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Povera, architettura

Le Corbusier, Maison Domino, 1914.
Le Corbusier, Maison Domino, 1914.

Definizione

Per architettura povera si intendono tutte quelle esperienze edilizie nate dalla necessità di assolvere alle esigenze abitative di massa, dal primo dopoguerra, utilizzando forme semplici e materiali elementari, senza rinunciare a un’architettura di qualità.

Generalità

L’obiettivo viene perseguito dai pionieri del Movimento Razionalista tendendo a un’unità abitativa essenziale attraverso l’abolizione di elementi considerati superflui: limitando al massimo i vani abitativi e ricorrendo a tecniche strutturali elementari e materiali a basso costo, possibilmente prodotti in loco. Nonostante i dibattiti tra i fautori del fabbricato alto plurifamiliare, a ballatoio o in linea, e quelli della casa unifamiliare, a schiera o a corte, si siano risolti con la prevalenza della casa in linea – per il buon rapporto tra costi ed esigenze sociali – il riferimento al tipo di casa a 1-2 piani rimane alla base degli studi sull’edilizia abitativa povera.
Fondamentale il contributo progettuale di Le Corbusier sul tema dell’alloggio minimo, con le case Domino (1914), Monol (1919) e Citrohan (1919-22). Tra i primi tentativi di architettura povera, inoltre, si possono citare quelli attuati tra gli anni Venti e Trenta da A. Loos nelle Siedlungen, da J. J. Pieter Oud, nel quartiere Mathehesse (1922-24) a Rotterdam, e da H. Haring. Agli inizi degli anni Trenta alcuni esponenti del Razionalismo tedesco propongono la casa ampliabile, incrementata in larghezza o in profondità in base al numero letti (vera e propria unità di misura abitativa) rispondente ai requisiti dell’Existenzminimum. Le prime proposte sono quelle di A. Klein (1931), L. Hilberseimer (1932) e W. Gropius (1932). Tra i contributi italiani, I. Diotallevi, F. Marescotti e G. Pagano nel 1940 propongono la cosiddetta “casa unità”, mentre nel 1952 A. Libera propone l’unità di abitazione orizzontale realizzata nel quartiere Tuscolano a Roma, con aggregazioni di 4 case a corte a L.

Bibliografia

Scalesse T., Architettura ‘povera’, Roma, 1980.

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