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Podere

Definizione – Etimologia

Sebbene la lingua latina offra diversi sinonimi (praedium, ager, fundus), in italiano il termine deriva dall’infinito latino posse, in volgare potere, quasi a sottolineare non tanto la posizione o l’estensione del terreno quanto l’importanza del suo possesso. Provvisto di casa colonica, il podere è un appezzamento di terreno di varia dimensione coltivato con diverse specie economiche.

Derivazione

Il podere, la cui estensione territoriale è variabile, è costituito, oltre che dai terreni tra loro aggregati, da un nucleo abitato, spesso risultato dell’accrescimento di una più antica torre di guardia, prevalentemente chiuso da muri per proteggere la casa colonica, dotato di stalle, fienile, magazzini, forno, ricoveri per animali e attrezzi per agricoltura promiscua, organizzati intorno a un cortile lastricato o acciottolato. L’estensione del podere è quella riferita alla consistenza di campi, prati, boschi, vigneti e altro sui quali si fonda l’economia dello stesso, secondo un orientamento prevalentemente autarchico della vita della famiglia poderante. In un sistema complesso più poderi fanno capo a una fattoria quale centro organizzativo della struttura territoriale.

Processo formativo

Anche se il configurarsi, in età tardo romana, dell’indebitamento e del conseguente pagamento con lavoro coatto da parte dei coloni si deve alla degradazione dei rapporti tra proprietari e fittavoli (creando così i presupposti per il costituirsi della gleba), il podere a conduzione familiare prende diffusione in Italia tra il XIII e il XIV secolo secondo le tipologie della mezzadria (una forma di contratto tra proprietario delle terre e agricoltore con divisione dei prodotti e degli utili fra le due parti) e poi della colonia parziale e della conduzione diretta. Diviene quindi il caposaldo della mezzadria, diffusasi in Europa (Basso Medioevo) e in Asia orientale, per divenire quindi, dall’Ottocento in poi, il principale movente delle rivendicazioni contadine.
Strutturato in azienda familiare, il podere costituisce, nell’uso corrente, l’unità minima di coltivazione e gestione di un territorio produttivo. Un podere modello è quello che ottimizza applicazione delle tecniche e produttività, destinato a diffondere le buone pratiche agrarie.
La sua conduzione, che implica la scelta delle colture annuali e non (all’inizio operata unicamente dal proprietario), non solo incide sulla rigenerazione del terreno ma ha pure una decisiva influenza sulla formazione del paesaggio agrario di coltivi e pascoli. La diversità degli appezzamenti e delle rispettive colture ha generato l’interesse per una lettura del risultato delle attività di sfruttamento del territorio in termini di paesaggio e ha dato luogo a una serie di studi in cui la tradizione agraria è stata interpretata attraverso gli strumenti di svariate discipline (storia, geografia, architettura, percezione, estetica, psicologia), fino ad analizzare le trasformazioni del paesaggio sotto il profilo delle forme di conduzione agricola e delle tecniche di coltivazione.
In tal senso il mutamento dei coltivi di un podere per motivi economici è stato spesso considerato causa di sentimenti di estraniamento del paesaggio e di perdita di valori tradizionali.

Bibliografia

Ferrara G., L’architettura del paesaggio italiano, Padova, 1968; Mioni A., Le trasformazioni territoriali in Italia nella prima età industriale, Venezia, 1976; Sereni E., Storia del paesaggio agrario italiano, Bari, 1961.

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