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Piramide

Giza, vista delle tre piramidi, da J. B. Fischer von Erlach, Entwurff Einer Historischen Architectur, Vienna, 1721, tav. IV).
Giza, vista delle tre piramidi, da J. B. Fischer von Erlach, Entwurff Einer Historischen Architectur, Vienna, 1721, tav. IV).

Definizione

Solido geometrico a base poligonale e facce triangolari che si incontrano in un vertice. La forma piramidale fu sviluppata in Egitto per caratterizzare i monumenti funebri reali, e più volte ripresa successivamente a partire dalla cultura ellenistica. Presso altri popoli la piramide, in particolare quella a gradoni, fungeva da base per un altare o tempio, come probabilmente nel caso dello ziqqurat mesopotamico e in quello delle piramidi dell’America Centrale.

Egitto

La piramide egizia è una soprastruttura della camera sepolcrale e presenta un corpo massiccio, benché alcune siano provviste di corridoi e camere interne. Le ragioni dell’adozione della forma a piramide per una tomba non sono note, ma si può supporre che questa rappresentasse simbolicamente l’ascesa al cielo del sovrano.
Nate durante l’Antico Regno con profilo a gradoni, le tombe assunsero la forma a piramide che mantennero fino alla fine del Medio Regno e che fu ripresa in dimensioni minori durante in Nuovo Regno, per avere poi un revival in Nubia presso i sovrani della XXV dinastia.
Nello schema tipico del complesso funerario egizio la piramide rappresenta il punto focale: l’accesso alla camera sepolcrale era ubicato sul lato nord, mentre sul lato est era addossato un tempio funebre. Ai piedi della piramide principale (di solito a sud-est) sorgeva una piccola piramide sussidiaria; in alcuni complessi si trovano poi fosse che contenevano vere e proprie imbarcazioni, utili ai fini del culto. L’insieme era recintato e accessibile solo attraverso il tempio funebre. Questo era collegato, attraverso un corridoio coperto e in pendenza, a un tempio a valle presso le sponde del Nilo. Fuori del muro di cinta sorgevano piramide minori per la sepoltura delle regine, e altre tombe a mastaba per i nobili di alto rango.
Per la costruzione di una piramide erano probabilmente impiegati fino a 5000 uomini (a giudicare da un accampamento di operai rinvenuto presso la piramide di Chefren a Giza).
Le piramidi dell’Antico Regno sono costruite in calcare locale rozzamente squadrato, rivestito di blocchi dal taglio accurato del fine calcare di Tura. In assenza di macchine elevatrici, venivano impiegate rampe inclinate, costruite in mattoni crudi così come i ponteggi addossati alla piramide.
La più antica piramide egizia è quella di Djoser (reg. ca. 2630 – ca. 2611 a.C.) a Saqqara, progettata da Imhotep: nata come una mastaba, fu poi trasformata in una piramide a quattro gradoni, poi a sei. La costruzione è interamente in pietra, e la camera sepolcrale è scavata nella roccia sottostante; il tempio funebre occupa il lato nord, e non è associato ad alcun tempio a valle, come invece accadrà nei complessi successivi alla III dinastia. Tra le altre piramidi a gradoni del periodo vi sono quella di Sekhemkhet a Saqqara e di Khaba a Zawiet el-Aryan.
La prima soprastruttura di forma piramidale pura è quella di Maidum, attribuita a Sneferu (reg. ca. 2575 – ca. 2551 a.C.), primo re della IV dinastia; probabilmente, però, essa era nata con profilo a gradoni come tomba del suo predecessore Huni. È qui che il complesso assume il suo impianto standard, con tempio funebre addossato sul lato est, piramide sussidiaria, muro di cinta e tempio a valle collegato da un corridoio in pendenza. A Sneferu sono attribuite due ulteriori piramidi site a Dahshur: la prima presenta un cambiamento di pendenza da 54 a 43° lungo l’altezza, cui corrisponde una qualità muraria meno accurata nella parte superiore (entrambi i fattori suggeriscono che la piramide sia stata terminata in fretta). La seconda, la cosiddetta piramide Rossa, ripropone l’inclinazione meno ripida di 43°.
La piramide più grande mai eretta è quella di Cheope (reg. ca. 2551 – ca. 2528 a.C.) a Giza, in calcare rivestito di pietra di Tura, in origine alta 146 m. Sul lato nord, a una certa altezza, si apriva un corridoio discendente che terminava nel sottosuolo, dove avrebbe dovuto essere la camera sepolcrale; fu probabilmente un ripensamento che portò a creare un secondo corridoio, accessibile dal primo e ben più ampio, che sale addentrandosi nella piramide terminando nella vera camera sepolcrale, coperta ‘alla cappuccina’ con enormi lastroni lapidei.
La seconda piramide di Giza è quella di Chefren (reg. ca. 2520 – ca. 2494 a.C.), meno alta della precedente ma sita su un pianoro più elevato, che conserva ancora una porzione di rivestimento in calcare di Tura attorno all’apice e in granito alla base. Le pareti della camera sepolcrale sono scavate nella roccia, ma la copertura è una volta ‘alla cappuccina’ in lastroni lapidei. Sul lato nord si aprono due ingressi, uno da terra e l’altro in quota, entrambi sigillati con lastroni di granito. Durante la costruzione, la piramide fu spostata di circa 60 m per facilitare la realizzazione del corridoio di collegamento col tempio a valle, accanto al quale sorge la celebre sfinge.
La terza e più piccola piramide di Giza è quella di Mycerinos (reg. ca. 2490 – ca. 2472 a.C.). Essa fu ingrandita durante la costruzione e un secondo ingresso con anticamera decorata a rilievi e con relativo tunnel fu realizzato al suo interno, così come una seconda camera sepolcrale.
Sotto i re della V e VI dinastia i complessi funerari subirono alcune modifiche: le dimensioni delle piramidi tesero a diminuire, ma la qualità delle decorazioni a rilievo di templi e corridoi di collegamento raggiunse livelli di squisita finezza. Il tempio addossato alla piramide, attraversato dal muro di cinta, assunse pianta bipartita e si trovò quindi suddiviso in un tempio esterno ed un tempio interno. L’accesso alla piramide avveniva sempre da nord, dalla quota del terreno, da cui partiva il tunnel che conduceva a un vestibolo che precedeva la camera sepolcrale. Il materiale da costruzione restò il calcare locale, così come quello di Tura, di grana più fine, seguitò a essere utilizzato per i blocchi di rivestimento e per le parti intagliate a rilievo. Nei templi le colonne, le ante e gli architravi venivano realizzati in granito di Aswan, mentre per i pavimenti si utilizzava il basalto scuro; solo occasionalmente venivano impiegate lastre di alabastro, per rivestire parti della camera sepolcrale.
Dopo Userkaf (reg. ca. 2465 – ca. 2458 a.C.) che eresse il suo complesso vicino a quello di Djoser a Saqqara, i suoi quattro successori scelsero Abusir per edificare le proprie piramidi: quella di Neferirkare non fu mai ultimata, e le parti costruite furono utilizzate nel complesso di Neuserre.
La piramide di Unas (reg. ca. 2356 – ca. 2325 a.C.), a Saqqara, fu la prima a ospitare sulle pareti della camera sepolcrale preghiere funebri incise nella roccia; tutti i successivi sovrani della VI dinastia seguitarono a erigere complessi nella piana di Saqqara, seguendo lo schema canonico, fino all’intricato impianto del complesso di Pepy II (reg. ca. 2246 – ca. 2150 a.C.).
Dopo il Primo Periodo Intermedio, durante il quale i re venivano sepolti a Tebe in tombe scavate nella roccia e sormontate da una piccola piramide in mattoni, l’antico uso di erigere complessi funerari riprese nel Medio Regno. La piramide di Sesostris I (reg. ca. 1918 – ca. 1875 a.C.) a el-Lisht presenta un’innovazione costruttiva sostanziale: al di sopra di uno zoccolo, la piramide non viene più realizzata sovrapponendo corsi di blocchi calcarei, ma possiede uno scheletro murario tessuto secondo le diagonali e irrigidito da muri perpendicolari alle facce, i cui vuoti sono riempiti con pietrame e sabbia; il tutto rivestito, all’uso antico, di blocchi rifiniti in calcare di Tura. Nella piramide di Sesostris II (reg. ca. 1844 – ca. 1837 a.C.) a el-Lahun i riempimenti sono in mattoni crudi, e l’uso del mattone nelle piramidi resterà costante per tutto il periodo del Medio Regno. È a ciò che si deve il fatto che, a differenza delle piramidi dell’Antico Regno, la cui volumetria è conservata benché gran parte dei rivestimenti sia andata perduta, delle piramidi più recenti si conservi solo il basamento (costruito interamente in pietra), perché la soprastruttura in mattone crudo, una volta perduto il rivestimento lapideo, ha subito rapido deterioramento.
Dopo il II Periodo Intermedio, durante il quale si continuò a erigere complessi simili ai precedenti, con il Nuovo Regno le piramidi si ridussero a miniature costruite in mattoni, fin quando l’uso antico fu ripristinato dai sovrani Kushiti della XXV dinastia, che eressero ripide piramidi in pietra del lato di circa 12 m nei cimiteri di el-Kurru e Nuri, presso Napata; l’uso continuò, sempre in Nubia, presso i loro successori nella città di Meroë.

America Centrale

Le piramidi dell’America Centrale fungono generalmente da piattaforma per innalzare, sia fisicamente che simbolicamente, altari e templi verso il cielo. In più rari casi, come nel Tempio delle Iscrizioni a Palenque, servivano anche a coprire una tomba.
La sommità era accessibile attraverso ampie gradinate su un solo lato, o più raramente su tutti e quattro i lati (a es. la piramide E-VII sub a Uaxactún, o quella di Tikal, o ancora quella detta ‘Castillo’ a Chichén Itzá).
A partire dal Pre-Classico Medio (ca. 1000 – ca. 300 a.C.), molte delle cosiddette piramidi consistono in piattaforme a un solo livello; nondimeno, queste prime costruzioni a uno o più gradoni mostrano una varietà di forme. A La Venta, prima del 600 a.C., sorse un cono di terreno compattato alto 30 m e del diametro di base di 120 m; ugualmente circolare è la base (con diametro di 150 m) della piramide a tronchi di cono sovrapposti di Cuicuilco, mentre nello stesso periodo (ca. 600 – ca. 200 a.C.) a Teotihuacán veniva eretta la piramide detta Tepalcayo 1, a tre terrazze successive di forma rettangolare.
Durante il Tardo Pre-Classico (ca. 300 a.C. – ca. 250 d.C.) vennero definendosi molti degli elementi e dei motivi poi divenuti canonici nelle piramidi successive: le rampe lisce ai lati delle gradinate (come a Tlalancaleca, Puebla), i mascheroni intagliati in pannelli lapidei (come nella piramide E VII-sub a Uaxactún), alcune modanature tipiche e soprattutto il profilo cosiddetto Talud-Tablero, che corona tutte le costruzioni di età Classica (c. 250 – c. 900 d.C.) di Teotihuacán, dagli altari ai gradoni delle piramidi (particolarmente interessanti sono le più grandi, dette piramide del Sole e piramide della Luna, o quella dedicata a Quetzalqóatl) ai templi superiori.
In età Classica e Post-Classica (ca. 900 – 1521 d.C.) compaiono piramidi dai lati curvi (unico è il caso della piramide maya di forma pressoché ovale a Uxmal) e, specialmente nelle aree a nord e a ovest del Golfo del Messico, piramide a impianto mistilineo, con lati curvi e lati rettilinei. Se ne trovano esempi significativi nel sito matlazinca di Calixtlahuaca, o nella azteca Tenochtitlán; ancor più complessi sono i gruppi di piramidi circolari connesse a piattaforme rettangolari e unificate da un grande basamento comune di Tzintzuntzan.
La mole di queste piramidi è molto varia: si va da quelle piccole e private, alte pochi metri, fino a quelle colossali, come la piramidi di Cholula, alta 55 m ed estesa per circa 16 ha.
Dal punto di vista della composizione urbana, le piramidi giocano un ruolo fondamentale nella definizione delle piazze principali a uso rituale nelle antiche città del Centro America. La loro mole e disposizione contribuisce a circoscrivere aree urbane che venivano verosimilmente utilizzate come luoghi per il culto a cielo aperto, dal momento che né le gradinate (la cui notevole ampiezza era proporzionata alla mole della piramide, piuttosto che dimensionata in base alla necessità di fruizione) né i templi in sommità erano accessibili alla popolazione, essendo riservati esclusivamente alla casta sacerdotale e ai regnanti, oltre che alle vittime sacrificali. La terna piazza – piramide – tempio costituisce dunque il paradigma del cerimoniale centroamericano.
Le piramidi venivano sovente raggruppate in complessi di due o più unità. Se ne ha significativo esempio a Maya Tikal, dove i templi I e II si fronteggiano, in cima alle rispettive piramidi, chiudendo i lati est e ovest di una vasta piazza, delimitata a sud da una struttura palaziale e a nord da un ulteriore gruppo di piramidi. Due ulteriori coppie di piramidi a quattro rampe di scale giacciono a nord-est del complesso, ciascuna completata da un palazzo e da una coppia di stele e altari. In altri siti, i complessi monumentali contano anche tre o più piramidi (come a Teotihuacán), talvolta allineate lungo un’arteria primaria dell’impianto urbano. Nel periodo Post-Classico Tardo (ca. 1200 – 1521), e particolarmente durante la fase dell’egemonia azteca, simili complessi consistevano a volte o in un’unica piramide, con gradinate gemelle che conducono a templi gemelli in sommità (come a Tenayuca, al Tempio Maggiore di Tenochtitlán, a Tlatelolco o a Teopanzolco), oppure in due piramidi tra loro indipendenti ma poggianti su un basamento comune (come a Santa Cecilia Acatitlán, a nord di Città del Messico, o a Mixco Viejo e a Cahyup negli altipiani del Guatemala).

Revival successivi

Le piramidi, specialmente quelle egizie, hanno ispirato la creatività nei secoli successivi, tornando a manifestarsi più volte, solitamente associate ai temi della morte e dell’immortalità.
In età ellenistica, il Mausoleo di Alicarnasso (metà del IV sec. a.C.), la celebre tomba del re Mausolo, pare ispirata alla piramide a gradoni di Djoser a Saqqara.
La più nota ripresa della forma piramidale presso i romani produsse a Roma, intorno al 12 a.C., la famosa piramide di Caio Cestio, dalle facce lisce.
Pressoché dimenticata nel Medioevo è nel Rinascimento che la piramide riappare in illustrazioni e progetti, come in quello di Raffaello per la cappella Chigi in S. Maria del Popolo a Roma.
In età neoclassica si moltiplicarono le edizioni di rapporti di viaggi in Egitto e di incisioni ritraenti le piramidi, tra cui notissime sono quelle di Fischer von Erlach (1721), il quale eresse inoltre un monumento piramidale nella chiesa di S. Giacomo a Praga. Una vasta adozione di tale forma si registrò nei decenni successivi nei progetti di eminenti architetti, tra i quali Nicholas Hawksmoor, Robert Adam, Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. Analoga fortuna il tema ebbe in seguito alla campagna di Napoleone in Egitto e attraverso tutto il XIX sec.
In tempi recenti, una notissima applicazione della forma a piramide è quella della copertura del nuovo foyer del Louvre (1989), di Ieoh Ming Pei.

Bibliografia

Badawy A., A History of Egyptian Architecture, Berkeley – Los Angeles, 1966-68; Curl J., The Egyptian Revival, London, 1982; Heyden D., Gendrop P., Pre-Columbian Architecture in Mesoamerica, New York, 1975.

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