Restauro, contemporaneo e moderno | Wikitecnica.com

Restauro, contemporaneo e moderno

Poissy (Francia), Villa Savoye (Le Corbusier, 1929-31). Lo stato attuale dopo numerosi interventi di ripristino e manutenzione.
Poissy (Francia), Villa Savoye (Le Corbusier, 1929-31). Lo stato attuale dopo numerosi interventi di ripristino e manutenzione.

Definizione e origini

È dizione comune che definisce gli aspetti teoretici e pratici dell’intervento sull’architettura post-industriale considerati, nella loro novità e specificità, rispetto al contesto disciplinare più ampio del restauro architettonico. L’ambito è altresì definito restauro ‘del moderno’, ‘del nuovo’ o ‘del Novecento’.

Tematica emersa circa trent’anni fa nell’Europa settentrionale, si configura inizialmente quale reazione al rischio che corrono le icone moderniste, tornate alla ribalta della storiografia architettonica nel secondo dopoguerra ma ridotte in condizione di degrado. Nel Docomomo (Documentation and Conservation of Modern Monuments), fondato in Olanda nel 1988 per iniziativa di un gruppo di architetti-tecnologi del Politecnico di Delft, si sviluppano le premesse d’una visione retrospettiva e tecnicista del tema, nel cui solco si andrà poi consolidando un approccio essenzialmente pragmatico; questo sarà perseguito anche dagli organismi transnazionali di tutela (ICCROM, ICOMOS e UNESCO) interessati ad una strategia ‘politicamente corretta’, pur se disciplinarmente debole, di globale diffusione d’una idea corriva di conservazione del patrimonio culturale quale strumento di ‘dialogo fra i popoli’.

Orientamenti

Diffusa in tutto il mondo, l’architettura del Novecento è inevitabilmente fulcro d’interessi di varia natura. La sua ricezione è quindi condizionata da valori culturali e simbolici, oltre che concretamente d’uso, riferiti all’attualità, attorno ai quali prendono forma interventi volti a rifare più che a conservare. Si adotta, cioè, una prospettiva opposta a quella riservata all’antico e affatto estranea al restauro in quanto tale, affine piuttosto a quella del progettista o del tecnologo che guarda al moderno come alla linea diretta della propria genealogia in cui riconoscersi senza mediazione storica.

Tale allontanamento dall’alveo scientifico del restauro ha retrocesso la riflessione sul contemporaneo all’idea, superata da tempo, che si debba agire sull’immagine di una testimonianza e non sulla sua consistenza materiale, aprendo con ciò la via a nuove forme di ripristino. La propensione a rifare è qui giustificata dall’assunto, empirico e privo di verifica scientifica, secondo cui i precetti del restauro tradizionale non sarebbero validi per l’architettura contemporanea a causa della sua specifica consistenza, ribelle a ogni forma di conservazione o perpetuazione, e della sua figuratività, impossibile da trasmettere se priva d’integrità. In tal modo si vorrebbe garantire uno statuto scientifico autonomo di questo settore rispetto al restauro architettonico, legittimato anche da un presunto fondamento ‘filologico’ riferito alla sussistenza, in molti casi, di grafici di progetto, immagini d’epoca, testimonianze dirette e, a volte, al contributo dell’autore stesso dell’opera nel nuovo intervento.

Tale atteggiamento, che rivela il prevalere di valori ‘iconici’ a discapito della realtà materiale e storica del manufatto, è reso ben evidente dai ripetuti lavori di ripristino, ad esempio, della Villa Savoye di Le Corbusier, manifesto di architettura purista, condotti a più riprese nel 1963, 1977, 1985 e nel 1998 e sostenuti anche da una manutenzione stagionale, con cui si è riportata l’opera in un irreale stato di perfezione, quasi si trattasse di un’icona, appunto, e non di vera architettura esposta all’azione del tempo e degli agenti atmosferici.

Specificità

La specificità dell’ambito in questione è, al contrario, incentrata sul disagio storico-critico che interessa l’atto di riconoscimento di valore, inevitabilmente ostacolato dall’assenza di un congruo distacco ‘storico’ e di una storiografia consolidata. In questo senso, l’atteggiamento retrospettivo verso l’architettura contemporanea può essere interpretato come indolente proiezione sul passato della ‘debolezza’ della nostra civiltà che, per svariati motivi, tende a riappropriarsi dei simboli del recente passato negando l’incidenza di quel breve ma denso lasso di tempo intercorso fra la creazione di tali opere e la loro ricezione nel presente. Ciò non toglie che la produzione artistica contemporanea sia incardinata attorno al valore ideologico e metaforico attribuito ai materiali, al manifestarsi della condizione fisica del manufatto e al dispiegarsi del gesto creativo stesso: come insegna l’arte dal Novecento ad oggi, il significato dell’opera contemporanea risiede tanto nell’astrazione concettuale quanto nella sua vivida materialità.

Con fatica si procede oggi verso il superamento di una barriera storica, ferma alla Seconda Guerra Mondiale, che divide le opere ormai di conclamato valore monumentale da quelle spesso giudicate di semplice edilizia corrente, e che, legata sotto il profilo della tutela istituzionale al trascorrere dei canonici cinquant’anni, non coglie l’odierno accelerato ritmo di modificazione della realtà sociale e culturale. A parte il recente sviluppo ipertrofico del tema, oggi non appare mutata l’iniziale predilezione per il rifacimento, la ricostruzione e il ripristino, nonostante alcuni flebili ripensamenti e pochi ma efficaci casi di vero restauro abbiano dato ragione della tenuta dei principi cardine della disciplina tradizionalmente intesa. Lo dimostra l’intervento sulle facciate continue del grattacielo Pirelli a Milano, architettura complessa e modernissima, affrontato come azione critico-conservativa e condotto nel rispetto dell’autenticità materiale dell’opera superando le difficoltà operative imposte dall’alluminio anodizzato, dal vetro e dalle materie plastiche delle sue facciate continue. La crescita del settore ha, peraltro, stimolato interessi imprenditoriali (si pensi all’impulso indotto dal recupero del cemento armato sulla produzione dei materiali per il restauro oppure a quello offerto alle ditte che producono, o riproducono, rivestimenti moderni) senza, tuttavia, stimolare dibattito e ricerca a fini realmente conservativi.

Il tema costituisce, dunque, una sfida per la disciplina e, forse, per la cultura della memoria nel suo complesso, poiché implica il progressivo riconoscimento dei valori dell’oggi e mette a dura prova la capacità di adattamento di teorie e metodi del restauro ad espressioni figurative e supporti materiali ribelli e senza precedenti, obbligando ad inoltrarsi in un campo applicativo che la disciplina non ha ancora esplorato.

Nell’ambito dell’arte contemporanea e della cinematografia si riconosce, tuttavia, una matura capacità critica e tecnica nell’affrontare, con equilibrio e chiarezza concettuale, problemi di restauro totalmente nuovi e molto complessi; si tratta di esperienze che lasciano sperare in un riallineamento concettuale e operativo anche del settore dell’architettura, ancora fermo su posizioni sostanzialmente arretrate.

Bibliografia

Cordaro M., La conservazione e la memoria dell’esperienza artistica dell’ultimo cinquantennio, in Gregory T., Morelli M. (a cura di), L’eclisse delle memorie, Roma-Bari, 1994, pp. 65-72; Il restauro del Moderno, numero monografico di «Parametro», 2006, 266; La Sauvegarde  du moderne, numero monografico di «Faces», 1997/98, 42/43; Varagnoli C., Un restauro a parte, in «Palladio», 1998, 22, pp. 111-115; Salvo S., Il restauro dell’architettura contemporanea come tema emergente, in Carbonara G. (a cura), Trattato di restauro architettonico, IX, Torino 2007, pp. 265-336.

Grattacielo Pirelli Milano | Restauro (contemporaneo E Moderno) | Restauro

Copyright © - Riproduzione riservata
Restauro, contemporaneo e moderno

Wikitecnica.com