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Protocollo tecnico

Definizioni – Etimologia

Il termine trae origine da prōtokollon, in greco prõtos (primo) e kólla (colla): il primo foglio di un rotolo di papiro costituito dalla giustapposizione, per mezzo di colla, di più fogli. Nel latino medioevale protocollum indicava il primo foglio di un codice, di un documento.
Il concetto di protocollo assume accezioni diverse: può essere riferito ad un registro (per la trascrizione degli atti notarili o di documenti amministrativi in partenza e in arrivo presso un determinato ufficio), o a un’insieme di regole comportamentali associate ad una sequenza di azioni (nel diritto internazionale per la stipula di accordi, nel campo dell’informatica per scambiare informazioni e dati).
Nel campo medico il protocollo indica uno schema predefinito per la diagnostica che descrive la progressione degli atti da compiere per conseguire l’obiettivo dato, assumendo un carattere prettamente operativo.

Protocollo tecnico

Nella locuzione l’aggettivo può essere interpretato in senso rafforzativo. “Tecnico” è ciò che riguarda quel complesso di norme che regolano l’esecuzione pratica e strumentale di un arte, di una scienza, di una attività. Di fatto, il protocollo tecnico predispone l’attuazione di lavori, siano essi di natura intellettuale e/o materiale, indicando regole riconosciute e condivise tra due o più soggetti, associate ad una sequenza di azioni che riguardano un’esecuzione pratica riferita a particolari condizioni.
Il protocollo tecnico non va confuso con una mera procedura, sebbene indichi sequenze logiche, né con un dettato normativo, nonostante contenga in sé delle regole. Esso è piuttosto un documento che indica obiettivi condivisi, finalità, criteri, modalità e sequenzialità di azioni.
Per queste caratteristiche, il protocollo tecnico ha trovato un vasto campo di applicazione anche nel settore edilizio come supporto decisionale. Come strumento di indirizzo, nonché di controllo e verifica della qualità del progetto, permette infatti di controllare in progress le prestazioni richieste (isolamento, accessibilità ecc.), indirizzando le scelte tecniche verso le più opportune soluzioni di dettaglio.
Il documento stipulato tra due o più soggetti, può contenere linee guida per la progettazione, modelli di valutazione, procedure da istruire e quant’altro possa essere utile a garantire il raggiungimento degli obiettivi comuni prefissati.
Uno dei possibili campi di applicazione è quello della cura e della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, dove sono stati sperimentati schemi comportamentali atti a garantire le scelte più appropriate a condizioni specifiche rilevate (Sistema di Protocolli Tecnici).
Protocolli sono stati adottati per orientare progettisti e amministrazione pubblica verso buone pratiche d’intervento per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente e del territorio. Alcune regioni italiane, ad esempio, hanno adottato il Protocollo Itaca recependo gli indirizzi del Protocollo di Kyoto (allegato alla Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici).
Altre applicazioni riguardano l’esercizio professionale. I “Protocolli prestazionali per l’edilizia privata di nuova costruzione” (C.N.A.P.P.C., 2009) chiariscono diritti e obblighi della committenza e dei progettisti, indicando gli standard per la corretta esecuzione dell’incarico.

Bibliografia

Curwell S.R., Deakin M., Symes M., Sustainable Urban Development: The framework and protocols for environmental assessment, Londra, 2005; Franceschi S., Il progetto di restauro. Protocolli operativi, Firenze, 2003; Lauria M., I protocolli per l’uso della conoscenza, in NESI A. (a cura), Normativa tecnica locale per il progetto dell’esistente premoderno, Roma, 2002;

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