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Pietra artificiale

Definizione

L’espressione pietra artificiale si è prestata, con continuità nel tempo, a distinguere artefatti, ornati, componenti architettoniche da elementi analoghi realizzati in pietra naturale, sottendendo l’uso “mimetico” dei materiali stessi.
Una prima distinzione di pietra artificiale è individuabile nella trattatistica storica. Jean Baptiste Rondelet e Max Foerster dedicano entrambi una ampia sezione dei loro volumi alla conoscenza dei materiali per strutture murarie, intitolandola “pietre artificiali”, scindendo nettamente tali opere dalle tecniche di decorazione superficiale (tipo marmorino) descritte nelle sezioni relative agli intonaci. Pietre artificiali, precisa il Rondelet, sono «specie di pietre che l’arte è giunta a fabbricare per supplemento alle pietre naturali nei luoghi ove sono rare e di cattiva qualità». Sono esse distinguibili in due fondamentali sottoinsiemi a seconda del processo di produzione per via chimico-fisica o per cotturartificiale Tale distinzione è applicabile anche nella contemporaneità. Ampia è l’elencazione degli artefatti “crudi” che il Foerster suddivide per tipo di legante utilizzato: mattoni silico-calcarei, pietre a base di cemento, pietre gessose, cui si aggiungono infine prodotti dalle particolari composizioni di cui è riportata traccia anche nei coevi ricettari industriali.

Pietre artificiali della tradizione

Una nota pietra manufatta è stata la coade stone. Una tipologia di grés, affine alla ceramica tecnica, che necessitava della cottura di più giorni in fornace. Il successo di questo prodotto creato sul finire del XVIII secolo in Inghilterra, è stato decretato dall’ampio utilizzo che ne hanno fatto architetti e scultori tra i quali Robert Adam e Sir John Soane.
Tra le pietre artificiali da costruzione per uso massivo vanno annoverate quelle impiegate nell’Ottocento nel Nord Italia e chiamate in Piemonte “cantoni” poiché destinate ai cantonali degli edifici. Agli inizi del XX secolo venivano prodotte anche pietre artificiali conosciute come “arenoliti” o mattoni silico-calcarei, cadute in disuso per i rilevanti costi di fabbricazione.
L’evoluzione della pietra artificiale ha camminato parallelamente a quella dei leganti. Dalla metà dell’Ottocento in poi, l’industria del cemento si è consolidata sino a soppiantare la produzione delle tradizionali calci aeree e divenendo il componente fondamentale della pietra artificiale. In Italia i primi studi sui leganti idraulici cominciarono intorno alla metà del XIX secolo nella zona di Casale Monferrato, in Piemonte, ricca di giacimenti marnosi la cui composizione offriva la possibilità di ottenere direttamente ottimi cementi.
Il periodo storico durante il quale si affermò con decisione l’utilizzo della pietra artificiale di cemento in edilizia, corrisponde all’inizio del XX secolo e coincise con la massima diffusione del decorativismo eclettico. Con l’espressione “pietre artificiali” venivano indistintamente designati tutti i manufatti costituiti da conglomerato cementizio a dosatura e granulometria speciale, realizzati con elaborate “ricette” e gettati in appositi stampi. La miscela base può dirsi composta da cemento Portland o derivati, frammenti di granito come inerti, arenaria o calcare, più sostanze coloranti per la tinta di fondo all’impasto. All’interno degli stampi l’impasto passa da una consistenza fluido-pastosa allo stato solido, acquisendo solidità e resistenza molto vicine a quelle della pietra. A presa ottenuta il materiale può essere accuratamente rifinito per ottenere l’aspetto lapideo desiderato. I componenti in pietra artificiale, potendosi riprodurre in più esemplari, assicuravano economicità e larga diffusione, superiore alla pietra naturale, acquisendo la dignità di antesignani dei componenti prefabbricati per l’edilizia.

Pietre artificiali contemporanee

La classificazione delle famiglie di materiali contemporanei considerabili quali pietra artificiale parte dalla considerazione che la ricerca svolta nel corso del XX secolo sulle materie sintetiche ha innestato un meccanismo di versatilità e flessibilità nel modo di interpretare la materia, messo in atto nei confronti di tutti i materiali. Tra le possibilità di scelta di cui dispone il contemporaneo progettista, l’alternativa attuale alle pietre naturali è costituita da un’eterogeneità di prodotti artificiali che si muovono sia sul piano della mera mimetica riproduttiva della pietra naturale, sotto il profilo d’aspetto quanto in termini di struttura e possibilità di lavorazione, sia sul piano dell’invenzione “espressiva” di materiali dall’autonoma identità, allontanandosi progressivamente dal modello originario. In particolare si possono distinguere “famiglie” di pietre artificiali differenti per processo produttivo, costituzione materiale e trasferimento applicativo all’interno del progetto.
Le pietre agglomerate, semilavorati interamente realizzati in fabbrica sono ottenuti attraverso la ricomposizione di frammenti di natura lapidea con sostanze leganti organiche o inorganiche. Come la pietra naturale sono contraddistinti da peso e durezza, mentre le proprietà fisico meccaniche e le caratteristiche d’aspetto sono appositamente progettate per garantirne costanza nel tempo e omogeneità, avvalorando la sostenuta concorrenzialità rispetto alle pietre naturali. Tali prodotti artificiali possono essere considerati l’aggiornamento dei conglomerati fabbricati dall’uomo sviluppati e utilizzati attraverso i secoli, sia strutturali (opus caementicium) che con aggiunta valenza decorativa (opus signinum, tessellatum). Dapprima, come un precostituito pavimento alla veneziana, si è affermata la produzione della marmetta in graniglia. Il successo di tali prodotti si è basato sulla razionalizzazione della produzione in serie che ha ridotto la posa in opera a un semplice montaggio di elementi regolari prefabbricati. La tecnologia è passata dai sistemi di fabbricazione in discontinuo che sfruttavano principalmente la compattazione per vibrazione all’aria, a moderni sistemi automatizzati di formatura prima per vibrocompressione poi per vibrocompattazione sottovuoto, sviluppati per limitare la quantità di legante di riempimento tra gli interstizi presenti tra i granuli, riducendo così la porosità totale del prodotto finito.
Le pietre ceramiche, prodotti ottenuti da una rinnovata formulazione di impasti di argille, sabbie e altri materiali naturali, essiccati e cotti ad alte temperature, che superano per resistenza i materiali ceramici tradizionali e concepiti per riprodurre l’assetto estetico dei lapidei naturali. L’alternativa alla pietra naturale è costituita in particolare dal grés porcellanato, materiale vetrificato, duro, impermeabile, sonoro, con una porosità espressa in valori di assorbimento d’acqua molto ridotti.
Evoluzione delle pietre artificiali di cemento sono le soluzione applicative ove il calcestruzzo è forgiato in modo da assumere un volto “architettonico” (nella cultura anglosassone detto architectural concrete). Trattasi di particolari calcestruzzi realizzabili in molteplici pigmentazioni e poi trattabili con diversificati programmi di finitura superficiale. A impasti di granulati e leganti, progettati secondo requisiti anche estetici con l’ausilio di software per il mix design, può essere impressa la forma che deve assumere l’elemento nel progetto, predisponendo contestualmente l’armatura in acciaio per dare corpo a componenti specializzate: travi, cornici, colonne o pilastri, o anche in elementi sottili e leggeri per la facciata. La pietra artificiale si indirizza conseguentemente verso la componentistica di precisione, verso la prefabbricazione di elementi singoli specifici realizzati in stabilimento poi trasportati e montati in sito; sistemi costruttivi che, nell’evocare l’archetipico valore della pietra, denunciano per dimensioni, forme, texture, colore, la loro valenza artificiale.

Bibliografia

Foerster M., Manuale del costruttore, Milano, 1919; Rondelet J.B., Trattato teorico e pratico dell’arte di edificare, vol. II, Napoli, 1839.

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