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Pago (pagus)

Definizione  – Etimologia

Distretto amministrativo rurale di istituzione romana, di dimensioni e composizione insediativa variabile, la cui vitalità è documentata principalmente fra il II secolo a.C. e il IV d.C. Il latino pagus si fa derivare da pangere (piantare, conficcare) in riferimento alla delimitazione territoriale, o dal greco πάγος (cima, colle), indicato da Dionigi di Alicarnasso. Questi illustrò il pago, pur anticipandone l’origine al VI secolo a.C., come strumento censuario delle deduzioni coloniali e delle centuriazioni che seguirono le conquiste romane tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale; fu ricomposizione amministrativa delle forme insediative rurali attuata con trasferimenti forzati di popolazione, costituzione di tribù rustiche su base territoriale, ridefinizione della proprietà pubblica e privata, dei servizi comunitari e dei culti, riprogettazione dei principali nuclei abitati.

Generalità

Il pago rimane di difficile definizione quanto a estensione, forme insediative e criteri aggregativi; da taluni si ritiene includesse interi rilievi, quali monti o colli, fino al piano, da altri che avesse vie fluviali per assi principali (il pago Agaminus presso Novara, i pagi della valle del Tammaro). I vici, che del pago rappresentano i nuclei residenziali complessi, a volte evoluti sino a forme urbane (Benevento, Paris, Lyon), sono documentati da molte iscrizioni e da scavi archeologici: avevano rappresentanze proprie, edifici pubblici (teatro, foro, terme) e servizi comuni (sistemi articolati di strade e di acquedotto, forni, magazzini, necropoli); le villae dei fondi, i casalia dei piccoli proprietari, i fori erano insediamenti puntuali del territorio.
Servizi di livello superiore erano il santuario della tribù e l’oppidum fortificato. 
Ai magistri pagorum competeva, in subordine alle magistrature municipali, la cura del santuario, delle cose sacre, delle feste religiose (paganalia), l’amministrazione del territorio, la gestione dei beni comuni; dalla funzione censuaria e fiscale (si veda la Tabula alimentaria Veleiate e la Baebiana) trassero autonomia finanziaria, e in certa misura politica, fino all’età imperiale.

Derivazione -Processo formativo

Cesare definiva pagi le tribù degli Elvetii e dei Sassoni (circa 300, federate in 60 civitates); Plinio e Tacito dicevano tali i distretti insediativi (gau, thuat) di società tribali germaniche; tutti citavano alcuni capoluoghi paganici divenuti città, come Bibracte degli Edui, Lugdunum dei Segusiani, Lutetia Parisiorum. Persa a fine IV secolo ogni capacità politica, il termine pago si ridusse (San Gerolamo, Ammiano Marcellino, Gregorio di Tours) al generico valore di “territorio”, “regione” sebbene, in quanto distretto amministrativo, fosse assunto dai re franchi come estensione territoriale della pieve, là dove la chiesa cristiana sostituiva il santuario paganico.
Inoltre, da pago deriva il termine “pagano”: nei primi secoli gli abitanti delle campagne erano detti rustici, ma in una costituzione di Costanzo II del 353, paganus compare nel senso negativo di “paesano” contrapposto a rusticus, agricola, colonus; all’inizio del V secolo fu Orosio a inventare il nuovo etimo di pagano per quei cittadini che, rozzi come gente dei pagi, tardavano a convertirsi.

Bibliografia

Capogrossi Colognesi L., Persistenza e innovazione nelle strutture territoriali dell’Italia romana: l’ambiguità di una interpretazione storiografica e dei suoi modelli, Napoli, 2002; Città e campagna nei secoli altomedievali, voll. 2, Spoleto, 2009; L’Italie d’Auguste à Dioclétien: actes du colloque international (Rome, 25-28 mars 1992), Roma, 1994; Lo Cascio E., Storchi Marino A. (a cura), Modalità insediative e strutture agrarie nell’Italia meridionale in età romana, Bari, 2001; Salmon E.T., Il Sannio e i Sanniti, (Cambridge, 1967), Torino, 1985; Tarpin M., Vici et pagi dans l’occident romain, Roma, 2002

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