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Radon

Definizione

Il radon (Rn) è un gas nobile, inodore, incolore e radioattivo. È prodotto dal decadimento nucleare del radio (226Ra). Il suo isotopo più stabile è il 222Rn che decade in 3,8 giorni, emettendo radiazioni ionizzanti alfa e formando, tra gli altri, due isotopi del polonio (218Po e 214Po) che emettono anch’essi radiazioni alfa. È considerato molto pericoloso per la salute perché, se inalato, le particelle alfa emesse possono danneggiare il DNA causando il cancro al polmone. L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer – IARC), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano. A livello mondiale, il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuta al radon. Si stima che sia la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta.

Generalità

Il radon è presente nel terreno e nelle rocce, specialmente quelle d’origine vulcanica, e, essendo allo stato gassoso, sfugge attraverso i pori disperdendosi nell’atmosfera, ma negli ambienti confinati può accumularsi raggiungendo concentrazioni tali da divenire una rilevante fonte di rischio per la salute.
Per la sua natura gassosa, per la scarsissima reattività chimica e per il suo tempo di decadimento elevato, il radon, una volta inspirato, solo in piccola parte viene assorbito dall’organismo divenendo fonte di rischio, mentre la maggior parte viene espirata immutata. Di gran lunga più pericolosi risultano, invece, i suoi prodotti di decadimento ( 218Po e 214Po) che, essendo elettricamente carichi, si attaccano al particolato sospeso e, una volta inalati, aderiscono alle pareti dei polmoni irraggiandole.
La concentrazione del radon nell’aria è espressa in Bq/m3 (ove Bq o Bequerel, rappresenta il decadimento di un nucleo atomico al secondo).
Per quanto riguarda il valore limite della concentrazione di radon, la normativa italiana fornisce solo un valore per gli ambienti di lavoro per i quali la concentrazione del gas non deve superare i 500 Bq/m3. In Italia non è stata mai ufficialmente recepita la Raccomandazione CEC 90/143/Euratom che fissava un valore limite di 400 Bq/m3, anche se tale valore è stato spesso utilizzato come riferimento. Le ricerche svolte negli ultimi venti anni dal WHO hanno però portato ad abbassare il valore limite della concentrazione di Radon a 300 Bq/m3 e, possibilmente, a 100 Bq/m3, come riportato nel manuale pubblicato dalla stessa organizzazione.
La concentrazione di radon negli ambienti indoor può essere ridotta innanzitutto tramite sigillatura delle vie d’accesso. È possibile anche intervenire, con maggiore efficacia, adottando dei sistemi attivi come l’estrazione con un piccolo ventilatore da un pozzetto ricavato in prossimità dell’edificio o, se presente, direttamente dal vespaio posto al disotto del pavimento; la pressurizzazione dell’edificio che impedisce al gas, proveniente dal sottosuolo, l’ingresso negli ambienti o, ancora, assicurare una buona ventilazione dei locali.

Bibliografia

CEC 90/143/Euratom, Raccomandazione della Commissione, del 21 febbraio 1990, sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon in ambienti chiusi, Commission of the European Communities, 1990; WHO, Handbook on Indoor Radon: A Public Health Perspective, World Health Organization, 2000.

Normativa: D.l. n. 241: “Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”, 26 Maggio 2000.

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