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Palazzo di giustizia

Bruxelles (Belgio), il Palais de Justice, vista dall'alto, Joseph Poelaert, 1866.
Bruxelles (Belgio), il Palais de Justice, vista dall'alto, Joseph Poelaert, 1866.

Definizione – Etimologia

Nel palazzo di giustizia è raccolto il complesso degli uffici necessari all’espletamento dei vari gradi di giustizia, generalmente affidati alla Pretura, al Tribunale, alla Corte d’Appello, e alla Corte di Cassazione. Per la natura e il numero delle funzioni in esso svolte, la sua architettura risulta estremamente complessa ed è spesso caratterizzata da un notevole sviluppo dimensionale. L’architettura del palazzo di giustizia non manifesta strutture tipiche, delineate e costanti nel tempo; ciò è dovuto al fatto che l’insieme delle attività necessarie al corretto svolgimento della giustizia erano spesso accolte all’interno di spazi non appositamente costruiti, ma riadattati all’occorrenza per ospitare funzioni burocratiche ed amministrative.

Funzionamento e apparati

Nel palazzo di giustizia si compie l’iter dei procedimenti:

  • penali articolato in fase di indagini preliminari, fase di chiusura delle indagini preliminari, celebrazione dell’udienza preliminare (nel caso di richiesta di rinvio a giudizio), celebrazione del dibattito di primo grado, impugnazione;
  • civili suddiviso in fase introduttiva, fase istruttoria (articolata in fase di trattazione e fase probatoria), fase decisoria, istruzione, decisione.

La complessa struttura giudiziaria che si articola all’interno del palazzo di giustizia è sostanzialmente ripartito in:

  • Primo grado, con il Tribunale cui è attribuito il “Giudizio” e la Procura presso il Tribunale che svolge il ruolo “Requirente”;
  • Secondo grado, con la Corte d’Appello, cui è attribuito il “Giudizio” e la Procura Generale cui è demandato il Ruolo “Requirente”.
  • Tribunale di Sorveglianza, che svolge la propria attività nella sede della Corte d’Appello da cui dipende e opera, con uffici del Giudice di Sorveglianza, anche presso le sedi di tribunale in cui è presente un istituto di prevenzione e pena.
  • Ufficio N.E.P. (notifiche esecuzioni e protesti) che, pur dipendendo dalla Corte d’Appello, è presente in tutte le sedi di Tribunale e svolge la funzione di Notifica.
  • Giudice di Pace, che sostituisce il Giudice Conciliatore, cui sono state attribuite competenze sia in materia civile che penale.

Gli uffici Giudicanti sono organizzati in servizi amministrativi, cancellerie generali, sezioni civili, sezioni specialistiche, sezioni penali, sezioni GIP o GUP. Gli uffici Requirenti si articolano in uffici del Procuratore, uffici dei Sostituti e rispettive segreterie, Segreteria penale, Casellario Giudiziario, uffici di Polizia Giudiziaria e locali destinati alle intercettazioni telefoniche. In sintesi sono presenti:

  • uffici Giudicanti, divisi in uffici di Corte d’Appello, uffici del Tribunale, uffici del Tribunale di Sorveglianza, uffici del Giudice di Pace;
  • uffici Requirenti, articolati in uffici della Procura generale e uffici della Procura presso il Tribunale;
  • ufficio N.E.P. che prende sede nelle aule, nelle aule di Corte d’Appello (Civile, Penale, Assise d’Appello), nelle aule del Tribunale (Civile, Penale, Assise), nelle aule del Giudice di Pace (Civile, Penale);
  • archivi di vario tipo, archivi e corpi di reato Corte d’Appello, archivi e corpi di reato Tribunale, archivi Procura Generale, archivi Procura presso il Tribunale, archivi Tribunale di Sorveglianza, archivi Giudice di Pace;
  • zona di Massima Sicurezza, divisa in zona traduzione, garage cellulare, garage Magistrati;
  • parcheggi per gli addetti e per il pubblico.

L’edificio giudiziario deve inoltre prevedere alcuni servizi generali per assolvere a necessità funzionali specifiche, quali il C.E.D. (Centro Elaborazione Dati), la biblioteca, l’alloggio del custode, la sede dell’Ordine Forense, e alcuni servizi accessori.

Derivazione, processo formativo e filoni tipologici

L’embrione del moderno palazzo di giustizia può essere ravvisato nei palazzi della regione delle città meridionali, la cui destinazione era però mista. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli uffici giudiziari hanno utilizzato come prima sede edifici storici generalmente ubicati nel centro cittadino, come è avvenuto nelle città di Parma, di Piacenza, di Brescia, di Vercelli, di Pistoia, o nel caso del famoso palazzo di giustizia di Bologna, progettato come residenza privata, con molta probabilità da Andrea Palladio e concluso nel 1584 da Domenico Tibaldi, e solo nel 1870, in seguito all’Unità d’Italia, acquisito dal comune per divenire la sede del Tribunale cittadino.
Questa consuetudine ha comportato la necessità di un adattamento funzionale che spesso è divenuto limitante sia per le architetture ospitanti, sia per l’organizzazione delle numerose attività legate al corretto esercizio della giustizia, alle quali l’architettura del palazzo di giustizia deve dare una corretta risposta funzionale.
Il primo edificio propriamente destinato all’uso di palazzo di giustizia è il Palazzo dei Tribunali di Roma progettato da Donato Bramante, il cui basamento è ancora visibile in via Giulia. Il pontefice Giulio II aveva, infatti, ordinato nel 1508 la costruzione di un enorme complesso dove riunire tutte le corti giudiziarie e tutti i notai, che a quell’epoca si trovavano sparsi in varie sedi dislocate nella città (con l’eccezione del nucleo funzionale del Campidoglio, che in parte già costituiva un momento di accentramento delle funzione giuridiche romane). Il progetto di Donato Bramante non venne portato a termine. L’impresa edilizia terminò dopo la firma della cosiddetta pax romana, e nel 1511 i lavori furono interrotti per non essere mai più ripresi.
Solo nell’Ottocento, il palazzo di giustizia trova una sua espressione a carattere monumentale più compiuta, dettata anche dall’insorgere delle coscienze nazionali e dalla necessità di dare forma alle nuove strutture dello Stato. A questo periodo risalgono il Palais de Justice di Bruxelles, costruito su disegno di Joseph Poelaert a partire dal 1866 e descritto come “la più pomposa e sovraccarica opera neobarocca dell’Ottocento”, il Justizpalast di Vienna,  progettato da Alexander Wielemans von Monteforte tra il 1875 e il 1881, e il neoclassico Palais de Justice di Lione, iniziato nel 1835 da Louis-Pierre Baltard e caratterizzato da una severa facciata composta da ventiquattro colonne d’ordine corinzio.
A Roma, a partire dal 1884 fino al 1910, Guglielmo Calderini si occupa della progettazione e della costruzione del “Palazzaccio”, architettura in stile Neobarocco che esalta l’estetica della decorazione a scopo prettamente rappresentativo. Il “Palazzaccio” romano, nato come palazzo di giustizia, attualmente è la sede della Corte Suprema di Cassazione e con le sue dimensioni di 155×170 m è una delle architetture più imponenti realizzate nel centro storico di Roma. Il forte legame con l’architettura dei palazzi (stabilita dalla compattezza dei fronti e della disposizione degli ambienti, in modo tale da ricavare un affaccio diretto sul perimetro esterno o verso le numerose corti interne) presente nel “Palazzaccio”, ricorre ancora nei palazzo di giustizia costruiti in Italia durante il periodo del regime fascista, anche se la semplificazione linguistica conferisce a queste architetture una rinnovata retorica monumentale.
Il Palazzo di Giustizia di Milano, progettato da Marcello Piacentini e Gaetano Rapisardi a partire dal 1927, quello di Catania, progettato da Francesco Fichera nel 1937 per essere inaugurato nel 1953 e quello di Palermo a cui lavorano Ernesto e Gaetano Rapisardi nel periodo fascista e costruito tra il 1938 e il 1957, articolano il complesso delle funzioni interne attraverso una maglia di corpi di fabbrica doppi e tripli, in cui gli ambienti che richiedono maggiore superficie trovano spazio nelle zone interne, appositamente illuminate dalla luce intercettata dalle corti. Nel caso di Milano, il grande edificio posizionato lungo corso di Porta Vittoria, a est dell’antica cerchia dei navigli, costituisce un incombente volume trapezio di circa 30.000 m2 scavato da otto cortili di differente ampiezza, e articolato in tre sezioni: la corte d’Appello, affacciata verso il corso, il Tribunale, con le fronti su via Manara e via Freguglia, la Pretura, con ingresso dalla via San Barnaba. Unica eccezione all’orizzontalità del palazzo, la presenza, al vertice sud-ovest, di una torre alta 61 metri, originariamente destinata a custodire l’archivio e per molto tempo luogo di deposito provvisorio dei materiali oggi conservati all’Archivio Civico. Il complesso pur nella semplificazione decorativa e nell’inserimento eccezionale della torre, rimane comunque fedele alla consolidata morfologia del Palazzo, emergendo all’interno del tessuto cittadino come fatto urbano monolitico.
Dopo il riassetto democratico e istituzionale consequenziale ai nuovi equilibri dettati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in Italia, la tendenza sembra quella di condurre la definizione della tipologia e della morfologia del palazzo di giustizia entro ambiti caratterizzati dalla funzionalità, esigenza, questa, dettata anche dalle mutate condizioni economiche e dalla volontà di eclissare la retorica del regime fascista, dei suoi strumenti persuasivi e della sua visione antidemocratica.
Tra il 1958 e il 1962 il progetto definitivo per la nuova sede dei Tribunali e della Procura della Repubblica, eseguito da Mario Fiorentino, con la collaborazione di Lucio Passarelli e Giulio Roisecco, segna il passaggio a una nuova logica tipologica e formale del palazzo di giustizia. L’edificio romano rinuncia al carattere compatto e monolitico dettato dalla rispondenza tra architettura e isolato urbano, acquisendo una più flessibile struttura di semplici elementi accostati e sovrapposti in relazione alle esigenze funzionali, anticipando le successive sperimentazioni degli anni ‘80. Va comunque considerato che negli stessi anni era ancora in atto la tendenza a ubicare gli uffici giudiziari all’interno di edifici storici, sia per esigenze rappresentative, sia per evitare l’abbandono di importanti sedi centrali.
L’utilizzo di immobili monumentali se da un lato ha consentito il recupero e il restauro di un pregevole patrimonio architettonico (come nella città di Pistoia dove il complesso di San Mercuriale è divenuto sede della Preture e il Palazzo Pretorio sede del Tribunale) dall’altro ha spesso determinato il disagio dell’organizzazione giudiziaria, costretta in strutture non compatibili con le esigenze di nuovi spazi e con i requisiti di sicurezza, funzionalità e flessibilità necessari a un’organica attività degli uffici. Nella seconda metà del Novecento, infatti, la mancata capacità di adattamento dell’architettura alle modifiche e le trasformazioni subite dalla struttura dell’organizzazione giudiziaria ha di fatto provocato il collasso di numerose sedi di uffici giudiziari già in stato di precarietà, costringendo le amministrazioni comunali a individuare nuovi contenitori nei quali decentrare uffici e funzioni omogenee. Questo fenomeno ha determinato un proliferare di sedi satellite che si sono moltiplicate nel tempo, polverizzando la struttura organizzativa con conseguenti disfunzioni delle attività giudiziarie e disagio degli utenti. Solo in alcuni casi la contiguità delle sedi nel centro storico cittadino ha consentito la costituzione di una cittadella giudiziaria omogenea, mentre il più delle volte gli uffici sono stati disseminati sul territorio in base alla disponibilità di immobili o di porzioni di immobili, per lo più in affitto, adattati alla funzione giudiziaria in forma sommaria e precaria poiché non vi era, nella maggior parte dei casi, alcun interesse da parte della proprietà a modificare gli immobili con specifiche opere di adeguamento.
A partire dagli anni ’80, lo Stato italiano, e di conseguenza la classe dei progettisti, ha iniziato a porre seriamente il problema di una progettazione tipologica e morfologica adeguata alle esigenze dell’attività giudiziaria, prevedendo lo studio delle possibilità di adattamento e riconversione delle architetture nel tempo. La legge finanziaria n. 119 del 1981 prevede, per questo, una disponibilità economica per la realizzazione di molte nuove strutture, dando origine allo studio di una nuova tipologia per gli edifici giudiziari, non più considerati come generici edifici per uffici, ma come tipologia edilizia da capire e interpretare sia dal punto di vista funzionale-distributivo che architettonico. Da questa data si inizia ad analizzare la tipologia del palazzo di giustizia utilizzando una metodologia che prevede una fase di scomposizione della struttura organizzativa per attività e funzioni e una fase successiva di riaggregazione dei diversi componenti in funzione dell’idea progettuale. Grazie agli studi e alle sperimentazioni degli anni ’80, la progettazione del palazzo di giustizia parte dall’insieme delle relazioni che legano quattro tipi di attività, rispondenti ad altrettante matrici spaziali, le aule, gli uffici, solitamente disposti in serie su corpo quintuplo su un core centrale o in un semplice corpo triplo, gli archivi storici, generalmente individuati ai piani interrati, i parcheggi. Tutto questo svincola l’edificio giudiziario da una morfologia stabilita, garantendo l’adattamento funzionale dell’architettura alle specifiche esigenze. All’interno del palazzo di giustizia esiste inoltre una suddivisione degli uffici in relazione ai settori giudiziari: Conciliazione, Pretura, Tribunale, Corte d’Appello, Ufficio di Sorveglianza e, in relazione alle due macrocategorie, cause civili e a quelle penali.
L’evoluzione tipologica degli anni ’80 ha portato l’architettura del palazzo di giustizia a sviluppare, prevalentemente, un sistema organizzativo a sviluppo lineare, dove a ogni settore corrispondono uno o più livelli, costituiti sia da uffici che da aule, con dei dislivelli che permettono la differenziazione delle altezze nelle zone destinate ad aule rispetto a quelle riservate per gli uffici. Successivamente agli edifici giudiziari progettati nella prima metà degli anni ’80, l’organizzazione giudiziaria, storicamente stabile e immutata, si va trasformando in una organizzazione dinamica che prevede successive modificazioni. In questa fase assumono particolare importanza gli studi preliminari, propedeutici al progetto, dai quali emerge che gli spazi destinati alle aule devono essere considerati, per esigenze strutturali e funzionali, elementi omogenei autonomi; gli spazi degli uffici devono consentire la massima flessibilità nella distribuzione delle funzioni al fine di permettere varianti distributive che non comportino modifiche invasive e troppo impegnative; e gli uffici aggregati in gruppi omogenei devono essere articolati secondo i diversi livelli di fruizione e di sicurezza al fine di ottimizzare flussi, percorsi e controllo.

Bibliografia

Arredi M.P.(a cura), Progettare metodi tecniche norme realizzazioni. Edilizia per uffici, 2004; Portoghesi P., Dizionario enciclopedico di architettura e di urbanistica, Roma, 1969.

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