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Polder

Figura 1    Noordoostpolder | Polder | Storia dell'urbanistica

Definizione – Etimologia

Antico termine olandese indicante in origine un lotto di terreno erboso emergente da acquitrini; nei Paesi Bassi, con il progredire dei lavori di bonifica dei territori costieri, è stato adoperato per designare i terreni prosciugati artificialmente, posti sotto il livello del mare e separati da quelli circonvicini per mezzo di dighe e con l’ausilio di sistemi di drenaggio dell’acqua.

Sviluppo storico

Il tipo più antico di polder risale al Medioevo. Realizzato mediante arginature (bedijkingen), una volta asciugato il terreno, veniva circondato da dighe poste a protezione dalle alte maree, quasi sempre affiancate da un collettore anulare. Il drenaggio delle acque interne era assicurato da uno scolo naturale in mare, in un lago o in un fiume grazie a canali e chiuse. Questa tecnica rudimentale fu sperimentata per la prima volta nel XII secolo nei pressi di Bruges, in Belgio, e, perfezionata dagli olandesi, ha permesso di sottrarre al mare l’intera Zelanda, le isole dell’Olanda meridionale, la Groninga e più di metà della Frisia, le terre oggi chiamate oudeland (terre vecchie).
Già nel Medioevo i contadini dei polder si unirono in consigli (heemraad-schappen) con a capo il capitano delle dighe (dijkgraaf) e ancor oggi il controllo delle acque è affidato a grandi consorzi detti waterschappen.
Dal Quattrocento l’invenzione dei mulini a vento ha consentito la realizzazione di polder mediante prosciugamento (droogmakerij); così sono stati prosciugati i laghi a nord e a sud della linea Amsterdam-Ymuiden. Questi polder differiscono da quelli medievali in quanto più bassi – fino a 6 m sotto il livello medio del mare – e perché il collettore anulare accompagna la diga all’esterno.
Nel 1612 venne prosciugato il più grande lago dell’Olanda settentrionale, il Beemsteer, con una superficie di 7218 ettari: si tratta del primo polder al mondo realizzato prosciugando le acque di un lago con l’utilizzo di mulini a vento e poiché oggi si conserva quasi integralmente nello stato originario è stato riconosciuto patrimonio dell’UNESCO.
Nella prima metà del Seicento, anche grazie alle teorie del celebre idrotecnico Jan Adriaanszoon Leeghwater (1575-1650), vennero prosciugati in media 800 ettari di terreno all’anno. Nel Settecento l’applicazione della vite di Archimede ai mulini rese possibili bonifiche ancor più vaste. Le operazioni non erano troppo dissimili da quelle attuali: un canale collettore veniva scavato intorno al lago e messo in comunicazione con altri canali, con un fiume o col mare, mentre con la terra rimossa si costruiva una diga; una volta messo a secco il fondo del lago, questo era diviso con canali e fosse in tanti lotti di terreno che i mulini svuotavano continuamente dalle acque sotterranee e piovane.
Nell’Ottocento i mulini furono sostituiti dagli impianti idrovori a vapore che, nel secolo successivo, divennero elettrici. Grazie all’uso di quest’ultimo tipo di impianti è stato possibile prosciugare lo Zuiderzee, il mare interno.
Sull’esempio olandese sono stati bonificati diversi territori in Italia (Toscana, Lazio, Veneto ed Emilia), in Francia, nel Regno Unito, in Spagna (Andalusia), in Belgio (valle di Ostenda), in Portogallo, in Israele (Valle di Huleh), in Egitto e anche in Cina e in Giappone.

Bibliografia

Hoeksema R.J., Designed for Dry Feet. Flood Protection and Land Reclamation in the Netherlands, Reston, 2006; Papers, International Symposium “Polders of the world”, Lelystad, 1982; Van De Ven G.P., Man-made lowlands: history of water management and land reclamation in the Netherlands, Matrijs, 2004.

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