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Psicologia della forma

La camera distorta di Ames, evocando un ambiente regolare, dimostra il funzionamento per "modelli mnemonici" dell'apparato percettivo umano.
La camera distorta di Ames, evocando un ambiente regolare, dimostra il funzionamento per "modelli mnemonici" dell'apparato percettivo umano.

Definizione

Si riferisce in generale al ruolo interpretativo della psiche nella percezione visiva delle forme. In senso specifico, con “Psicologia della forma” (Gestaltpsychologie) si intende il movimento di pensiero che ha origine in Germania agli inizi dello scorso secolo ad opera di Kurt Koffka, Wolfgang Köhler e Max Wertheimer e si afferma successivamente negli Stati Uniti.
Esso sostiene, contrariamente alla posizione strutturalista ed introspezionista, che l’atto percettivo completo non è identificabile nella somma delle sue componenti, poiché gli organi di ricezione sensoriale tendono ad associare e organizzare gli stimoli in modo che ogni giudizio qualitativo o quantitativo non possa mai prescindere dalla totalità dell’organismo percepito. Le conseguenze sul piano della percezione sono notevoli e influenzano il mondo dell’arte nonché gli ambiti della psicologia cognitiva e della percezione visiva.

Generalità

La Psicologia della forma ipotizza l’esistenza di leggi percettive universali ed eterne, non mutuabili dall’esperienza, che strutturano il campo fenomenico e che sono legate a un fenomeno di influenze magnetiche detto “isomorfismo”, per cui in sede cerebrale si stabilirebbero corrispondenze morfologiche tra realtà esterna e stimoli percepiti. Queste leggi dipenderebbero dalle proprietà figurative degli oggetti, soprattutto di tipo geometrico e relazionale quali la “buona forma”, la “costanza della dimensione”, la “vicinanza”, la “somiglianza”, la “buona continuazione”, il “destino comune” e definirebbero una cosiddetta “pregnanza” caratteristica di ogni configurazione percepita.
Questa concezione è contestata da movimenti successivi, quali il New Look of Perception, a opera soprattutto di Jerome Bruner che pone le basi della moderna psicologia cognitiva. Nel quadro dell’esistenzialismo di J.P. Sartre, si sostiene che i processi percettivi sono continuamente mutevoli e dipendenti dall’esperienza passata dell’individuo, nonché dalla continua evoluzione dell’apprendimento. La percezione sarebbe quindi un processo orientabile secondo necessità, capace di esplorare la realtà al fine di selezionare l’utile (da memorizzare) scartando l’inessenziale (da ignorare e dimenticare). Sulla stessa linea si afferma la teoria ecologica di J.J. Gibson (1966) per la quale il processo di percezione é volto al raggiungimento di un fine e quindi da questo influenzato.
Il pensiero “gestaltico” si collega a varie questioni di percezione della realtà molto dibattute, quali le distorsioni dimensionali apparenti e i problemi di valutazione della profondità (A. Ames), le illusioni ottiche” o, meglio, le “illusioni percettive” (R.L. Gregory), le cosiddette “figure ambigue” e le “figure impossibili” utilizzate spesso sia a sostegno della Gestaltpsychologie che a sua contestazione, nonché gli studi sulle “prospettive illusorie” rinascimentali (Borromini, galleria di palazzo Spada a Roma; Bernini, scala Regia in Vaticano; Bramante, coro di Santa Maria presso S. Satiro a Milano) e sulle architecturae pictae barocche (A. Pozzo, cupola di Sant’Ignazio a Roma) che sono storici artifici di illusione prospettica chiamanti in causa il rapporto tra situazione reale e apparenze percepite.

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