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Pomerio

Definizione-Etimologia

A Roma e nelle città romane è l’antico limite simbolico o la fascia di terreno direttamente connessa alla cinta muraria, da cui si faceva iniziare idealmente la città inaugurata. In realtà il significato del termine non è univoco ed è molto dibattuto perché le fonti ne forniscono descrizioni contrastanti. Gli antichi ritengono che derivi dal latino arcaico postmoerium (o pos + moirion) perché tale limite si trovava post murum (ovvero “dopo le mura”) e molti linguisti contemporanei concordano su questa interpretazione. Più recentemente alcuni ne hanno ipotizzato una derivazione dalla radice indoeuropea ~smer e dal prefisso ~po, con significato di “confine esterno”; anche murus parrebbe derivare dalla stessa radice, ma le due parole potrebbero aver avuto uno sviluppo autonomo. Il termine venne usato anche nella trattatistica rinascimentale relativa alle fortificazioni “alla moderna” con differenti significati: come spazio libero tra le mura e le abitazioni, come piazza d’armi interna, come limitato spazio antemurale tra le fortificazioni e il fossato, o come sinonimo di tenaglia, bassa opera muraria antistante la cortina.

Collocazione urbana

Le fonti divergono sulla collocazione urbana del pomerio antico: per Varrone e Plutarco si tratta di un limite che si trova all’interno delle mura, dal quale cominciano gli auspici della città (l’urbis principium). Muovendo dall’esterno, si sarebbe trovato dunque alle spalle della fossa e del muro idealmente tracciati con l’aratro dal fondatore della città secondo un antico rito etrusco. Livio ritiene invece che il pomerio debba essere una striscia di terreno (locus) inaugurato e delimitato da cippi in pietra, all’interno del quale sarebbero state costruite le mura. Si tratterebbe in questo caso di uno spazio sacro che circonda la cinta, definito circamoerium, e che non poteva essere né abitato né arato, detto pomerio perché le mura sarebbero state alle spalle dei suoi confini. Svetonio ritiene viceversa che il pomerio non sia uno spazio interno, a contatto con le case, ma solo esterno al circuito murario, mentre per i testi degli agrimensori poteva trovarsi sia all’esterno che all’interno. Tale confusione dimostra la scarsa comprensione che gli stessi antichi ebbero di un concetto simbolico molto arcaico, risalente ai riti di fondazione della città.

Generalità

Gli studi moderni ne hanno fornito varie interpretazioni. Tuttavia sta ormai consolidandosi l’ipotesi che vede nel pomerio un limite sacro della città, originariamente interno alle mura e segnato a terra da cippi di pietra, ideale proiezione di un templum ritagliato nel cielo. L’apposizione di questo limite sarebbe un rito prettamente latino, solo accostato a quello etrusco del tracciamento delle mura. I cippi pomeriali, di cui esistono attestazioni archeologiche, separano lo spazio dell’urbs da quello dell’ager, cioè dagli spazi rurali non inaugurati, e quindi, dal punto di vista giuridico, l’imperium domi dall’imperium militiae, il potere civile da quello militare. I generali in arme, con i loro eserciti, non potevano attraversare i limiti del pomerio e le antiche leggi non consentivano di effettuare sepolture al suo interno. Svincolato dal rapporto con le mura, il limite del pomerio poteva essere ampliato in relazione alla crescita della città e dall’età imperiale si stabilì che ciò sarebbe stato giuridicamente possibile per chi avesse aumentato anche i confini dello stato romano. Tuttavia, l’originario valore magico-sacrale del limite pomeriale sembra ormai essere svanito a favore di un’immagine celebrativa e simbolica dell’espansione delle frontiere dell’impero.

Bibliografia

Andreussi M., Pomerium, in Steinby E. M., Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. IV, Roma, 1999, ad vocem; Carandini A., Remo e Romolo. Dai rioni dei Quiriti alla città dei Romani (775/750 – 700/675 a.C.), Torino, 2006; Drogula F.K., Imperium, Potestas, and the Pomerium in the Roman Republic, in «Historia: Zeitschrift für Alte Geschichte», 56, 2007, pp. 419-452.

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