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Resine

 

Resine vegetali

Le resine vegetali vengono classificate in vari modi, a seconda che esse siano state indotte da lesioni o siano già presenti nelle strutture delle piante; oppure a seconda che la resina sia una sostanza chiaramente identificabile e fisicamente separabile dalla pianta (resina di pino e di abete) o parte integrante dei tessuti.
Comunque classificate le resine sono un gruppo complesso di sostanze, per lo più solide, che tendono a essiccarsi all’aria (per esempio l’ambra è resina fossilizzata), sono insolubili in acqua ma solubili in alcool, etere e cloroformio. Di composizione chimica assai varia, sono prodotte dalle piante sia spontaneamente sia a seguito di incisioni o di attacco di patogeni: il loro ruolo è quello di proteggere la pianta da insetti, funghi o altre infezioni. Sono spesso accomunate, erroneamente, con altre sostanze di natura molto differente, quali: gomme; oli; grassi; cere; lattici.
Le resine vegetali sono usualmente classificate secondo le seguenti tipologie:

  • resine consistenti: solide, spesso usate per vernici e lacche;
  • balsami: per lo più oleoresine fenoliche caratterizzati da acidi aromatici (acido benzoico e acido cinnamico), per la preparazione di lacche e vernici, oggi non più impiegate, in quanto sostituite da prodotti di sintesi;
  • oleoresine: resine terpeniche, simili ai balsami ma più fluide, con un elevato rapporto tra terpeni volatili (oli essenziali) e non, ricavate principalmente dalle resine di pino e utilizzate sotto forma di trementina per solventi e resina per adesivi.
  • gommoresine: termine impreciso, in quanto si dovrebbe parlare di resine di vario tipo contenenti intrusioni di gomme naturali e non di un tipo di resina.

Resine artificiali

Con il termine di resina artificiale si intende in genere un materiale viscoso, di aspetto simile alla resina vegetale, capace di indurirsi a freddo o a caldo.
Si tratta in genere di un’ampia classe di complesse sostanze macromolecolari ottenute a partire da molecole di composti organici semplici, per lo più derivati dal petrolio, dal carbone fossile o dai gas petroliferi (metano). Le reazioni fra le unità monomeriche si dicono polimerizzazioni o policondensazioni e, di solito, si compiono con l’intervento di catalizzatori, di iniziatori e di acceleranti.
Fra le resine artificiali più comuni citiamo le resine fenoliche, le resine acriliche, le resine epossidiche, le resine poliestere insature e le resine vinil-estere.
Una resina sintetica non viene in genere commercializzata come tale, ma ne vengono venduti i suoi due componenti separati (l’oligomero e l’agente reticolante) che vengono miscelati al momento dell’uso. La miscelazione innesca la reazione di reticolazione che trasforma l’oligomero (solitamente un liquido oleoso poco viscoso capace di adattarsi ai più piccoli dettagli dello stampo) nel polimero solido: una materia plastica, solitamente trasparente che può venire successivamente lavorata, colorata e decorata. Gli usi delle resine artificiali sono i più vari; vengono utilizzate come matrici per i materiali compositi, oppure come basi per adesivi (ad esempio i cianoacrilati), oppure resine a scambio ionico per la purificazione dell’acqua.
Nel campo del restauro, le resine sintetiche, sono molto usate per il consolidamento di manufatti ammalorati e per la stuccatura di lacune in miscela con inerti.
In campo edilizio la resine più usate sono di natura acrilica, epossidica e poliuretanica e vengono impiegate per la realizzazione di impermeabilizzanti, resine deumidificanti, guaine liquide, resine per piscine, incapsulanti per cemento amianto, fibre di carbonio, tessuti di vetro, malte osmotiche, consolidanti e prodotti speciali per il restauro conservativo.

Bibliografia

AA.VV., Atlante delle materie plastiche, Utet, Torino, 2011.

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