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Rendimento

Definizione – Etimologia

Composto da rendere (dal latino reddere, dare indietro) e dal suffisso ‘mento’, in senso generico indica la capacità di eseguire un’attività ottenendo un profitto.

Generalità

Termine utilizzato principalmente in economia e in fisica, sempre concettualmente legato al conseguimento di un risultato, di un lavoro, di una prestazione, in rapporto a quanto si è speso, consumato o investito. Al significato di rendimento sono associati anche i concetti di efficienza, efficacia, qualità e valore, per cui, in sintesi, si può affermare che un’attività, un oggetto o il prodotto di una scelta hanno un rendimento tanto maggiore, quanto più presentano caratteristiche buone, pregevoli e tali da permettere la massima produzione di un servizio o di un’utilità nella totale rispondenza allo scopo, in relazione a quanto si è speso o impiegato.

Implicazioni in ambito architettonico

Molteplici sono le componenti, non sempre facilmente conciliabili, che vanno tenute in conto nello sviluppo del progetto architettonico: economiche, ambientali, tecniche, spaziali, tecnologiche, sociali, simboliche, estetiche; implicazioni che possono incidere notevolmente sulla qualità del risultato finale.

Premesso che molto dipende dalle capacità personali del singolo progettista, si può affermare che esistono caratteristiche comuni a qualunque manufatto architettonico (sia residenziale che specialistico) le quali, se soddisfatte, contribuiscono in modo efficace a incrementarne il rendimento, nell’accezione sopra esposta. Si può dire, in sintesi, che un edificio possiede un buon rendimento se presenta una serie di caratteri, come descritto nel seguito.

  • Risponde efficacemente alle necessità per le quali è stato realizzato. L’architettura, infatti, nasce sempre per soddisfare un bisogno umano, da quello più immediato che riguarda la protezione e la sicurezza nei confronti delle avversità esterne a quello legato alla capacità di affermazione ed espressione degli individui di una collettività; necessità come, ad esempio, l’autorealizzazione, la partecipazione a riti collettivi, l’espressione di capacità creative e tecniche, la concretizzazione del proprio universo spirituale, l’appartenenza – più o meno consapevole – a una determinata società storicamente e territorialmente definita. I bisogni antropici sono, dunque, di due tipi: materiali, legati alla fisicità dell’uomo e alle sue funzioni biologiche e, dunque, più generalizzabili e longevi; immateriali, simbolici, culturali, più mutevoli perché maggiormente sottoposti all’avvicendarsi delle condizioni storiche, delle mode e dei gusti contingenti.

  • È in grado di conseguire l’utile atteso dal committente. L’architettura è sempre un’operazione economica, realizzata mediante l’impegno di capitali, che coinvolge svariati settori di un sistema produttivo. L’avvio alla realizzazione di un nuovo intervento edificatorio genera nel suo promotore, pubblico o privato, una serie di aspettative connesse con determinati obiettivi, fra cui alla base vi è l’ottimizzazione del rapporto qualità/costi, per la cui valutazione sono di notevole utilità le numerose metodologie economico-estimative che si basano sul soddisfacimento di requisiti tecnico-prestazionali (ad esempio di carattere fisico, tecnico, ambientale, tecnologico) quantificati mediante il ricorso a un sistema di parametri.

  • Garantisce una buona attitudine alla socializzazione, ossia se riesce a essere pienamente collaborante con il contesto in cui si colloca. L’architettura è un’entità tridimensionale, che ha un proprio volume e come tale occupa uno spazio e ne racchiude un altro. Tale precipua caratteristica implica che ogni nuova costruzione modifica inesorabilmente un equilibrio precedente; pertanto, se è idonea alla collaborazione, l’ambiente preesistente, strutturato da oggetti di nascita differente ma simultaneamente fruiti, avrà maggiore facilità ad assorbirla, ed essa potrà partecipare attivamente a una serie di relazioni reciproche. In tal modo il nuovo intervento contribuisce, altresì, all’aumento di valore del contesto in cui si inserisce, in termini sia paesaggistici che economici.

  • Non è solo concretizzazione della poetica individuale del progettista ma, piuttosto, espressione di un uso personale della parola architettonica all’interno del linguaggio edilizio (che è codificazione materiale di caratteri e regole e ottimizzazione del rapporto costo/qualità messi a punto da una società civile lungo i secoli) di un’area culturale; una parola che innesta i cambiamenti o gli aggiornamenti in una logica che parte dall’interno, dai caratteri che strutturano l’identità di un ambiente fisico e sociale. Ogni intervento edilizio, infatti, una volta realizzato, non appartiene a chi l’ha progettato o costruito ma a una società intera, sia presente che futura.

  • È idoneo alla modificabilità, ossia alla capacità di essere progressivamente trasformato insieme agli altri manufatti edilizi per potersi adeguare alle necessità di fruizione degli utenti nel tempo. Una caratteristica tipica dell’uomo, infatti, è quella di utilizzare in modo omogeneo oggetti di epoche diverse. Tale qualità non significa il perseguimento di spazi flessibili eccessivamente tecnologici o neutri e diafani, ma, piuttosto, l’attitudine di un oggetto a essere utilizzato in modi alternativi, a piegarsi alle contingenti esigenze dei fruitori lungo il corso della storia.

  • Riesce a forgiare e modellare uno spazio che, mediante le proprie qualità, agisce su chi lo vive sotto forma di proficui e positivi stimoli percettivi e sensoriali. Bisogna che il progetto, mediante opportune verifiche anche tridimensionali, svisceri le caratteristiche spaziali (originate da forma, materiali e colori) dei suoi componenti e i relativi effetti percettivi in modo da creare luoghi come spazi dai qualificati, interessanti e coinvolgenti tratti distintivi.

  • L’apporto innovativo che comunica in termini tecnici, funzionali e simbolici, è “memore” della cultura edilizia del luogo in cui si inserisce, in modo da appartenere contemporaneamente all’ambiente che lo accoglie e alla società che lo richiede e lo produce.

  • Collabora attivamente per essere cornice significativa alle attività dell’uomo e partecipa alla creazione di un positivo background psicologico, sia a livello di singolo che di collettività; qualità che contribuisce in modo efficace alla coesione sociale. L’architettura, perché connessa a un sito, perché prodotto culturale dal carattere pratico e simbolico, perché per trasformarla da fatto potenziale a fatto reale bisogna affrontare un investimento economico, può essere definita come arte di lungo periodo – soprattutto in civiltà fortemente stratificate – destinata a partecipare, con la sua evidenza fisica, alle vicende umane, a caricarsi di significati e valori legati al mutare delle condizioni storiche e strutturali dell’ambiente in cui si colloca.

  • Adotta i criteri di funzionamento dell’organismo, ossia la collaborazione, la partecipazione reciproca e l’importanza gerarchica di tutte le componenti, necessarie a configurare un prodotto che sintetizza ed esplicita, con la forma, l’efficienza totale delle parti, più o meno specializzate. L’architettura, in quanto prodotto del pensiero e dell’azione umana, si configura come organismo, ossia come un sistema frutto di una mediazione e di una sintesi individuale fatta dal progettista che, di volta in volta, risolve problemi di tipo funzionale, tecnico, espressivo, economico, simbolico mediante un atto nuovo, concreto, unitario. Non si può parlare di organismo solo alla scala edilizia: l’intero ambiente antropizzato, in quanto prodotto umano, è un’entità la cui forma e strutturazione derivano dalla partecipazione reciproca di tutte le scale del costruito – il territorio, la città, il tessuto e l’edilizia –, ognuna collaborante con le altre in base al proprio ruolo e alla propria importanza gerarchica, in ogni momento storico e in ciascuna località. Ogni realtà edilizia attuale, in quanto organica è, pertanto, il frutto di un processo di formazione e trasformazione nel tempo delle strutture e dei sistemi che la compongono e che sono propri di uno specifico ambito culturale.

  • Facilita, in particolare nel caso della residenza, i processi di appropriazione, orientamento, sicurezza e identificazione positiva con il proprio ambiente, sia interno che esterno, condizioni essenziali per configurare uno spazio esistenziale che ottimizzi la qualità dell’abitare in un luogo.

  • Provoca un’emozione estetica, legata al senso costruttivo, all’energia plastica che comunica con la propria evidenza e organica gerarchia delle sue componenti.

Bibliografia

Caniggia G., Ratio humilitatis, continuitatis, vetustatis, in Borroni L. (a cura), Tempo e Architettura, DPAU, Coppola Pignatelli P., Lenci S., Rossi P.O., Roma, 1986; Caniggia G., Maffei G.L., Il progetto nell’edilizia di base, Venezia, 1984, 1996; Caruso Di Spaccaforno A., Valutazione economica dei progetti nell’arte del costruire, Torino, 1999; De Martin M., La valutazione del rendimento nel progetto della residenza. Per un’architettura di qualità fra innovazione e tradizione, Roma, 2009; Moneo R., La solitudine degli edifici e altri scritti, Torino, 2004; Muratori S., Saggi di critica e di metodo nello studio dell’architettura, in Marinucci G. (a cura), Storia e critica dell’architettura contemporanea, Roma, 1980; Norberg-Schulz C., Intenzioni in architettura, Roma, 1977, 1983; Strappa G., Unità dell’organismo architettonico: note sulla formazione e trasformazione dei caratteri degli edifici, Bari, 1995.

Riferimenti normativi

Consiglio Unione Europea, Risoluzione del 12-02-2001 sulla qualità architettonica dell’ambiente urbano e rurale, in “Gazzetta Ufficiale Europea”, n. C 073, 06-03-2001; M.B.A.C., Legge quadro sulla qualità architettonica, in www.beniculturali.it; UNI 10838:1999 Edilizia – Terminologia riferita all’utenza, alle prestazioni, al processo edilizio e alla qualità edilizia.

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