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Prònao

Tipi di pronai: a) distilo in antis (Zeus ad Olimpia); b) diviso in navate (Hera III a Samo); c) prostilo tetrastilo (Athena a Poseidonia).
Tipi di pronai: a) distilo in antis (Zeus ad Olimpia); b) diviso in navate (Hera III a Samo); c) prostilo tetrastilo (Athena a Poseidonia).

Definizione – Etimologia

Il termine deriva dal greco πρόναος, composto di προ (davanti) e ναός (cella), e indica il vano d’accesso al corpo principale degli edifici cultuali.

Generalità

Il prònao è un vano solitamente in antis, delimitato cioè lateralmente dal prolungamento delle pareti longitudinali del naos che inquadrano colonne in numero variabile, ma può anche essere prostilo, come nel tempio di Athena a Poseidonia. Nei templi peripteri, il prònao si apre sullo pteron frontale. Si è affermato che il prònao derivi dall’organizzazione planimetrica del megaron dei palazzi micenei, secondo una continuità funzionale della tipologia (ai megara erano assegnate anche le funzioni religiose), tuttavia è forse più probabile che sia uno sviluppo dei vani porticati presenti sulla fronte degli edifici cultuali di età geometrica (modello fittile del tempio di Hera ad Argo).
In area ionica il prònao è generalmente molto profondo e quindi diviso in più navate da file di colonne (tempio di Hera III a Samos, VI sec. a.C.); nella progettazione dorica, invece, il pronao è costituito da una semplice struttura distila in antis, spesso simmetrica all’opistodomo, il vano alle spalle della cella (tempio di Zeus ad Olimpia, metà V sec. a.C.).
L’accezione latina il termine designa non solo il vano antistante la cella, ma anche la sezione del tempio che si proietta verso la fronte dello stesso. Infatti, nel tempio etrusco-italico, il prònao è detto àntica pars e ha una profondità pari a quella della cella (templi di Apollo a Veio e di Giove Capitolino a Roma, VI sec. a.C.). Per l’età romana, precise indicazioni sulla progettazione del prònao sono date da Vitruvio (IV, 4,1).

Bibliografia

Corso A., in Gros P. (a cura), Vitruvio. De Architettura, Torino, 1997, pp. 385, 479; Hellmann M.-Ch., L’architecture grecque. I, Les Principes de la construction, Paris, 2001, p. 74; Lippolis E., Livdiotti M., Rocco G., Architettura greca. Storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, Milano, 2007, pp. 71, 89.

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