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Quadriportico

Veduta della basilica di S. Pietro in Vaticano con i resti del quadriportico, edita da Antonio Lafrery (1575).
Veduta della basilica di S. Pietro in Vaticano con i resti del quadriportico, edita da Antonio Lafrery (1575).

Definizione – Etimologia

Derivato dal latino tardo quadriporticus, indica l’insieme costituito da quattro portici collegati tra loro a delimitare uno spazio scoperto quadrato o rettangolare, in genere chiuso verso l’esterno. Il termine sarebbe quindi applicabile a una svariata casistica di oggetti architettonici, comprendenti ad esempio i peristili e gli atrii delle domus romane o i cortili dei palazzi rinascimentali e barocchi o, ancora, i chiostri dei monasteri, le piazze porticate ecc., ma in genere è utilizzato in ambiti precisi.

Antichità classica

I portici in generale ebbero grande importanza nell’architettura antica e il quadriportico ne rappresentò spesso la versione più monumentale, in relazione ad usi sia civili sia religiosi. In quest’ultimo caso al centro poteva trovarsi un tempio o un altare. Presenti già nella Grecia classica, ebbero un particolare sviluppo durante l’ellenismo in parallelo ad altre soluzioni architettoniche come la porticus triplex in cui manca il colonnato su un lato. I romani accettarono e svilupparono il tipo: Vitruvio lo ricorda come spazio retrostante ai teatri (porticus post scaenam), che assunse proporzioni monumentali nella stessa Roma, come dimostra il quadriportico annesso al teatro di Pompeo. Ancora dentro l’Urbe si possono ricordare tra gli altri esempi la porticus Metelli e gli stessi Fori imperiali, mentre imponenti quadriportici si trovano in tutto il mondo romano, come a Leptis Magna o a Gerasa.

Architettura religiosa cristiana

Nell’architettura paleocristiana il quadriportico, chiamato anche atrio, trovò una certa diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo come elemento antistante l’ingresso delle basiliche. Priva di fondamento sarebbe la sua funzione di spazio destinato in maniera specifica ai catecumeni e ai penitenti e non sembra possibile individuare per esso una precisa funzione liturgica, che avrebbe del resto richiesto una maggiore e sistematica presenza. Esso fu probabilmente solo un modo di conferire prestigio ai luoghi di culto; in altre parole fu un’estensione al luogo sacro cristiano dei procedimenti formali dell’architettura ufficiale di rappresentanza, e infatti in genere è presente in importanti edifici cittadini. In ogni caso, quando era presente, fu utilizzato anche per accoglienza o elargizioni ai poveri, ed ebbe in genere una funzione cimiteriale.
La sua diffusione e importanza fu senza dubbio legata all’essere presente nei principali edifici della cristianità come S. Pietro in Vaticano e S. Paolo fuori le Mura a Roma, la Natività di Betlemme e il S. Sepolcro del Golgota. Per quanto riguarda l’esempio più famoso, il quadriportico vaticano, esso, che risaliva alla fondazione costantiniana e di cui rimangono solo testimonianze grafiche, è ricordato per la prima volta da Paolino di Nola nel 397 in relazione a un banchetto funebre. Egli ricorda anche l’esistenza al centro di una fontana (cantharus) usata per le abluzioni. Per il quadriportico vaticano è anche attestato l’appellativo di paradisus, termine che risulta esteso ad altri edifici in età carolingia e per il quale si discute se dipenda dal significato del termine in greco, giardino, o dall’essere spazio destinato alle sepolture.
Apparentemente scomparso tra VII e VIII sec., il quadriportico ricomparve in edifici legati a movimenti cosiddetti di rinascita caratterizzati dalla ripresa di modelli paleocristiani, come nel caso dell’architettura carolingia: ad esempio nell’822 l’abbaziale di Fulda fu dotata sul lato ovest di un quadriportico “romano more” e nel IX secolo a Roma il quadriportico fu adottato nelle basiliche di S. Prassede e dei Ss. Quattro Coronati. In seguito si ritrova più sporadicamente, ma in esempi comunque significativi come in S. Ambrogio a Milano (ricostruito nel XI sec., su preesistente del IX sec.), S. Clemente a Roma (XII sec., anch’esso su preesistente del IV-VI sec.), nell’abbaziale desideriana di Montecassino (XI sec.), nella cattedrale di S. Matteo a Salerno (XI sec.) o, ancora, fuori dall’Italia nell’abbazia benedettina di Maria Laach in Germania (XI-XII sec.).
Anche dopo la fine del Medioevo non mancarono esempi di ripresa come testimoniano nel Rinascimento il quadriportico di S. Maria Nuova ad Abbiategrasso o il quadriportico di S. Maria Maddalena dei Pazzi a Firenze progettato da Giuliano da Sangallo, con architravi poggianti su eleganti colonne ioniche o ancora il quadriportico antistante S. Maria presso S. Celso a Milano, realizzato tra 1505 e 1513 su progetto di Cristoforo Solari (in realtà ha solo tre bracci porticati).
Il significato implicito di ritorno alla purezza delle origini cristiane testimoniato dalla presenza del quadriportico davanti alle chiese è testimoniato dalle Instructiones fabricae di san Carlo Borromeo (1577), testo che incarna lo spirito posttridentino. Questi infatti vi prescriveva: “Vi sarà davanti alla chiesa un atrio […] cinto da ogni parte di portici”, anche se ammetteva che “se poi per la scarsezza di spazio o per motivi economici non è possibile costruirlo, si faccia in modo che davanti alla chiesa vi sia almeno un portico”. Tra gli altri esempi italiani si ricordano il quadriportico di S. Gregorio al Celio a Roma del 1633 progettato da Giovanni Battista Soria, o quello di S. Maria dei Servi a Bologna, iniziato alla fine del XIV secolo e completato nel 1846, mentre in età contemporanea si possono citare la ricostruzione a seguito dell’incendio del 1823 del quadriportico di S. Paolo fuori le Mura (1890-1928) su progetto di Guglielmo Calderini, o sempre a Roma la realizzazione di quello di S. Anselmo sull’Aventino (1892-96), opera di Francesco Vespignani.

Quadriportici cimiteriali

Lo spazio circondato da portici fu tra l’altro adottato per i cimiteri, spesso utilizzando per esso il termine quadriportico più o meno in modo proprio. Nel Medioevo famoso esempio è il Campo santo monumentale di Pisa (fine del XIII sec.). Tale tipologia ebbe particolare diffusione nel periodo neoclassico a seguito dell’editto di St.-Cloud (1804), con cui Napoleone vietò la sepoltura nelle chiese e dentro gli abitati dando così impulso alla costruzione di nuovi cimiteri. In Italia tra i più famosi il quadriportico di Reggio Emilia di Domenico Marchelli, iniziato nel 1807, il quadriportico del cimitero di Poggioreale a Napoli, il quadriportico monumentale del Verano a Roma. Quest’ultimo, costruito su progetto di Virginio Vespignani tra 1856 e 1874 per assolvere alle necessità dell’Urbe, è costituito da un ampio spazio rettangolare circondato da portici ad arcate suddiviso in quattro riquadri, il cui asse longitudinale conduce alla piccola chiesa di S. Maria della Misericordia che si erge su una breve scalinata e interrompe la continuità del portico di fondo.

Bibliografia

Cardilli L., Cardano N. (a cura), Percorsi della memoria: il Quadriportico del Verano, Roma, 1998;
Grosa P., L’architecture romaine du dèbut du IIIͤ siècle av. J.-C. à la fin du Haut-Empire, 1 Les monuments publics, Paris, 1996, in part. pp. 95-120; Patetta L., Permanenze medievali a Milano nei secoli XVI e XVII, in Simoncini G. (a cura), Presenze medievali nell’architettura di età moderna e contemporanea, Milano, 1997, pp. 142-150; PicardJ.-C., Évêques, saints et cités en Italie et en Gaule. Études d’archéologie et d’histoire, École française de Rome, 1998; Testini P., Archeologia Cristiana, II ed. aggiornata, Bari, 1980.

Ricostruzione della pianta della basilica dei Ss. Quattro Coronati nel IX sec. (Lia Barelli).

Ricostruzione della pianta della basilica dei Ss. Quattro Coronati nel IX sec. (Lia Barelli).

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