Pilastro | Wikitecnica.com

Pilastro

Laon (Francia) Cattedrale, arcate della parete interna con pilastri a fascio.
Laon (Francia) Cattedrale, arcate della parete interna con pilastri a fascio.

Definizione

Il pilastro può essere monolitico, in muratura di pietra o di mattoni, in calcestruzzo armato o in acciaio.
Il pilastro è presente sia in schemi strutturali a trilite, che in quelli a telaio.
Rispetto ai muri portanti, riduce gli ingombri planimetrici delle strutture e concentra le sollecitazioni in zone limitate di appoggio; per tali ragioni è usato spesso per la realizzazione di ampie sale e di zone aperte. Può quindi sostenere travi, architravi e solai, ma, se è di grosse dimensioni, anche strutture spingenti come archi, piattabande, volte o cupole.

Generalità

Esempi ricorrenti sono i pilastri che nelle chiese separano le navate centrali da quelle laterali e che sostengono, spesso alternati con colonne, le murature superiori e i matronei; così come i pilastri che, nel presbiterio, all’incrocio della navata centrale con il transetto, sostengono la cupola (come i quattro grossi pilastri che, rivestiti con ampie lastre di marmo pregiato, sostengono la grande cupola di Santa Sofia a Istanbul e quelli compositi che sostengono la cupola di San Pietro a Roma).
Lo spazio libero tra due pilastri è detto campata o luce.
Pur conservando sostanzialmente l’aspetto di solido prismatico il pilastro può assumere forme diverse risultando da combinazioni o intersezioni di figure geometriche. Può essere monolitico o composto da blocchi o conci sovrapposti; in basso è, in genere, raccordato al piano di appoggio con una base, un plinto o uno zoccolo, mentre in alto si collega alle strutture che deve sostenere attraverso un capitello; può essere libero o addossato alla parete; se ha due nuclei viene detto binato. Esistono poi, tra le molte forme, il pilastro cruciforme, che ha base a forma di croce (due rettangoli incrociati) o quadrata con semicolonne addossate sui lati, spesso a continuazione delle nervature delle volte (architettura romanica); il pilastro polistilo, detto anche a fascio o fascicolato, costituito da un piedritto il cui fusto è multiplo, cioè cinto sul perimetro da colonnine, o semicolonne, addossate in vario numero e talvolta modanate (architettura tardo romanica e gotica); il pilastro di ribattuta, che è in realtà un semipilastro addossato, cui si addossa a sua volta una colonna; il pilastro a fungo, concluso in alto a tronco di cono o di piramide rovesci, e collegato intimamente col soprastante solaio a fungo (in tempi più recenti realizzato in c.a.).
Se ha pianta rettangolare, il pilastro oltre a resistere alle sollecitazioni di compressione, può essere soggetto a sollecitazioni di presso-flessione ed è detto anche contrafforte.
Nei pilastri in muratura i momenti flettenti, prodotti da strutture spingenti sovrastanti, devono essere molto modesti rispetto alle sollecitazioni di compressione, onde evitare che la risultante dei carichi esca dal nocciolo d’inerzia creando parzializzazioni (fessure orizzontali con riduzione delle sezioni reagenti).
Con l’impiego del c.a., i pilastri, termine che qui indica ogni elemento verticale poligonale, prevalgono decisamente sulle colonne, per ragioni esecutive ed economiche; essi si innalzano, in genere, direttamente dalle fondazioni, del medesimo materiale, e sono a esse collegati attraverso i ferri delle armature. Data la loro buona resistenza a flessione, tali pilastri possono essere sottoposti a consistenti sollecitazioni di flessione e resistere efficacemente anche alle azioni sismiche.
I pilastri in c.a. sono caratterizzati dalla presenza di gabbie metalliche costituite da barre d’acciaio longitudinali, riprese con sovrapposizioni che ne garantiscano la continuità strutturale, e da staffe, che cerchiano le barre verticali, confinando il calcestruzzo e garantendo una migliore resistenza sia a compressione che a taglio.
Le verifiche strutturali più importanti per i moderni pilastri sono quelle a resistenza alla presso-flessione e quelle per la verifica dell’instabilità (per carico di punta o per svergolamento). In zona sismica è altrettanto importante effettuare, oltre ai controlli di resistenza, anche i controlli degli spostamenti.

Copyright © - Riproduzione riservata
Pilastro

Wikitecnica.com