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Progettazione ambientale

Definizione

Approccio di tipo progettuale basato sull’azione mediatrice dell’architettura come interfaccia tra ambiente naturale e ambiente artificiale. Punto di partenza per la progettazione ambientale è quello di concepire l’architettura come un organismo inserito in maniera sostenibile in un ecosistema, nel quale ogni trasformazione faccia parte di un processo fondato sulla multiscalarità, l’integrazione, l’interdisciplinarietà e l’innovazione tipo-tecno-morfologica dei suoi componenti e sia animato dagli obiettivi di sostenibilità ambientale e di ecoefficienza.

Generalità

Il concetto di “multiscalarità” si riferisce al progressivo cambiamento del modo di concepire il progetto di architettura, a seguito del quale il lavoro dell’architetto, del paesaggista e dell’urbanista non possono e non devono rimanere rigidamente scollegati, ma anzi devono compenetrarsi e integrarsi tra loro per rendere più forte il rapporto tra architettura e ambiente costruito come idea di un ecosistema complesso che può essere controllato solo con una progettazione integrata capace di dominare tutte le scale progettuali, da quella del dettaglio a quella urbanistica.
Per “integrazione” si intende il fatto di pensare l’intervento architettonico come un progetto che si occupi trasversalmente di diversi fattori, che insieme contribuiscano a rendere più completo e complesso l’approccio progettuale. Tali aspetti caratterizzano la progettazione ambientale rendendola multidisciplinare e integrata e rappresentano il punto di partenza fondamentale, il substrato di riferimento, per operare in maniera sostenibile negli insediamenti umani, negli aggregati edilizi, nei singoli edifici. Si tratta di tener conto dei fattori micro ambientali, quelli più propriamente legati all’edificio, al suo interno e al suo immediato intorno, e di quelli macroambientali, articolabili da una parte nei fattori biofisici – costituiti dalle tre sub-componenti ambientali del fattore “suolo” (morfologia e natura del terreno), del fattore “acqua” (risorse idriche e recupero dell’acqua piovana) e del fattore “verde” (vegetazione nei suoi molteplici aspetti) – e dall’altra dai fattori bioclimatici, costituiti dalle altre tre sub-componenti dei fattori di ventilazione, soleggiamento e umidità.
La “interdisciplinarietà” della progettazione ambientale è la chiave strategica per render possibile la messa a sistema degli aspetti ambientali, sociali ed economici, in quanto soddisfa la necessità di coinvolgere e coordinare, in tutte le fasi del processo edilizio e alle diverse scale progettuali, gli specialisti dei diversi settori coinvolti nel progetto ecosostenibile, con obiettivi comuni e strategie concordate e condivise.
A sua volta l’“innovazione”, intesa come manifestazione della creatività scientifica, permette l’acquisizione di strumenti tecnici e conoscenze specifiche per l’ottimizzazione degli scambi bioclimatici e bioecologici tra interno ed esterno, trasferendo nel campo della produzione edilizia i risultati della più avanzata ricerca scientifica interdisciplinare, nel quadro di un processo evolutivo e co-evolutivo del rapporto tra organismo edilizio e ambiente che renda centrale il tema della ecoefficienza. Tale questione rimanda ai concetti di space between di Peter Blundell Jones, life between di Jan Gehl, milieu di Augustin Berque, concetti che intervengono nella ridefinizione della struttura stessa della città, attraverso un ragionamento critico sullo “spazio intermedio”, come spazio deputato a governare i processi di adattamento e mantenimento degli equilibri tra esterno e interno, tra microambiente architettonico e macroambiente esterno, tra fattori microclimatici locali e quelli macroclimatici, dimostrandosi mediatore di tale complessa azione dialettica attraverso i requisiti fondamentali di permeabilità, trasparenza, penetrazione. Questo in relazione al ruolo ambientalmente consapevole che deve essere rappresentato e sostenuto dall’architettura quale sorta di “terzo ambiente”, per arrivare a configurare un intervento progettuale che si dimostri capace di favorire e ottimizzare le regolazioni transitorie tra materiale e immateriale nell’ambito di una scena urbana globalmente ecoefficiente ed ecosostenibile. Il pensiero ecosostenibile considera la città, nel senso più ampio del termine, come un ecosistema sociale complesso, attraversato da flussi di continui processi di cambiamento e sviluppo, che riguardano, tra gli altri, aspetti quali l’energia, le risorse ambientali e la produzione dei rifiuti, combinati e interrelati con fattori storici, culturali, civili, economici e politici. Lo sviluppo umano nell’ottica della progettazione ambientale si colloca dunque sul terreno comune in cui si incontrano le esigenze dell’ambiente, della società e dell’economia, e rappresenta l’integrazione e la sintesi più alta di un ecosistema sociale vivibile, equo e sostenibile.

Processo formativo

È a partire dalle crisi energetiche degli anni ‘60, ‘70 e ’90 che si forma una coscienza ecologica mirata a far fronte innanzitutto ai contingenti problemi energetici, quindi a quelli economici conseguenti, e inevitabilmente (e finalmente) a quelli di tipo ambientale in senso più ampio, che vengono segnalati sin dai primi anni ’60 da quelli che oggi possiamo considerare i “padri fondatori” della disciplina della progettazione ambientale: James Marston Fitch, Victor Olgyay e Roland Knowles, ma che cominciano a emergere con forza a livello di coscienza collettiva solo a partire dal terzo ciclo delle citate crisi. È infatti in particolare negli ultimi vent’anni che emerge con forza e pregnanza l’esigenza di ripensare i modelli progettuali e produttivi – e il concetto stesso di “abitare” e “costruire”, per utilizzare due termini che animano la riflessione geofilosofica contemporanea – nella ricerca di un modello di trasformazione della realtà nuovo, più rispettoso dell’ambiente, meno nocivo e predatorio, in una parola “ecosostenibile”.
A conferma della progressiva e sempre più significativa presa di coscienza che ha attraversato negli ultimi anni trasversalmente tutti i campi del sapere e della cultura in relazione alla questione ambientale, è fondamentale sottolineare come anche il mondo politico e istituzionale si sia ormai schierato a favore di uno sviluppo ambientalmente sostenibile. Le direttive europee 2002/91/CE e 2010/31/UE sul rendimento e sull’efficienza energetica degli edifici dimostrano il cambiamento degli interessi e rappresentano una risposta importante alle necessità di far rientrare all’interno degli impegni politici dei governi e delle amministrazioni locali le questioni della protezione dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, seppur filtrati – è questo il loro limite – dalla sola questione energetica, prevedendone anche una certificazione e un’incentivazione normativa.
L’approccio ecosostenibile si colloca in un campo di intervento ben più ampio, alla base del quale vi è la chiara consapevolezza che non è più ecologicamente sostenibile un ambiente costruito caratterizzato da un metabolismo che si fonda sul continuo aumento e sfruttamento di risorse e di energie non rinnovabili, con il conseguente aumento e produzione di inquinanti e rifiuti, e con effetti disarmanti sull’intero ecosistema. Si tratta di ripensare il rapporto stesso tra uomo e natura, che rimetta in discussione il concetto hegeliano di “supremazia dell’uomo” e per ridimensionare l’azione della mano dell’uomo per “dominare” e per “umanizzare” la natura. In questo senso è il pensiero di Heidegger a riequilibrare l’ambiguità tra uomo e natura, risolvendola nel concetto più ampio di Ort und Gegend (di contrapposizione tra “spazio familiare e locale” e “spazio più ampio e globale”), dove è centrale l’inserimento del progetto in uno spazio non concluso, concetto poi sviluppato da Serres nella dialettica tra “locale e globale”. Ed è la controcultura contemporanea, ripercorribile nelle sue tante tappe da Andrè Gorz a Murry Bookchin, a individuare nella creatività umana il pilastro che possa reggere l’equilibrio e risolvere il rapporto tra luogo racchiuso di dimensione locale e libera vastità dello spazio globale.
È in questo senso e in quest’ottica che si chiarisce e si delinea il ruolo portante per la nostra società e il nostro futuro della progettazione ambientale, delle sue metodologie e dei suoi strumenti tecnico-operativi. Basti pensare che è nel settore edilizio, nella sua gestione e nel suo mantenimento, che è impiegato più del 40% dell’energia totale utilizzata negli insediamenti umani a livello planetario. Oggi più che mai si pone l’accento su un nuovo modo di fare architettura, con obiettivi più complessi di quelli definiti da epoche precedenti, che abbia come requisiti fondamentali la relazione tra ambiente e attività dell’uomo e che tenda a raggiungere una qualità della vita più elevata attraverso l’impiego più consapevole delle tecnologie disponibili, ecologicamente responsabili, economicamente praticabili e che mirino a un miglior rendimento delle fonti energetiche rinnovabili. In questo quadro è fondamentale e fondativo considerare il ruolo della tecnologia nel perseguimento operativo e strumentale di tali obiettivi, nel significato propositivo e positivo che storicamente le ha assegnato Giuseppe Ciribini nel suo concetto di “cultura tecnologica della progettazione”. La caratteristica più interessante dell’architettura sostenibile dell’ultima generazione è difatti quella di aver rappresentato, sulla base di quanto prefigurato da Eduardo Vittoria, un nuovo campo di indagine e di applicazione strettamente correlato ad altri settori disciplinari, dalle discipline ecologiche alle scienze naturali, e di aver sviluppato nuove strategie d’azione nel campo del costruito, con attenzione al rispetto dell’ambiente, grazie al supporto e al contributo della tecnologia. Si potrebbe infatti affermare che la tecnologia possa accompagnare quel passo in avanti verso il recupero di una serie di esempi e soluzioni del passato che applicavano e utilizzavano, già in maniera sofisticata ed ambientalmente consapevole, le risorse della natura; un’implicita sapienza del “fare bioclimatico”, di cui oggi non si può più non tener conto, che va dalle torri del vento iraniane ai Dammusi di Pantelleria, dagli insediamenti indiani di Mesa Verde ai Sassi di Matera. Le tendenze progettuali degli ultimi anni hanno impostato il tema centrale di queste riflessioni sul rapporto tra costruzione e ambiente e sul dialogo tra principi di ecoefficienza e di sostenibilità ambientale e ruoli dell’innovazione tecnologica quale strumento per dare voce ed attuazione a tali obiettivi.

Indirizzi strategici

Alla luce dei molteplici studi in campo disciplinare a livello nazionale e internazionale, si può al momento evincere un quadro di strategie e strumentazioni possibili, che possono intervenire nella complessità del progetto ambientale, caratterizzandone il suo aspetto ecosostenibile, un quadro che in sintesi può articolarsi come segue:

1) estensione della valutazione di ecosostenibilità al sito inteso come spazio con cui entrare in relazione progettuale attraverso la conoscenza e valutazione dei seguenti fattori ambientali:

  • dati macro e microclimatici complessivi;
  • grado di esposizione e soleggiamento con relativa durata e intensità della radiazione solare e delle condizioni di ombreggiamento;
  • dimensione e volume degli edifici circostanti;

2) importanza del fattore biofisico dell’acqua su scala microambientale, con particolare attenzione a:

  • sistema idrologico con relative falde, canalizzazioni, acque superficiali, specchi d’acqua;
  • raccolta e rimessa in circuito delle acque piovane;
  • filtraggio e depurazione delle acque grigie;
  • fitodepurazione;

3) attenzione all’uso della vegetazione come fondamentale componente ambientale del progetto ecosostenibile, in particolare per:

  • utilizzo a fini di rifornimento di ossigeno;
  • mitigazione del surriscaldamento estivo attraverso evapotraspirazione e ombreggiamento;
  • protezione dal freddo invernale come frangivento o doppia pelle;

4) utilizzo di dispositivi tecnologici bioclimatici “passivi” che, tra le principali funzioni, sono in grado di fornire significativi contributi per:

  • garantire un buon livello di illuminazione naturale, attraverso il posizionamento intelligente delle aperture e delle superfici vetrate alla luce degli studi sul soleggiamento e attraverso l’eventuale utilizzo di vetri speciali e di sistemi di riflessione della luce;
  • consentire il riscaldamento passivo senza l’impiego di energia grazie all’utilizzo di materiali massivi di accumulo o sistemi di guadagno diretto e indiretto per irraggiamento come la buffer zone, la serra solare o il pozzo solare;
  • ottimizzare il raffrescamento passivo consentendo un sapiente uso delle masse termiche e della loro inerzia, un attento ombreggiamento estivo tramite l’uso di vegetazione caducifoglie, sistemi di brise-soleil in facciata regolabili (schermatura solare), o attraverso l’integrazione dell’acqua nel progetto;
  • garantire la ventilazione naturale anche per contribuire al raffrescamento estivo e al controllo termoigrometrico interno attraverso sistemi di canali sotterranei o di ventilazione con torri e camini del vento e il giusto dimensionamento e posizionamento delle aperture;
  • controllare l’isolamento termico attraverso l’uso di materiali ad alta capacità termoisolante o attraverso l’ausilio di tetti e pareti esterne vegetali;
  • controllare l’umidità interna attraverso l’uso di materiali termotraspiranti e una buona ventilazione.

5) integrazione nel progetto ambientale dei sistemi di utilizzo diretto dell’energia da fonti rinnovabili, quali ad esempio:

6) impiego di materiali bioecologici e ad alto rendimento energetico, con particolare riferimento all’uso di materiali:

  • ecologici ed ecocompatibili;
  • ad alta efficienza energetica;
  • a bassa conduttività termica negli involucri edilizi;
  • ad alto grado di riciclabilità;
  • permeabili e altamente traspiranti per uso di esterni.
Bibliografia

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