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Qualità

Definizione

Proprietà riferita a un prodotto (qualità di prodotto) o a un sistema (qualità di sistema), definita dall’insieme delle caratteristiche che conferiscono la capacità di conseguire gli obiettivi, di tipo qualitativo e quantitativo, che hanno motivato la realizzazione del prodotto o il funzionamento del sistema. La qualità è espressa dalla capacità di soddisfare adeguatamente le esigenze degli utilizzatori dei prodotti o dei servizi. La norma ISO 8402 (1988), che fornisce la prima definizione chiara e completa della qualità in campo industriale, definisce infatti la qualità come l’insieme delle proprietà e delle caratteristiche di un prodotto o di un servizio che gli conferiscono l’attitudine a soddisfare bisogni espressi o impliciti. La norma UNI EN ISO 9000 (2005) definisce la qualità come il grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche (di un prodotto, servizio, processo ecc.) soddisfa i “requisiti”, laddove per “requisito” si intende un’esigenza o un aspettativa che può essere espressa, generalmente implicita o cogente.
La qualità è data dal rapporto che intercorre tra una realizzazione e un’attesa (in termini prestazionali), poiché esprime il grado di corrispondenza tra le aspettative dell’utilizzatore/fruitore e il prodotto/servizio offerto. Il livello di qualità sarà tanto più elevato quanto maggiore sarà la sovrapposizione tra le aspettative e le prestazioni del prodotto o del servizio.
Il concetto di qualità si riferisce alle caratteristiche d’uso e fruizione, di sicurezza, efficienza, conformità alle norme e, più in generale, di rispondenza ai requisiti e di efficacia e utilità delle prestazioni, estendendosi anche ai valori estetici e culturali. La qualità è un concetto dinamico nel tempo, tendente a evolversi seguendo il mutare delle condizioni socio-economiche e del quadro esigenziale degli utilizzatori dei prodotti e dei servizi.

Origini ed evoluzione del concetto di qualità

Il concetto di qualità risulta definito, seppure in termini generali, sin dal 350 a.C.: Aristotele definiva infatti la “qualità” come la “caratteristica più vicina all’attesa del soggetto”. Con lo sviluppo del pensiero scientifico, soprattutto tra il finire del XVI secolo e la prima metà del XVII (Bacone, Galileo, Cartesio) furono messi in luce gli aspetti e le regole della connessione tra pensiero e azione, alla base dei sistemi di gestione per la qualità. Cartesio (1596-1650), sulla base del pensiero di Bacone teorizzò le regole per “pensare e agire” (evidenza, analisi, sintesi, controllo).
Tuttavia fu nel periodo della prima rivoluzione industriale (XVIII secolo), quando ci fu una notevole spinta verso il passaggio dalla produzione artigianale a quella industriale, che il concetto di qualità divenne ancor più formalizzato, in rapporto al fatto che cominciò a essere chiaro che i risultati qualitativi, nell’ambito della produzione industriale, dipendevano sempre più da una adeguata progettazione e formalizzazione dei processi produttivi, risultando al contrario sempre meno dipendenti dalle specifiche capacità dei singoli operatori. Negli anni tra il 1890 e il 1910 vennero per la prima volta definiti e inquadrati i temi e le metodiche essenziali per la gestione della produzione industriale: con gli studi dell’ingegnere statunitense Frederick Winslow Taylor (1856-1915) cominciarono ad affermarsi i principi dell’organizzazione scientifica del lavoro e dello scientific management, dove il termine scientific significa “metodico e sistematico” e il termine management si riferisce a tutti gli aspetti della gestione del processo di produzione, dalla progettazione alla programmazione, fino allo sviluppo sistematico delle risorse umane. Taylor trasportò l’impostazione del pensiero scientifico cartesiano nell’organizzazione del lavoro, conferendo una impostazione scientifica a tutte le operazioni di qualsiasi lavoro svolto dagli operai e scomponendo scientificamente i procedimenti lavorativi.
Una vera e propria codificazione dei modelli produttivi e organizzativi, nei diversi settori delle attività produttive, avverrà però solo nel secondo dopoguerra, quando strutture come l’ISO (International Organization for Standardization) in particolare, sulla base di quanto già fatto da altre organizzazioni internazionali operanti in specifici settori, elaborano strumenti e norme in grado di consentire l’aumentare dell’efficienza dei sistemi qualità e, più in generale, della qualità dei prodotti e dei servizi offerti. L’ISO si muove perseguendo l’affermazione e la diffusione della “cultura della qualità”, mettendo in essere un processo di raccolta, analisi e valutazione di best practices relative alle strategie direzionali, organizzative e gestionali, che porta nel 1987 alla pubblicazione delle norme ISO 29000, conosciute come ISO 9000 in seguito al primo aggiornamento avvenuto nel 1994, contenente i requisiti per la progettazione, per l’implementazione e per il mantenimento nel tempo di un sistema qualità.
Le norme ISO 9000 formalizzarono per la prima volta il concetto di quality assurance, ponendo l’attenzione sulla garanzia della qualità del prodotto mediante la prevenzione della non conformità e la soddisfazione dell’utente attraverso la conformità ai requisiti specifici. Nel 2000 le norme ISO 9000 vennero emesse in terza edizione (ISO 9000:2000), con una rielaborazione che faceva riferimento non più a un modello organizzativo ma a un sistema di gestione caratterizzato da un “approccio per processi”.

Componenti della qualità

La qualità può essere definita attraverso 8 componenti (David Garvin, 1987):

  1. la prestazione;
  2. l’affidabilità;
  3. la durata;
  4. la manutenibilità;
  5. gli aspetti formali;
  6. la funzionalità;
  7. la qualità percepita;
  8. la conformità alle norme.

La qualità risulta pertanto come il punto di incontro tra i differenti requisiti e i diversi aspetti esigenziali appartenenti alle diverse componenti sopra elencate.

Determinazione della qualità

Per ottenere un prodotto o un servizio di qualità è necessaria una gestione “per la qualità” dei relativi processi realizzativi/operativi, ovvero un sistema di gestione che controlli e garantisca che tutte le specifiche fasi operative e i processi siano realizzate con modalità definite e controllate. A tal fine vi sono specifiche norme che regolamentano e governano il sistema di gestione per la qualità.

Gli ambiti di applicazione in edilizia

I metodi e gli strumenti preposti alla gestione per la qualità nel settore dell’edilizia possono essere articolati secondo le fasi del processo edilizio oppure in funzione del prodotto edilizio e classificati pertanto su tre livelli:

  1. processo edilizio;
  2. prodotto alla scala dei materiali e degli elementi tecnici;
  3. prodotto alla scala del sistema edificio.

Fondamentalmente, in riferimento al processo edilizio, la qualità può essere espressa in seguito all’applicazione di norme specifiche, quali le ISO 9000, le ISO 14000/EMAS, oppure in seguito alla conformità con la specifica normativa di settore (es. legge Merloni n. 109/1994). In relazione ai prodotti alla scala dei materiali e degli elementi tecnici, anche norme come le ISO 14020 (dichiarazione ambientale del prodotto), strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA; analisi del ciclo di vita) e i marchi come Ecolabel (marchio europeo di qualità ecologica) possono definirne la qualità; mentre alla scala dell’organismo edilizio risultano attualmente applicabili anche protocolli quali ad esempio il LEED e il protocollo ITACA per la valutazione della sostenibilità energetica e ambientale degli edifici.

Bibliografia

Di Benedetto M., Strumenti della qualità nel processo e nella produzione edilizia, in Esposito M.A. (a cura), Tecnologia dell’architettura: creatività e innovazione nella ricerca, Firenze, 2006; Farné S., Qualità operativa, Milano, 2010; Grigoriadis D., Project management e progettazione architettonica, Roma, 2009; Torricelli M.C., Mecca S., Qualità e gestione del progetto nella costruzione, Firenze, 1996
Violano A. (a cura), La qualità del progetto di architettura, Firenze, 2005.

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