà un’immediata fortuna. Per i matronei del San Ciriaco spesso si evocano modelli dell’architettura paleocristiana di area egea, come il San Demetrio di Tessalonica, ipotizzando che il tramite possa essere stato costituito dalla principessa Tefano, residente a Quedlinburg dal 973 e 978. Tuttavia i matronei non erano comuni nelle chiese costantinopolitane di X secolo, e nulla depone in favore di un rapporto diretto tra la principessa e la fondazione monastica di Gerone. Per tale soluzione possono alternativamente essere citate come modello le basiliche romane di tardo VI-inizi VII secolo, come San Lorenzo e Sant’Agnese, oppure, in ambito imperiale, la Cappella Palatina di Aquisgrana. Qualcosa di simile ai matronei, del resto, poteva esistere nel San Massimino di Treviri, dove alcuni altari, dedicati nel 942, erano collocati in un piano rialzato, forse in matronei di navata o più facilmente di transetto, considerando che matronei affacciati sul transetto sono stati restituiti per Quedlinburg e Meschede (900 circa).
Un altro edificio cardine dell’architettura ottoniana è il San Michele di Hildesheim, fondato dal vescovo Bernward (993-1022) nel 1010, come riportato su di una pietra di fondazione rinvenuta sotto la torre sud-ovest. L’edificazione è avvenuta con una certa velocità, visto che nel 1015 è dedicata la cripta occidentale e che la chiesa viene completata nel 1033. La struttura è perfettamente bipolare, le due absidi contrapposte sono correlate ad ampi transetti, che presentano un incrocio regolare, inquadrato da archi diaframma, connessi a torri circolari nelle testate. Due absidiole sono direttamente connesse al transetto orientale e affiancano l’abside maggiore. Il sistema dei supporti della navata maggiore presenta una peculiare declinazione, definita dattilica o sassone, in cui a un pilastro sono alternate due colonne. Tale sistema si riscontra anche nell’annessione di due ulteriori navatelle laterali alla cattedrale carolingia di Colonia, opera realizzata al tempo del vescovo Bruno (953-65) il quale con tale operazione rende la propria cattedrale simile nell’impianto planimetrico al San Pietro costantiniano. Del San Michele, oltre alla lucida composizione di volumi e masse, motivo per il quale la struttura assurge a modello dell’architettura ecclesiastica successiva, è necessario menzionare anche la cripta dell’abside occidentale, articolata in cinque campate e circondata da un deambulatorio. La rigorosa scansione dell’impianto e l’articolazione delle masse, correlate a una eccezionale monumentalità della cripta, troveranno un felice esito nella cattedrale di Spira, fondata da Corrado II nel 1030.
Il San Michele pone in evidenza, nella controabside occidentale, anche il tema del bipolarismo liturgico, una peculiarità dell’area imperiale che affonda le radici nella tradizione carolingia: tali modelli carolingi sono fedelmente rielaborati nel San Liudger di Werden o nel San Pantaleone di Colonia, in cui però viene soppressa la divisione in piani. Una soluzione straordinaria per il Westwerk si riscontra nella chiesa abbaziale femminile della Trinità di Essen, che al tempo della badessa Teofano (1039-1058), viene ampiamente ricostruita e arricchita di un avancorpo: se all’esterno questo si presenta come un’alta torre ottagonale affiancata da torrette, all’interno si articola come abside poligonale, dotata di deambulatorio e galleria superiore, imitando, nella forma e nella tipologia di aperture e soprattutto nel generale assetto volumetrico, la Cappella Palatina di Aquisgrana. L’imitazione di tale modello “imperiale” è forse dettata dalla committente, nipote di Ottone II, ma non si tratta di un caso isolato, infatti negli stessi anni la Cappella Palatina viene imitata con precisione anche nella chiesa abbaziale di Ottmarsheim, consacrata nel 1049.

Bibliografia

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