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Processo edilizio

Definizione e generalità

Con riferimento alla Norma UNI 10838, è costituito da una “Sequenza organizzata di fasi che portano dal rilevamento delle esigenze della committenza-utenza di un bene edilizio al loro soddisfacimento attraverso la progettazione, la produzione, la costruzione e la gestione del bene stesso”. L’iter parte dalla programmazione, attraversa la progettazione e l’esecuzione, fino all’utilizzazione di un’opera edilizia e alla sua gestione per tutto il ciclo di vita utile. Le quattro fasi operative di programmazione, progettazione, costruzione, gestione, sono identificate come passaggi fondamentali per la sua attuazione. Il processo edilizio ha origine da una disciplina di finanziamenti, primo momento necessario per l’avvio. Un’ulteriore accezione definisce il rilevamento dei bisogni della committenza-utenza come primo momento e la relativa soluzione edilizia come conclusione. Assume connotazioni differenti se è riferito ad un opera pubblica o a una privata, oppure ad un’opera che veda la compartecipazione pubblico-privato ed è caratterizzato dai ruoli degli operatori del processo edilizio, dalle modalità di svolgimento di tali ruoli e dalle relazioni fra essi. Lo sviluppo di un processo edilizio è fortemente condizionato dalle decisioni assunte nella fase di programmazione. La corretta definizione del quadro delle esigenze da parte del committente, il livello di completezza delle analisi, delle verifiche di fattibilità necessarie e del documento preliminare alla progettazione, che costituisce l’anello di congiunzione tra la fase di programmazione e la fase di progettazione, risultano tra gli elementi determinanti la corretta attuazione o la non attuazione del processo edilizio e, in generale, il verificarsi di criticità nel corso dell’iter.

Processo formativo

La sequenza di fasi operative del processo edilizio deriva (storicamente) dal modello artigianale del progettare-realizzare, dalla cultura descrittiva del “costruire a regola d’arte”. Tale modello ha subito, nel tempo, profonde trasformazioni, dovute, inizialmente, all’evolversi della tecnica e all’affermarsi della produzione industriale, che hanno modificato i naturali rapporti tra le diverse fasi del processo e che hanno portato a gradi di complessità di difficile controllo. L’attenzione al processo edilizio si è affermata in Italia – seppur con caratterizzazione profondamente differente da quella attuale – negli anni ’60, a seguito dell’avvento della meccanizzazione del cantiere edile da un lato e con la produzione in officina di componenti dall’altro: quando si è attuata una grande trasformazione dei modi del costruire. A fronte di tale trasformazione, si è andata invece riscontrando una grande arretratezza professionale degli operatori: si è rilevato come il costruire fosse caratterizzato da un processo di fasi e operazioni molto complesse, la cui gestione non poteva più essere affidata agli operatori tradizionali, ma richiedeva un’organizzazione di tipo industriale. La progettazione risultava avulsa dal fenomeno produttivo in atto: da qui, l’esigenza di correlare programmazione, progettazione, scelte tecnologiche e realizzative. Moltissimi studi e ricerche sono stati elaborati, a livello internazionale, negli anni ’60 sull’organizzazione e il trasferimento di informazioni tra gli operatori del processo edilizio e sui possibili modelli attuabili, (tra cui: il Plan of Work pubblicato dal RIBA; il saggio Building as a Process di D. Turin), con influenza sull’evoluzione della “cultura della progettazione” verso la “cultura della realizzazione”.
Tale orientamento, nei decenni successivi, è divenuto, progressivamente, sempre più attento alla necessità di elaborazione di strumenti scientifico-operativi della programmazione (cultura della fattibilità), di controllo della qualità della progettazione, di quella realizzativa e gestionale, attribuendo importanza alle attività di management necessarie per attuare gli interventi edilizi programmati. Da qui, l’attenzione verso il project management e il costruction management, verso le regie del processo edilizio, con particolare interesse alle attività che si collocano a monte della decisione di costruire, oppure a valle della costruzione (gestione e manutenzione). In termini di normativa che regola il processo edilizio delle opere pubbliche, significative innovazioni sono state introdotte dalla legge 11.02.1994, n. 109 e sue modifiche e integrazioni, in particolare relativamente a una maggiore articolazione della fase di progettazione (preliminare, definitiva, esecutiva), alla relativa ridefinizione di elaborati per ciascun stadio e all’introduzione di nuovi ruoli e responsabilità.

Accezione moderna del termine

L’accezione moderna del processo edilizio, con particolare attenzione alle opere pubbliche, è fortemente caratterizzata: dagli scenari economici che investono, in forma significativa, le attività relative all’edilizia; dalla sperimentazione e dalla crescente richiesta di complessità prestazionale dell’architettura contemporanea; dalla complessificazione degli apporti specialistici necessari per la progettazione; dal cambiamento dell’attività progettuale in termini di “obbligo di risultato” e non più “di mezzi”, nei confronti del committente; dal ruolo del committente; dall’importanza assunta dalla funzione di controllo e dai passaggi tecnico-amministrativi; dal ruolo del responsabile del procedimento; dalla presenza di numerosi operatori, variabili in relazione all’intervento; da una molteplicità di attività da svolgere, diversificate, nella loro sequenza e nei contenuti, in relazione alle peculiarità dell’opera e all’iter prescelto per la sua realizzazione; dalle possibilità di ricorrere ad appalti di progettazione e costruzione e di partecipazione, in termini di disciplina dei finanziamenti, dei privati alla realizzazione di un’opera e alla sua gestione; dalle figure introdotte nella filiera costruzione-gestione.
Il processo edilizio può configurarsi attraverso iter differenti a seconda delle relazioni che si instaurano tra i singoli stadi di progettazione e la fase di esecuzione dell’opera, o tra la progettazione e la filiera costruzione-gestione. Non è quindi più identificabile come una filiera unica, con attività propedeutiche l’una all’altra fino alla gestione del bene edilizio.
L’ottica sequenziale secondo la quale il progetto risultava essere elemento centrale e tutta la filiera realizzativa-produttiva ne era conseguenza è ormai superata: per avviare la fase di progettazione è necessario che sia stata svolta un’analisi delle alternative possibili, che sia stata valutata sotto i diversi aspetti la realizzabilità dell’intervento.
In questo quadro, lo studio di fattibilità ha assunto la stessa importanza, se non maggiore, rispetto alla progettazione. L’approccio “per filiere” è quello che più si addice per cogliere la complessità del processo edilizio: i ruoli e le diverse, articolate successioni di attività che svolgono, nella realtà contemporanea, i diversi operatori, con il fine di pervenire a un prodotto di qualità, secondo un’ottica prestazionale, attraverso la riconosciuta importanza da attribuire al ciclo di vita utile dell’edificio, in relazione ai costi e ai tempi.
Infine, due filiere trasversali: la sostenibilità e la sicurezza, percorrono il processo edilizio, investono la programmazione, le filiere del progetto, le diverse modalità di appalto, le filiere della costruzione, quelle della gestione e attraversano il processo tecnico-amministrativo nelle fasi di verifica, approvazione, validazione, collaudo.

Bibliografia

AA.VV., L’invenzione del futuro, Atti del Convegno della SITdA, Firenze, 2008; Del Nord R., Arbizzani E., Modelli di processo edilizio, Firenze, 1986; Palumbo R.(a cura), Processo edilizio. Il Management, Roma, 1997; Sinopoli N., La tecnologia invisibile, Milano, 2007; Spadolini P. (a cura), Design e tecnologia, Bologna, 1974; Zaffagnini M., Progettare nel processo edilizio, Bologna, 1981.
Riferimenti normativi: D.P.R. 207/2010; D.Lgs. del 16.04.2006, n. 163.

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