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Porta urbica

Babilonia, porta di Ishtar, VI sec. a.C. (Berlino Pergamnmuseum).
Babilonia, porta di Ishtar, VI sec. a.C. (Berlino Pergamnmuseum).

Definizione – Etimologia

Nelle opere di fortificazione indica la costruzione, generalmente di significativa monumentalità e qualità architettonica, che consente di controllare l’ingresso all’interno dell’area protetta. Il valore sacrale attribuito alla porta urbica è testimoniato dalla presenza di effigi di divinità e/o animali sacri assunti a protezione e difesa dell’insediamento.

Storia, tipologia, tecniche costruttive

L’origine della porta urbica accompagna la nascita di una qualsiasi forma di fortificazione o struttura difensiva di tipo chiuso. Imponenti e monumentali prototipi sono stati messi a punto nelle difese di epoca pre-classica in area mediorientale e mediterranea; la Porta di Istar di Babilonia (VI secolo a. C.), ricostruita da Nabucodonosor, era composta da due costruzioni fiancheggiate da altrettante torri che racchiudevano una corte interna, e si raggiungeva percorrendo un camminamento compreso tra due muri (di 7 m di spessore) con torri, decorati da 120 leoni in laterizio smaltato. Nelle mura di pietra in grossi blocchi ciclopici dell’architettura micenea (XIV-XIII secolo a.C.) le porte si aprivano in rientranza e l’accesso era dominato da opere difensive avanzate; nella porta dei Leoni di Micene il passaggio è inquadrato da pilastri monolitici che sopportano l’architrave sormontato da un triangolo di scarico occupato dal timpano (alto 3 m) con le effigi a bassorilievo di due leoni affrontati ai lati di un pilastro con capitello e corona.
Le porte monumentali della città di Troia, le Porte Scee, costituirono una significativa innovazione nella difesa poiché presentavano il lato destro più avanzato e a una quota superiore rispetto al lato sinistro, offrendo così una superficie obliqua all’assalitore che era costretto a mostrare il fianco non protetto dallo scudo.
Nelle città dell’Etruria le porte sono ricavate nello spessore murario e utilizzano l’arco a tutto sesto formato da conci di pietra ben connessi; la porta all’Arco di Volterra (IV secolo a.C.), il così detto “Arco di Augusto” di Perugia (III secolo a.C.) e la porta di Giove di Faleri Novi (III secolo a.C.) assumono particolari qualità figurative per gli apparati scultorei e decorativi. L’impiego dell’arco a tutto sesto combinato con elementi dell’ordine architettonico (semicolonne, trabeazione, frontone) assume valenza particolare nelle porte delle città romane. Le maggiori porte delle mura aureliane (271-282 d.C.) a Roma erano “a cavedio interno” e monofore; erano bifore solo le porte Flaminia, Prenestina, Appia e Ostiense. La Porta Prenestina (Maggiore), ricavata negli archi dell’acquedotto di Claudio, è arricchita da un impaginato architettonico di semicolonne, trabeazione e coronamento a timpano. Nella Porta Pretoria di Aosta (I secolo a.C.) il grande arco centrale è fiancheggiato da due arcate di dimensioni più ridotte secondo una tripartizione che si ritrova negli archi trionfali; a Torino la Porta Palatina (I secolo a.C.), grandiosa opera in laterizio di 36 m di larghezza, è limitata lateralmente da due torri poligonali. Stessi caratteri aveva la porta “Marmorea” (Porta Principalis), difesa da torri poligonali distanti l’una dall’altra 20 m. Nella Porta Nigra di Treviri (270-75 d.C.) è presente un doppio ingresso arcuato fiancheggiato da torrioni semicircolari.
Nel Medioevo la porta fortificata è sormontata da una torre, l’ingresso dà accesso a un atrio coperto a volta in cui si aprono caditoie, la porta e l’atrio sono munite di saracinesche a caduta. Con il mutare delle tecniche difensive e l’uso delle armi da fuoco la porta venne arretrata e protetta da baluardi poligonali in cui si trovavano le bocche da fuoco. Nelle fortificazioni di età moderna la porta è intesa anche come ingresso trionfale di particolare valenza architettonica (Porta Pia e Porta del Popolo a Roma, Porta di Brandeburgo a Berlino).

Bibliografia

Cassi Ramelli A., Dalle caverne ai rifugi blindati, Bari, 1964; Luisi R., Scudi di pietra, Bari, 1996; Morachiello P., Fontana V., L’archittetura del mondo romano, Bari, 2009.

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