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Portale

Amiens (Francia), portale della cattedrale.
Amiens (Francia), portale della cattedrale.

Definizione

Dal latino porta. Vano di accesso a un edificio, generalmente di carattere monumentale, decorato e di grandi dimensioni.
La scelta dell’ingresso quale luogo privilegiato per affermare l’importanza di una costruzione è documentata già in edifici molto antichi, ma solo dal Medioevo il portale diviene un elemento di grande valore compositivo.

Generalità

Nella Mesopotamia Superiore e in Siria, nel IV secolo d.C., la ricchezza della decorazione del portale è proporzionale all’importanza che veniva riconosciuta a chi vi doveva accedere: clero, uomini, donne.
Anche l’uso di piedritti e architravi istoriati è antico (chiesa occidentale di Alahan Monastir in Cilicia, seconda metà del V sec. d.C.) e comprende sempre raffigurazioni molto semplici (ad es. due angeli che sorreggono un clipeo con una croce, un monogramma) ma si diffuse solo più tardi, in età romanica, a vantaggio di ante riccamente decorate (porte lignee e bronzee istoriate, vedi Porta).
L’avvio della diffusione del portale romanico figurato non ha una data certa ma è noto che cominciò ad assumere grandi dimensioni a partire dagli inizi del XII secolo, prevalentemente nella Borgogna reale (Cluny, Autun, Vézelay), a sud della Loira e lungo la direttrice Tolosa-León-Santiago de Compostela, e continuò per tutto il XIII secolo. I portali si arricchirono, secondo un uso affermatosi nella chiesa abbaziale di Saint-Denis, di statue-colonna negli strombi e di archivolti scolpiti con figure isolate o scene narrative, che arrivarono al massimo sviluppo nei portali della Cattedrale di Notre-Dame a Reims.
In Italia, così come in Alvernia, nel nord della Spagna e in Germania, la ricchezza decorativa e la complessità delle facciate rallentarono l’affermarsi del portale quale luogo privilegiato per la realizzazione degli apparati decorativi (cattedrale di Modena, S. Zeno Maggiore di Verona, cattedrale di Fidenza, S. Michele di Pavia). In Italia settentrionale l’ingresso poteva essere sottolineato da un protiro fortemente aggettante, ad uno o due ordini.
I portali rinascimentali ripetono modelli classici. Molti hanno un vano ad arco inquadrato da un ordine architettonico o posto all’interno di una struttura a edicola, secondo un tipo che venne utilizzato in Europa fino al XIX secolo.
Nel Rinascimento toscano si diffuse, nell’architettura civile, l’uso del portale ‘rustico’, con piedritti e arco composti da conci bugnati (Firenze, Palazzo Pitti, primo nucleo XV secolo), largamente utilizzato da Antonio da Sangallo e dagli architetti veneti del Cinquecento (A. Palladio, Palazzi Thiene e Schio, Vicenza; M. Sanmicheli, Palazzo Pompei, Verona) e successivamente ripreso e rielaborato in età manierista.
Michelangelo innovò l’aspetto formale dei portali reinterpretando le sagome classiche anche attraverso decisi contrasti chiaroscurali (Firenze, Biblioteca Laurenziana; Roma, Palazzo dei Conservatori).
Le proposte michelangiolesche e manieriste trovarono ulteriori sviluppi in periodo barocco con il raggiungimento di nuove soluzioni formali difficilmente classificabili data la grande varietà morfologica. Nelle realizzazioni barocche europee prevalse un accentuato decorativismo, con grande libertà di forme, mentre in Inghilterra permase una forte tradizione classicista (I. Jones).
Nell’Ottocento lo studio di tradizioni architettoniche di civiltà diverse portò all’imitazione di forme eterogenee (eclettismo) e solo alla fine del secolo si elaborarono soluzioni originali.
Nelle realizzazioni degli architetti dell’avanguardia europea e americana del XX secolo è prevalsa la tendenza a qualificare il vano di ingresso quale parte attiva dell’organismo e non come negazione della parete e, di conseguenza, ad affermare l’identità di valori fra apertura e parete, facendo di questa caratteristica un elemento qualificante l’architettura contemporanea.

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