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Porta

Definizione – Etimologia

La porta (lat. pŏrta) è termine generale per indicare, anche in senso figurato, sia il punto di discontinuità, sia il dispositivo mobile che consentono il passaggio attraverso un elemento che separa fra due ambiti distinti. Comunemente utilizzato in ambito edilizio per indicare l’apertura d’accesso e il relativo infisso che permette la chiusura e apertura dei locali, il termine porta ha un uso assai esteso, dall’urbanistica all’anatomia, dall’elettronica all’informatica, ove mantiene il significato di diaframma mobile, concreto o metaforico, d’accesso e separazione fra due ambienti o sistemi distinti. In architettura occorre distinguere fra le due denotazioni fondamentali del termine: da un lato il vano architettonico che interrompe la continuità muraria per consentire il passaggio di persone, animali e veicoli, dall’altro l’oggetto mobile che viene messo in opera per chiudere o aprire l’apertura suddetta e controllarne l’uso.

Tipologie – Evoluzione

L’elemento architettonico della porta si configura diversamente nelle diverse culture per dimensione e rilevanza formale a seconda delle funzioni d’uso e del valore simbolico che esso assume: porte esterne, interne, principali, secondarie ecc. Nei casi di porte urbane o di porte esterne di edifici importanti gli elementi architettonici, specie gli stipiti e la trabeazione, hanno assunto le forme più o meno monumentali del portale mentre le ante lignee si sono arricchite di elementi decorativi e simbolici di forte caratterizzazione a seconda delle epoche. A partire dall’architettura moderna del Novecento le tipologie tradizionali del portale sono state sostituite da una grande libertà di forme che tuttavia ripropongono la gerarchizzazione fra i diversi varchi d’accesso all’edificio. Analogamente negli spazi interni, il tradizionale vano a telaio o ad arco della porta, viene reinterpretato nell’architettura moderna in forme estremamente diversificate in relazione ai materiali delle pareti, ai processi costruttivi e soprattutto all’evoluzione industriale dell’infisso contemporaneo.
L’anta mobile della porta nella sua definizione archetipica si fonda sulla funzione primaria di costituire un diaframma mobile atto alla chiusura di un ambiente. Di qui i suoi caratteri essenziali di robustezza, opacità, mobilità e sicurezza, affidati tradizionalmente al legno e alle parti metalliche dei cardini e delle serrature. Nella sua evoluzione moderna l’infisso porta ha modificato la propria forma, sia per ragioni industriali sia per i mutati gusti degli utenti, preferendo la continuità delle superfici e il design minimale al posto della antica struttura articolata in telai e pannelli di tamponamento marcati da cornici in rilievo. Struttura che formalmente permane, specie per le porte esterne, sul mercato del gusto retrò.
L’innovazione più significativa si è avuta tuttavia a livello tipologico con lo sviluppo di porte ad ante scorrevoli, anche del tipo a scomparsa nello spessore murario, di porte pivottanti senza cardini, di porte riducibili a soffietto, di porte con pannelli vetrati o composte da un unico cristallo ecc. L’introduzione di materiali sintetici e di finiture industriali, come le lacche epossidiche colorate, ha contribuito a rinnovare negli ultimi decenni l’immagine soprattutto delle porte interne riproponendone il valore decorativo e l’integrazione con il design complessivo degli ambienti.

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