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Persiana, architettura

Apadana (Iran), Scalinata orientale, dettaglio (1995).
Apadana (Iran), Scalinata orientale, dettaglio (1995).

Definizione

Si intende l’architettura nel territorio dell’antico Impero Persiano. L’articolo comprende il periodo dal XIII secolo a.C. al III secolo d.C., cioè il periodo che inizia dai Neo-Elamiti e i Medi, prima dell’Impero persiano degli Achemenidi, e prosegue con i Seleucidi e gli Arsacidi Parti. Alcuni siti sono stati fondati ex novo, altri invece sono di origine più antica e comprendono stratificazioni successive.

Elamiti

La civiltà di Elam, (3400-525 a.C.) o Elamtu in accadico (alto, elevato), copriva principalmente la parte sud-ovest dell’Iran attuale (Khusestān) e la parte sud dell’altopiano iranico (Fars). I principali siti elamiti includono Susa, la capitale, Haft Tepe e Chogā Zanbil in Khusestān, e Anshān (Tall-e Maliān) in Fars.
Il più rilevante esempio esistente dell’architettura neo-elamita è la città sacra di Dur Untash, l’attuale Chogha Zanbil, fondata nel 1250 a.C. La città ha tre cinte murarie concentriche. Nell’area centrale si trova un grande ziqqurat (105 m di lato), in origine di 4 piani e con un tempio in cima, di altezza totale di circa 60 m, di cui ne rimangono ancora circa 25 m. È considerato il più grande e meglio conservato degli ziqqurat esistenti. I piani non sono costruiti a gradoni come negli ziqqurat mesopotamici, ma sono torri quadrate concentriche ognuna fondata sul pavimento del cortile centrale di un tempio preesistente. La struttura è in mattoni crudi di grandi dimensioni, rivestita in mattoni cotti spesso smaltati o con un’iscrizione in elamita. Choghā Zanbil è nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Medi

Mādā (in antico persiano), un’antica regione in Iran nord-occidentale, era la patria di un popolo antico iranico fondatori dell’Impero dei Medi (circa 700-550 a.C.). Esistono pochi dati archeologici certi sulla loro architettura anche se i siti del VIII-VII secolo a.C. di Godin Tepe (Kermānšah) e Tepe Nuš-i Jān (sud di Hamadān) possono essere attribuiti a loro. Nell’architettura di questi siti si può notare l’influenza dell’architettura di Urartu nei metodi di erigere gli edifici (gallerie scavate nella roccia, finestre cieche, nicchie a incasso e cisterne) e la sala ipostila, un prototipo dell’Apadana achemenide (v. sotto). Erodoto (1,98) descrive il Palazzo del primo re mede Deioces (700-678 a.C.) nella capitale Ecbātānā (Hamadān) come un complesso architettonico costruito su una collina e circondato da sette cinte murarie.

Achemenidi

L’Impero persiano Achemenide (550-330 a.C.), il più grande impero del Mondo Antico, si estendeva dall’Anatolia e dall’Egitto attraverso l’Asia occidentale al nord dell’India e all’Asia Centrale. L’architettura achemenide raccoglie l’eredità architettonica dei popoli dell’Impero, esprimendola in un nuovo linguaggio e creando un’immagine rappresentativa della visione universale della dinastia della pace. Nelle loro costruzioni, utilizzavano sia la manodopera che i materiali provenienti da tutto l’Impero. Il sincretismo dell’architettura era una scelta cosciente che faceva parte del programma di Dario I (521-486), ed è riportato nella sua iscrizione di Susa.
Quest’architettura si basa sulla simmetria. La forma ricorrente a Persepoli è il quadrato, sia nelle planimetrie che nelle facciate. Il portico è lo spazio di connessione tra interno ed esterno. Il cortile centrale, elemento tipico dell’architettura mesopotamica, si concretizza nella sala centrale ipostila quadrata affiancata da altre stanze ipostile, ulteriore sviluppo della sala ipostila rettangolare di Pasargade.
Altri elementi architettonici importanti sono il podio e la scalinata monumentale, entrambi scolpiti e decorati. La scalinata a due o quattro rampe è un’innovazione achemenide. Le iscrizioni trilingue sono incise nelle apposite quadrature delle scalinate. I bassorilievi raffigurano cerimonie importanti. Le costruzioni seguono un preciso schema proporzionale e un’unità di misura. La verticalità, trasmessa tramite le colonne slanciate in pietra, è un aspetto rilevante, con capitelli antro o zoomorfici. Lo stile dell’architettura non fu cambiato dopo Dario e Serse.
I più importanti siti achemenidi in Iran includono le città e i complessi reali di Pasargade, di Persepoli e le tombe rupestri di Naqsh-i Rustam (Fars, sud dell’Iran), la capitale Susa (Khuzestān, Iran sudovest), il bassorilievo di Bisotun (Kermānšāh, Iran occidentale), la capitale provinciale di Dahān-e Gholāmān (Sistān, Iran sud-est), un palazzo a Borazjān (costa del Golfo Persico) e Ecbātānā, già capitale dei Medi. Tra gli altri siti si citano Karacamirli nel Caucaso e Merv in Turkmenistan.

Pasargade, capitale achemenide fondata da Ciro II nel VI secolo a.C., è nota per essere il primo esempio conosciuto del giardino persiano. I principali reperti del sito includono una porta monumentale, due palazzi e due padiglioni. Le altre strutture includono la fortezza di Tall-e Takht, la Tomba di Ciro, una torre quadrata, Zendān-e Soleimān, con elementi d’influenza di Urartu (finestre cieche) e due plinti calcarei nel Recinto Sacro. L’unità base di progettazione è la sala ipostila (forma architettonica già esistente nell’Iran occidentale dalla prima metà del I millennio a.C.), derivata dall’architettura dei Medi e degli Urartu nell’altopiano iranico (Hassanlu, Godin Tepe, Nuš-e Jān). La sala ipostila di Pasargade si pone in rapporto diretto con i portici ipostili ed è un’innovazione. L’impiego di particolari tecniche di lavorazione della pietra proviene dalla Ionia. L’alternanza di pietra bianca e nera è una caratteristica di Pasargade. I bassorilievi sugli stipiti dei palazzi sono d’influenza mesopotamica, elamita ed egiziana. La Tomba di Ciro è una cella a pianta rettangolare con un tetto a due falde situata sopra un alto basamento a sei gradoni costruito in enormi blocchi di pietra. Pasargade è nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Susa, antica città elamita, era la capitale amministrativa dell’Impero achemenide. Nella parte nord del sito vi era il Palazzo di Dario a cortile centrale della tradizione mesopotamica, e una sala d’udienza, Apadana, con sala centrale di 36 colonne alte circa 20 m e tre portici ciascuno con 12 colonne. L’edificio domina la valle sottostante dove scorre il fiume Chaour, oltre al quale esiste un altro complesso reale più recente, con un’Apadana con sala centrale quadrata di 64 colonne e 3 portici ipostili. I materiali utilizzati erano mattoni crudi, mattonelle smaltate, pietra per le colonne e gli stipiti.
Persepoli, Parsa per gli antichi Persiani e oggi Takht-e Jamshid (Trono di Jamshid), fu costruita circa nel 518 a.C. su progetto originario di Dario I e realizzata in gran parte da Dario e dal figlio Serse (486-465) come monumento intenzionale, simbolo dell’unità tra il re e i suoi popoli. Persepoli era la capitale dinastica dell’Impero. I resti dei complessi reali sorgono su una vasta Terrazza in parte fondata sulla roccia e in parte costruita con enormi blocchi di pietra verso la valle che si trova sulla pendice della montagna sacra Mehr (oggi Rahmat) dove si vedono due delle tre tombe rupestri di Persepoli. I resti dell’antica città di Parsa sono ubicati nella valle.
L’accesso alla Terrazza è dalla Grande Scalinata, a quattro rampe, da cui si giunge alla Porta di Serse che consiste in una sala quadrata con 4 colonne (2 in piedi) con gli ingressi affiancati dalle coppie di colossi apotropaici di tori alati. I grandi edifici cerimoniali (Apadana, Sala delle 100 Colonne) sono ubicati nella parte nord della Terrazza. I palazzi (di Dario, di Serse ecc.), il complesso di Harem e la Tesoreria sono situati nella parte sud. Le due parti sono collegate dal Palazzo Centrale (o Trypilon) posto nel centro della Terrazza.
L’Apadana (112 m di lato) è il più imponente edificio del sito. La sua sala centrale con i 3 portici avevano un totale di 72 colonne, di cui 14 ancora in piedi. I muri, spessi oltre 5 m, erano in mattoni crudi, rivestiti in mattonelle smaltate, e gli stipiti delle porte e delle finestre erano in pietra scolpita. Si accede all’edificio attraverso due scalinate poste sui lati nord ed est, che hanno bassorilievi speculari il cui tema è quello dell’ udienza del Gran Re. Il bassorilievo della parte centrale che attualmente rappresenta le guardie, in origine raffigurava il Gran Re sul trono affacciato agli emissari dei popoli dell’impero nella processione di presentare i loro doni, mentre il principe ereditario, i nobili, le guardie, i cavalli e le carrozze erano alle sue spalle. Questa cerimonia si svolgeva anche a capodanno (Noruz) ed è un vero documento etnografico.
La più grande sala di Persepoli, la Sala delle 100 Colonne (68,50 m di lato), presenta un portico in cui, in origine, vi erano due enormi figure di tori guardiani. Gli stipiti della Sala raffigurano varie immagini del re sorretto dai popoli. La Tesoreria è attualmente un edificio rettangolare (circa 78 m x 134 m), con circa 193 stanze, sale ipostile di varie dimensioni, e due cortili. Persepoli è nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Naqš-e Rostam è una località posta a circa 10km a nord di Persepoli con una montagna sacra dove sono scavate 4 delle 7 tombe reali degli Achemenidi. L’unica tomba attribuita con certezza è quella di Dario I (fine VI secolo a.C.). Le facciate delle tombe raffigurano il Re sul podio sorretto dai popoli e un palazzo simile a quello di Dario a Persepoli. Ci sono inoltre alcuni bassorilievi dei periodi elamite e sasanide (224-650 d.C.) e una torre quadrata in pietra, Ka’be-ye Zardošt, simile a quella di Pasargade.

Seleucidi

L’impero ellenistico dei Seleucidi (312-63 a.C.) fu fondato da Seleucus I Nicator che regnò sulla parte orientale dell’Impero di Alessandro. I reperti ellenistici ritrovati in Iran sono di difficile datazione, come nel caso dei frammenti delle colonne ioniche che indicano l’esistenza di edifici ellenistici a Bisotun (Kermānšah) e in vari siti dell’Azerbaigian iraniana. Il bassorilievo di Eracle a Bisotun ha un’iscrizione greca del 148 a.C. La datazione del tempio di Kangāvar è stata messa in dubbio, datandolo anche al periodo sasanide.
Tra i siti che potrebbero essere attribuiti con certezza al periodo dei Seleucidi vi sono le città ellenistiche di Ai-Khanum, fondata nel IV secolo a.C. in Afghanistan, e Failaka (239 a.C.) nel Golfo Persico. Ad Ai-Khanum si trovano un teatro greco, una palestra e alcune case con peristilio e altre strutture d’influenza orientale. Il sito comprende le mura, una cittadella sulla collina nel centro della città, un enorme palazzo in architettura greco-battriano simile all’architettura achemenide, vari templi e frammenti di colonne corinzie. A Failaka esistono un insediamento fortificato, 2 templi e rimanenze greche.

Arsacidi parti

La Partia era una regione nell’Iran nord-orientale patria della dinastia Arsacide (Aškāniān in persiano), fondatrice dell’Impero dei Parti (247 a.C–224 d.C.). L’Impero si estendeva ben oltre l’Iran attuale in Mesopotamia, parte del Caucaso e dell’Asia Centrale. Esistono pochi esempi noti dei siti partici nell’attuale Iran (Ray, Kurdistān, Azerbaigiān, Gorgān, Kermān, Sistān ecc.). I più importanti si trovano in altre parti dell’Impero, tra cui Nisa in Turkmenistan, Hatra, Ashur e Seleucia sul Tigri (in Iraq) e Dura-Europos (in Syria).
L’architettura del periodo partico è influenzata dagli aspetti locali, dalle culture ellenistica e iranica. L’impostazione e gli spazi degli edifici sono di origine locale, mentre gli elementi architettonici decorativi sono ellenistici (Nisa). Quali ornamenti per gli edifici venivano utilizzate lastre in altorilievo (Dura-Europos) e pietra lavorata (Hatra). Sia Nisa che Hatra sono nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Nella parte orientale dell’Impero, in Asia Centrale, le città hanno spesso una cittadella fortificata in alto e le abitazioni sono poste in basso con coperture piane. In Mesopotamia, l’introduzione dell’eivān (grande sala aperta anteriormente coperta con un’alta volta a botte) fu un’innovazione dell’architettura partica, una sorta di rivoluzione tecnica del periodo. Questo elemento distintivo fu poi adottato nell’architettura sasanide (Tāq-e Kisrā a Ctesifonte) e in quella islamica.
Nisa, capitale degli Arsacidi, era un centro cerimoniale dedicato alla gloria e alla memoria della dinastia. La cittadella è caratterizzata da un’alta piattaforma, in parte artificiale, fortificata. L’architettura di Nisa è una simbiosi di cultura ellenistica e iranica con influenza achemenide. La Casa Quadrata, con un cortile centrale circondato da un colonnato considerato d’influenza iranica, era inizialmente un luogo di riunioni, trasformato poi in un deposito per arredi preziosi, cioè una tesoreria. Il complesso centrale è costituito da vari edifici, anche a pianta quadrata, raggruppati in diversi complessi. Le strutture sono quasi tutte in mattoni crudi, le decorazioni sono in pietra e in terracotta d’influenza ellenistica.
Hatra, fondata dagli Arsacidi, è una città a pianta quasi circolare a doppia cinta muraria concentrica e un ampio fossato. La cinta esterna è in terra, quella interna in pietra. Nel centro della città esiste un enorme temenos (luogo sacro di un santuario) rettangolare dove ci sono templi caratterizzati dagli eivān, notevoli per i loro spazi a volta, e altri 13 piccoli templi sparsi fuori dal recinto sacro. L’influenza ellenistica è visibile nei dettagli architettonici. Centinaia di statue di pietra e figure scolpite in stile dei Parti, rappresentano una miscela ellenistico-orientale caratterizzata da un aspetto statico, frontale e simmetrico, mentre l’abbigliamento è partico.

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Persiana, architettura

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