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Paleolitica, architettura

Grotta di Chauvet nelle gole dell’Ardèche (Francia meridionale), figure di leoni.
Grotta di Chauvet nelle gole dell’Ardèche (Francia meridionale), figure di leoni.

Definizione – Etimologia

Il termine paleolitico – dal greco paláios (antico) e lithos (pietra), dunque “della pietra antica” – si riferisce al più antico dei tre periodi costituenti l’Età della pietra, la prima delle due grandi fasi evolutive preistoriche, così detta in ragione del materiale impiegato dall’uomo primitivo per realizzare utensili e armi.

I primi ripari naturali dell’uomo

Relativamente a questo primo, lunghissimo periodo preistorico (a sua volta differenziato in “inferiore”, “medio” e “superiore”), iniziato con la comparsa dell’homo habilis e compreso, secondo gli studi più aggiornati e la convenzione internazionale, fra circa 2.000.000 e 10.000 anni fa, non risultano esistere testimonianze materiali che possano rientrare nel campo dell’architettura, fatto salvo un limitato lacerto murario ad arco, forse un riparo, scoperto nella gola di Olduwai, in Tanzania. A motivare tale carenza vanno considerate le condizioni di vita dell’uomo, costretto a seguire gli spostamenti migratori della selvaggina da cacciare e, di conseguenza, a condurre un’esistenza da nomade, che si avvaleva soltanto di rifugi temporanei o stagionali in grotte naturali. Queste, considerabili dunque le prime abitazioni dell’uomo, venivano sottoposte a semplici e limitati adattamenti per differenziarne gli spazi a seconda degli usi, adibendo al riposo quelli più interni e alle attività diurne quelli posti all’entrata. Solamente dal Mesolitico (iniziato fra il 10.000 e l’8.000 a.C., a seconda delle zone geografiche) l’uomo, cominciando a vivere di agricoltura e pastorizia, abbandonerà progressivamente il nomadismo per insediarsi in maniera stabile in aree pianeggianti; qui, in assenza di ripari naturali, comincerà a costruire le sue prime abitazioni, dapprima solo ipogee, poi fuori terra.
Se per il Paleolitico non si può quindi parlare d’una vera e propria attività architettonica dell’uomo, particolare dedizione era invece riservata, soprattutto a partire dal 20.000 a.C. circa, alla produzione di pitture parietali con finalità per lo più propiziatorie, dette “rupestri” perché realizzate sulle pareti delle grotte allora abitate a rappresentare animali stilizzati o, più raramente, figure umane. Le tecniche impiegate consistono nella stesura di colori ottenuti tramite macinazione di carbone di legna, terre e minerali, misti a sostanze vegetali e grassi animali che ne favorivano l’aderenza alle rocce, ma anche, in qualche caso, in semplici graffiti tracciati sulle superfici lapidee in punta di rudimentali strumenti in selce. Scoperta solo nel 1994 in Francia, nella regione meridionale dell’Ardèche, la grotta Chauvet ha rivelato uno dei più importanti e ricchi cicli di pitture rupestri oggi conosciuti, attualmente oggetto di discussioni riguardanti la datazione di alcuni suoi dipinti. Questi, pur simili per caratteri ad altri già noti e studiati, potrebbero infatti risalire, secondo la rilevazione al radiocarbonio, ad oltre 30.000 anni fa e rappresentare, in tal caso, i più antichi mai realizzati dall’uomo. La grotta, forse un luogo sacro, come farebbero supporre alcuni suoi anfratti di difficile accesso e perciò con buona probabilità legati a riti sciamani, si sviluppa per oltre 500 metri e presenta una biforcazione finale in due gallerie minori; il gran numero di pitture e graffiti ivi conservati raffigura una varietà di animali superiore a quella solitamente diffusa nelle caverne abitate in età paleolitica.

Esempi

Grotte naturali con pitture e/o graffiti rupestri in Europa: grotte di Altamira a Santander (Spagna), di Lascaux in Dordogna, Chauvet nelle gole dell’Ardèche (Francia meridionale); in Val Camonica (Lombardia); nelle località Balzi Rossi (Liguria), Tivoli (Lazio), Paglicci (Puglia), Monte Pellegrino (Palermo) e Levanzo (Isole Ègadi, Sicilia).

Bibliografia

Benevolo L., Albrecht B., Le origini dell’architettura, Roma-Bari, 2002; Martini F., Archeologia del Paleolitico: storia e culture dei popoli cacciatori-raccoglitori, Roma, 2008.

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