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Pianta (geometria)

Los Angeles, CA  (USA), Walt Disney Concert Hall, pianta, Frank O. Gehry, 1988.
Los Angeles, CA (USA), Walt Disney Concert Hall, pianta, Frank O. Gehry, 1988.

Definizione-Etimologia

Il termine deriva dal latino planta pianta del piede, ma anche germoglio.
Escludendo il significato afferente alla botanica, pur se direttamente connesso all’etimo, il termine indica la visione piana di un oggetto o di un edificio (la sua impronta, in analogia con il significato di pianta del piede) atta a descriverne, sotto diversi aspetti, le caratteristiche spaziali.
Dal punto di vista geometrico la pianta si ottiene immaginando dapprima di sezionare l’oggetto in esame attraverso un piano orizzontale posto a una determinata altezza e successivamente di osservare dall’alto verso il basso la porzione dell’oggetto rimanente dopo la sezione. La rappresentazione conseguente tale operazione geometrica preliminare presuppone l’impiego di opportune convenzioni grafiche così da risultare facilmente interpretabile: a tale proposito, è usuale il tracciamento dei contorni delle parti sezionate con linee di spessore maggiore di quello corrispondente alle parti proiettate.
In genere la pianta fornisce informazioni relative non soltanto agli elementi che si trovano sul piano di sezione o al di sotto di esso, ma anche a quelli che si trovano al di sopra di esso, che vengono convenzionalmente rappresentati attraverso linee tratteggiate anziché continue.
L’azione, al contempo fisica e concettuale, che si compie disegnando una pianta è teorizzata da Franco Purini, secondo il quale essa significa “violare una parte della terra sottraendola ad una pluralità di destini e consegnandola ad una forma stabile”.

Cenni storici

La rappresentazione in pianta, usata fin dall’antichità per raffigurare edifici, città o territori, è teorizzata da Vitruvio, con il nome di iconographia, come parte della dispositio assieme alla ortographia e alla scaenographia. Nel corso dei secoli le caratteristiche sia grafiche sia contenutistiche di questo tipo di restituzione sono mutate, determinando una produzione grafica che spazia dalle rappresentazioni schematiche degli elementi essenziali identificativi di un territorio (quali quelle rinvenute presso le civiltà mesopotamiche) alle raffigurazioni dettagliate di ambienti o edifici (tipiche della civiltà egizia), dagli scarni diagrammi di studio delle architetture esistenti corredati da informazioni verbali che ne esplicitano la specifica valenza progettuale (quali alcuni disegni riportati nel Livre de portraiture da Villard de Honnecourt nel XIII secolo) alle complesse riproduzioni di edifici in cui in un unico disegno sintetico sono sovrapposte le piante di tutti i livelli (secolo XVII – Martino Ferrabosco), dalle colossali piante dell’attacco a terra di intere città e dei territori circostanti (ad esempio la pianta di Roma disegnata nel 1748 da Giovanni Battista Nolli) agli esiti del rilievo sistematico di importanti monumenti (quali l’opera di Paul Marie Letarouilly compiuta a metà Ottocento sui principali edifici romani).
Un momento essenziale della storia dell’architettura recente, che ha influenzato in maniera irreversibile la progettazione architettonica dell’ultimo secolo, è rappresentato dall’introduzione, nell’ambito del Movimento Moderno, del concetto di pianta libera ovvero della reciproca indipendenza tra elementi strutturali ed elementi di delimitazione degli spazi, di cui Le Corbusier teorizza l’uso nei “cinque punti per una nuova architettura”.

Sensi usati in architettura

Il primo e più diffuso senso del termine discende direttamente dalla definizione e dalla genesi geometrica di tale visione. La pianta è cioè un diagramma, quasi sempre riprodotto attraverso una scala di rappresentazione ridotta rispetto al reale, usato per descrivere la forma di un oggetto, ma anche di un edificio, di una città o di una parte di essa. Nel caso in cui tale rappresentazione si spinga alla scala territoriale ha invece senso parlare di planimetria. Per giungere a una descrizione compiuta dell’oggetto occorre sempre mettere in correlazione la pianta con le rappresentazioni in prospetto e in sezione dello stesso, ricomponendone idealmente la configurazione spaziale.
La pianta, oltre a riprodurre graficamente le parti sezionate e proiettate dell’oggetto in esame, è spesso corredata da informazioni aggiuntive quali l’indicazione delle quote di livello e delle quote dimensionali, l’eventuale posizione e tipologia di elementi vegetali, la descrizione sintetica di materiali e finiture utilizzate ecc. In tal senso, la rappresentazione in pianta viene usata sia nel rilievo di edifici esistenti sia nella progettazione di nuovi edifici; la descrizione di un edificio necessita in genere di diverse piante, usualmente in numero corrispondente al numero di livelli dello stesso, cui si aggiunge la pianta delle coperture (ottenuta quando il piano di sezione si trova completamente al di sopra dell’edificio).
Per estensione, la pianta identifica anche la tipologia di un organismo architettonico ovvero la sua configurazione in relazione ai suoi caratteri distributivi. A seconda della forma che assume il diagramma, si distinguono allora diverse denominazioni specifiche:

  • pianta centrale, corrispondente a un’organizzazione dell’edificio che si articola in maniera simmetrica (rispetto a più assi) attorno a un punto centrale;
  • pianta longitudinale, corrispondente a un edificio che si sviluppa simmetricamente rispetto a un asse centrale;
  • pianta cruciforme, ovvero a forma di croce (in genere greca o latina);
  • pianta a pettine, che indica un edificio in cui su un corpo di fabbrica longitudinale si innestano in senso ortogonale corpi di fabbrica minori;
  • pianta panottica, caratteristica di edifici che presentano una disposizione a raggiera di corpi di fabbrica attorno a un elemento centrale che ne consente la vista contemporanea (ad esempio carceri).

In relazione alle dimensioni dell’oggetto rappresentato si possono distinguere:

  • pianta a livello urbano (ad esempio gli elaborati grafici tipici dei piani particolareggiati), in cui sono rappresentate le strade, gli ingombri degli edifici, le alberature e tutti quegli elementi utili a descrivere una porzione di città;
  • pianta a livello edilizio, in cui di un singolo edificio sono rappresentati i caratteri distributivi attraverso i contorni delle pareti, la posizione delle porte e delle finestre, la presenza di scale o rampe;
  • pianta a livello d’interni, in cui la rappresentazione, circoscritta a un singolo ambiente o a un appartamento, include gli elementi di arredo degli spazi abitativi.

In ogni caso, va sottolineato che le convenzioni grafiche attraverso cui disegnare la pianta variano in funzione della scala di rappresentazione adottata: di conseguenza, la scelta di un determinato rapporto di scala comporta l’impiego di un livello di dettaglio adeguato e corrispondente allo stesso. Mentre nel disegno architettonico le scale di rappresentazione usate sono sempre tali da riprodurre l’oggetto in formato ridotto rispetto al reale, nel disegno meccanico è usuale l’adozione di scale di ingrandimento anziché di riduzione.

Bibliografia

Ackerman J.S., Convenzioni e retorica nel disegno architettonico, in Ackerman J.S., Architettura e disegno. La rappresentazione da Vitruvio a Gehry, Milano, 2003, pp. 248-269; Docci M., Maestri D., Storia del rilevamento architettonico e urbano, Roma-Bari, 1993; Purini F., Piantare e tagliare, in Purini F. et alii, Nel disegno, Roma, 1992, pp. 45-48.

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