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Presidio

Definizione – Etimologia

Dal lat. praesidium (posto avanzato), letteralmente definisce una guarnigione militare insediata in un luogo con funzione di controllo e difesa e, per metonimia, in senso architettonico, definisce il luogo e il complesso di edifici in cui è alloggiata (fortificazione).
In senso strutturale, presidio recupera il suo significato di custodia e protezione, indicando un generico intervento di protezione e prevenzione su un edificio (generalmente in muratura) o su alcune sue parti, posto in opera per prevenirne il possibile danno in seguito a eventi inattesi (terremoti, danneggiamenti, cedimenti).

Generalità

Il presidio antisismico è un’opera provvisionale per la messa in sicurezza della struttura, spesso caratterizzato da somma urgenza, necessario per scongiurarne il collasso e per evitare il progredire del danno. Generalmente gli interventi di presidio vengono eseguiti mediante puntellazioni, lignee o metalliche, tirantature, ammorsamenti e contraffortamenti, con lo scopo di aumentare le prestazioni della struttura a cui sono applicati, agendo sulle sue capacità di isolamento, smorzamento e dissipazione di energia. La scelta del presidio più idoneo per un edificio prevede la preventiva definizione, sulla base dei cinematismi individuati, dei meccanismi di collasso più probabili della struttura o di alcune sue parti. L’attuale normativa italiana antisismica per gli edifici storici (direttiva presidio c.m. 12/10/2007) suggerisce, per ogni meccanismo di collasso identificato, i possibili elementi di presidio antisismico, che ne abbassino la vulnerabilità.
Per i cinematismi di collasso di ribaltamento delle pareti, o parti di esse, fuori dal proprio piano (che risultano i più frequenti nei fabbricati in muratura con elementi spingenti come archi o volte) i presidio antisismici suggeriti sono l’inserimento di catene longitudinali, contrafforti o corpi addossati nella direzione del ribaltamento (presidio attivo) insieme a un buon ammorsamento con le murature trasversali (presidio passivo). La messa in opera di puntelli inclinati (principali o organizzati in sistemi intermedi quando i solai non costituiscano un efficace vincolo contro lo svergolamento) genera sulle pareti da presidiare un’azione con componente normale al piano, meglio sopportata in corrispondenza delle connessioni con le murature trasversali. In ogni caso lo scopo è trasmettere i carichi raccolti dal puntello alla massa presidiante. Contro i meccanismi di collasso in sommità delle facciate sono efficaci presidio antisismici il collegamento puntuale con gli elementi di copertura, la presenza di controventi di falda e la messa in opera di cordoli leggeri (lignei o metallici reticolari).
I meccanismi di rottura nel piano, evidenti in caso di rotture inclinate (a taglio) o verticali e arcuate (rotazione) insieme a eventuali spanciamenti, trovano il proprio presidio nell’inserimento di catene in controfacciata come anche nella messa in opera di corpi laterali addossati e di contrafforti. I meccanismi di taglio sono contrastati dalla presenza di buoni architravi nelle aperture, mentre le tamponature in muratura rappresentano interventi di presidio efficaci ma invasivi. L‘azione dei puntelli verticali è volta essenzialmente a fronteggiare il dissesto da traslazione verticale.
I meccanismi di collasso degli archi trovano il loro presidio, oltre che nell’inserimento di catene, nella presenza di rinfianchi o frenelli. La costruzione di archi di rinforzo all’intradosso di una struttura voltata è una tecnica premoderna di presidio, che aumentando lo spessore in chiave consente una maggiore variazione della curva delle pressioni e quindi una maggiore stabilità. Attualmente sono efficaci gli inserimenti di nastri in materiale composito all’estradosso completati da frenelli in laterizio.

Bibliografia

Di Stefano R., Il consolidamento strutturale nel restauro tecnico, Napoli, 1990; Giuffré A., Monumenti e terremoti. Aspetti statici del restauro, Roma, 1988; Mastrodicasa S., Dissesti statici delle strutture edilizie, Milano, 1994.

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