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Padiglione

Bruxelles (Belgio), Padiglione Philips per l’Esposizione Universale 1958, Le Corbusier.
Bruxelles (Belgio), Padiglione Philips per l’Esposizione Universale 1958, Le Corbusier.

Definizione – Etimologia

Dal latino papilio (farfalla), nel gergo militare indicava la tenda da campo che ospitava le autorità e che, nell’aprire il varco d’ingresso, faceva assumere al tendaggio una forma che ricordava le ali di una farfalla.

Derivazione – Processo formativo

Il termine iniziò a essere usato in architettura a partire dal Seicento per indicare quelle piccole e sontuose costruzioni che si erigevano all’interno dei parchi e delle tenute signorili come ville minori. Nel corso del tempo il vocabolo ha assunto il significato generico di edificio isolato in uno spazio libero con funzioni legate prevalentemente allo svago e all’esposizione di opere d’arte e merci. Il termine padiglione viene però utilizzato anche per indicare quella porzione di un organismo architettonico complesso che, per forma e distribuzione funzionale, assume un’evidente autonomia, come avviene negli ospedali, nelle caserme, nelle fabbriche e nei complessi fieristici.
Nel corso del XX secolo il padiglione è divenuto campo privilegiato di sperimentazione architettonica grazie alla spinta innovatrice generata dalle grandi esposizioni nazionali e internazionali.

Temi ed esempi progettuali

L’architettura dei padiglioni, specie di quelli espositivi, è stata sempre sviluppata sul doppio registro della funzione e dell’estetica: il dato funzionale ha sempre riguardato un obiettivo comunicativo; quello estetico una pura esperienza fenomenico-percettiva legata al mondo dell’arte e dell’allestimento. Come esempi emblematici possiamo citare: il Padiglione dell’Esprit Nouveau, realizzato da Le Corbusier in occasione dell’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi (1925) dove attraverso la costruzione al vero di una cellula abitativa di un immeuble-villas, si pubblicizza la proposta-manifesto per un abitare realmente moderno; oppure il Padiglione della Germania all’Esposizione Universale di Barcellona (1929) di Mies Van der Rohe in cui la costruzione esprime una volontà meno didattica e più orientata a immergere il visitatore in un’esperienza spaziale emotivamente e culturalmente appagante.
Il carattere temporanea di gran parte di queste architetture ha spesso consentito un approccio più libero di sperimentare nuove soluzioni e idee permettendo la verificare concreta di nuovi linguaggi architettonici e nuove tendenze. Il Padiglione Philips per l’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958, progettato da Le Corbusier e dall’ingegnere-musicista Jannis Xenakis, ha proposto un’architettura nella quale diversi linguaggi artistici, tra cui la musica di Edgard Varèse, erano pienamente amalgamati. Contenitore e contenuto producevano un’esperienza totalizzante in cui spazio, luci e suoni si univano a formare uno straordinario evento sensoriale.
Molto spesso la componente tecnologico-strutturale è apparsa come la cifra stilistica di queste architetture: sia alla scala delle grandi esposizioni universali come quella di Montreal del 1967 in cui Buckminster Fuller realizzò il padiglione degli Stati Uniti in forma di cupola geodetica, sia in esposizioni di più modeste dimensioni come quella dei paesi del Baden-Württemberg di Stoccarda, (1955) in cui Max Bill costruì con la semplice tecnologia del legno lo splendido padiglione espositivo della città di Ulm.
Ancora oggi il tema del padiglione è sinonimo di sperimentazione e ricerca architettonica. Dal 2000 la Serpentine Gallery di Londra incarica un architetto di fama mondiale di realizzare nei suoi giardini, per il periodo estivo, un piccolo padiglione temporaneo lasciandolo libero di esprimersi sia in termini funzionali sia estetici. I risultati costituiscono una piccola antologia sul valore e il significato contemporaneo dell’architettura del padiglione.

Bibliografia

Capanna A., Le Corbusier, Padiglione Philips, Bruxelles. Torino, 2000; Mulazzani M., I padiglioni della Biennale di Venezia, Milano, 2004;
Puente M., Exhibition Pavilions, Barcelona, 2000.

Barcellona (Spagna), Padiglione della Germania all’Esposizione Universale, L. Mies van der Rohe, 1929.

Barcellona (Spagna), Padiglione della Germania all’Esposizione Universale, L. Mies van der Rohe, 1929.

 

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