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Parasta

Definizione – Etimologia

Elemento architettonico che indica un semipilastro moderatamente aggettante rispetto al filo di una parete, in particolare nell’architettura antica e quando è formalmente o idealmente in rapporto a necessità strutturali.
L’etimologia del lemma, che discende dal greco para-stàs, da par-istemi, dove parà (presso, accanto) e istemi (pongo, colloco), si spiega con l’interessante evoluzione semantica che il termine ha subito già durante l’età greca.

Generalità

Originariamente indicante lo stipite di una porta (da cui il nome), già dal IV sec. a.C. è attestato nell’accezione di pilastro d’anta (idealmente analogo a uno stipite), e con questo significato compare anche nel trattato di Vitruvio. In entrambi i casi la parasta era sormontata da un capitello, che la distingueva, nel lessico, da elementi con analoga funzione.
Durante il periodo ellenistico, il termine passa a indicare il pilastro lievemente aggettante da un muro e l’uso sempre più frequente di questa soluzione architettonica finirà per attribuirgli estensivamente il significato di “parete con paraste”, come nel caso dell’interno del tempio di Apollo a Didyme. Nell’accezione moderna, la parasta è attestata già nell’ambulacro del tempio di Zeus ad Agrigento (V sec. a. C.), ma la sua massima diffusione si avrà prima con l’architettura romana, soprattutto nei trattamenti degli interni templari (si vedano il tempio di Apollo Sosiano o quello di Marte Ultore), e poi con l’architettura rinascimentale, quando diverrà il principale strumento per l’applicazione dell’ordine architettonico ad un muro. Parasta è concettualmente sovrapponibile al termine analogo di lesena e l’uso appropriato dei due lemmi è spesso controverso, lasciando a quest’ultimo sfumature legate in prevalenza agli aspetti decorativi. A parasta è a volte associato anche il concetto di semicolonna.

Bibliografia

Hellmann M.C., À propos du vocabulaire architectural dans les inscriptions déliennes: les parties portes, in «Bulletin de correspondance hellénique», 110, 1, 1986, pp. 237-247.

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