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Piazzaforte

Il termine, calco del francese place forte (luogo forte), indica un insediamento fortificato, spesso anche a carattere urbano, che in virtù delle sue dotazioni militari e della sua posizione geografica svolge la funzione di caposaldo nelle strategie belliche, tanto di difesa quanto di attacco, di un esercito.

Fornite di potenti strutture difensive, sedi di contingenti di truppe, contraddistinte da poderose capacità di offesa nonché dotate, nel caso di quelle marittime, di porti sicuri e arsenali efficienti, le piazzeforti sono usualmente dislocate lungo le linee di confine, in primo luogo lungo quelle militarmente più instabili, o in aree di espansione territoriale.

A questo proposito vanno ricordate le piazzeforti installate dalla Corona spagnola nel corso del XVI secolo lungo la costa africana del Mediterraneo (Tunisi, Bugia, Africa, Melilla, Mazalquivir, etc.) per fronteggiare l’avanzata dell’Impero ottomano, e ciò nell’ambito del disegno di conquista, attuato attraverso la costruzione di presidi e avamposti, portato avanti da Carlo V. Al contrario, a una strategia di difesa va ricondotta la fondazione delle città-fortezza di Valletta a Malta e di Carlentini in Sicilia, quest’ultima posta a protezione della costa orientale dell’isola, nonché la trasformazione in piazzeforti di numerosi centri urbani dislocati lungo i Pirenei o nelle Baleari per la militarizzazione della frontiera con la Francia (Perpignano, Pamplona, Jaca, Palma, Ibiza, etc.).

Infine, come esempio di piazzaforte marittima va ricordata Sebastopoli, la principale base navale russa, fondata da Caterina II la Grande sul Mar Nero nel 1784 e oggetto per ben due volte di cruentissimi assedi: prima quello celebre a cui fu sottoposta durante la guerra di Crimea (1854-55) e quindi quello tedesco durante il secondo conflitto mondiale (1941-42).

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