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Qualità del prodotto

Standard di certificazione della qualità ambientale degli edifici correntemente in uso nei vari paesi.
Standard di certificazione della qualità ambientale degli edifici correntemente in uso nei vari paesi.

Definizione

Le norme UNI sulla qualità definiscono la qualità di un prodotto come “l’insieme delle caratteristiche che gli conferiscono la capacità di soddisfare esigenze espresse o implicite”. L’individuazione e la valutazione di tali caratteristiche in funzione della molteplicità delle esigenze appare particolarmente complessa a causa della riconosciuta specificità del settore edilizio e del suo output finale, l’edificio. In tale ambito un prodotto può essere considerato un edificio, ovvero un prodotto edilizio, ma anche un suo singolo elemento: in tal caso si fa riferimento ai prodotti per l’edilizia, ovvero a prodotti che richiedono in cantiere operazioni di integrazione e/o montaggio per conformare l’opera edilizia.

Generalità

La qualità di prodotto può essere graduata in valori indicativi, anche se non esclusivamente numerici, che indichino la minore o maggiore capacità di un prodotto di soddisfare i requisiti che ne hanno guidato la sua progettazione e realizzazione. Gli obiettivi di tipo qualitativo e quantitativo richiesti dalle normative (relativi a prestazioni, specifiche tecniche, impatti ambientali ecc.) possono essere assicurati da sistemi di valutazione delle prestazioni dell’edificio, in molti casi di tipo multicriterio, che prendono in considerazione le caratteristiche costruttive e manutentive, ma anche la congruenza documentale e normativa, oppure tramite strumenti volontari di certificazione di conformità, come etichette e dichiarazioni, volti alla comunicazione delle prestazioni dei prodotti per l’edilizia.
Il quadro delle metodologie multicriterio è particolarmente complesso e tuttora in mutamento, sviluppandosi di pari passo con le innovazioni che avvengono nella ricerca di più articolati strumenti di valutazione delle prestazioni di un edificio. I sistemi multicriterio (LEED, HQE, CASBEE, CasaClima, SB100 ecc.) si articolano in genere secondo una serie di requisiti di tipo ambientale, rispetto ai quali viene definita una prestazione attesa verificabile tramite specifici indicatori. A questi indicatori viene assegnato un punteggio e dalla somma pesata si ottiene una valutazione finale complessiva dell’edificio. Tali sistemi sono definiti a punteggio in quanto sono formulati sotto forma di check‐list e vengono impiegati con l’obiettivo di emettere un documento informativo – certificazione – relativo al grado di qualità energetico‐ambientale del “prodotto” edificio.
Tra gli strumenti che possono garantire la qualità dei prodotti per l’edilizia e la rispondenza tra le prestazioni dichiarate e quelle effettivamente fornite, particolarmente rilevante appare la Direttiva CEE 89/106 Prodotti da Costruzione (CPD), recepita in Italia con il d.p.r. 246/93, che regola l’offerta di materiali e prodotti da costruzione. Finalizzata a permettere il libero scambio dei prodotti fra gli Stati Membri dell’Unione Europea, la Direttiva 89/106 fissa specifici requisiti essenziali che tali prodotti devono assicurare e regolamenta le modalità per la loro produzione, marcatura e commercializzazione. Secondo la legislazione nazionale e comunitaria le opere edilizie devono quindi essere realizzate utilizzando prodotti marcati CE: un vincolo che garantisce l’utilizzatore finale sul rispetto di caratteristiche di qualità e sicurezza dei prodotti in quanto strettamente legate a specifici protocolli di verifica, nonché ad una puntuale e preliminare individuazione di metodi, tipi e tempi dei controlli di qualità.
La diffusione dei temi della sostenibilità ambientale degli interventi edilizi ha reso necessaria la definizione di standard di qualità e di sistemi di valutazione dei parametri di sostenibilità anche dei prodotti per l’edilizia, condivisi, riconoscibili e quindi controllabili attraverso sistemi di certificazione. Secondo la classificazione introdotta dalla norma UNI EN ISO 14020, le certificazioni ambientali di prodotto costituiscono un set di strumenti volontari che mirano a sviluppare la domanda di prodotti e servizi con bassi impatti ambientali fornendo informazioni sul ciclo di vita al fine di indirizzare la richiesta dei consumatori. Esistono tre tipi di “marchi” ecologici:

  • etichetta Ecolabel (Tipo I – ISO 14024) che viene rilasciata da un organismo indipendente solo a prodotti che superano specifici requisiti ambientali minimi (emissioni, energia, ecc.); dello stesso tipo sono anche il Blaue Engel tedesco, il canadese EcoLogo, il White Swan dei paesi scandinavi, il giapponese Eco Mark ecc.;
  • autodichiarazione (Tipo II – ISO 14021) utile a comunicare specifiche informazioni su aspetti ambientali dei propri prodotti e servizi; in questo caso non c’è certificazione da parte di organismi indipendenti né una soglia minima di accettabilità, e l’attendibilità delle informazioni fornite dai produttori è rimandata alla serietà dell’azienda dichiarante;
  • EPD Environmental Product Declaration (Tipo III – ISO 14025); in Italia DAP – Dichiarazione Ambientale di Prodotto, è un processo volontario di certificazione nel quale l’azienda redige un documento che sintetizza le prestazioni energetiche e ambientali del prodotto, seguendo uno schema predefinito.

A differenza delle certificazioni di Tipo I e II, che si configurano come strumenti business to consumer, le certificazioni di Tipo III si presentano come strumenti business to business, ovvero destinate prevalentemente all’ambito dei rapporti tra aziende. Lo schema di certificazione EPD fornisce infatti dati quantitativi sul profilo ambientale di un prodotto attraverso schemi o diagrammi che presentano l’insieme degli indicatori ambientali associabili. Tale schema viene completato con l’interpretazione delle informazioni in modo da permettere il confronto delle caratteristiche ambientali acquisite da prodotti e servizi. La EPD permette la trasmissione delle informazioni sia al sistema produttivo che al consumatore finale, facilitando inoltre il processo dello sviluppo produttivo e il miglioramento continuo dei Sistemi di Gestione Ambientale. In particolare, la certificazione EPD prevede che:

  • l’azienda effettui una analisi ambientale del prodotto basandosi sulla metodologia dell’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment);
  • i dati siano elaborati e pubblicati seguendo apposite linee guida redatte per ciascuna categoria di prodotto;
  • la convalida delle informazioni sia effettuata da organismi competenti accreditati da istituzioni pubbliche sulla base di apposite linee guida.

Per rendere le EPD fra loro comparabili, e pertanto di utilizzabilità generale da parte del mercato, vengono predisposti requisiti specifici, comuni a determinate categorie di prodotti (servizi), tramite appositi documenti denominati Product Specific Requirements (PSR) oppure Product Category Rules (PCR) che definiscono le regole da adottare per la redazione di LCA ed EPD comparabili tra loro per una specifica categoria omogenea di prodotti. Tali documenti sono generalmente elaborati nell’ambito di collaborazioni tra le parti interessate (associazioni industriali, utilizzatori, università, organismi di certificazione ecc.), secondo meccanismi del tutto analoghi a quelli adottati per gli altri schemi di certificazione di prodotto.

Bibliografia

Franchino R. (a cura), Materiali e prodotti per il controllo della qualità in edilizia, Firenze, 2005; Lavagna M., Life Cycle Assessment in edilizia. Progettare e costruire in una prospettiva di sostenibilità ambientale, Milano, 2008; Torricelli M.C., Normazione, qualità, processo edilizio, Firenze, 1990.

Principali marchi ecologici utilizzati in ambito internazionale attestanti le prestazioni ambientali di un prodotto.

Principali marchi ecologici utilizzati in ambito internazionale attestanti le prestazioni ambientali di un prodotto.

 

 

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