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Ricostruzione (restauro)

Assisi, Basilica di S. Francesco. Le volte della basilica superiore dopo la ricostruzione del 1998-2000.
Assisi, Basilica di S. Francesco. Le volte della basilica superiore dopo la ricostruzione del 1998-2000.

Definizione

Col termine s’intende l’atto di costruire nuovamente un edificio, talvolta con l’idea di un miglioramento, integrando dati noti con ipotesi o congetture, al fine di restituire il manufatto alla forma d’origine o presunta tale. È attività collegata all’agire sulle preesistenze di vario genere e dimensione, estesa quindi dalle opere d’arte ai tessuti edilizi, in seguito ad eventi distruttivi, antropici o naturali. Risponde alla riparazione di danni, materiali e figurativi, secondo tre alternative: ricostruire con forme identiche o analoghe alle primitive, dar luogo a nuove costruzioni oppure, dove possibile, reintegrare ciò che materialmente sussiste anche attraverso nuovi elementi appositamente ricercati o comunque venuti in luce. In quest’ultimo caso i criteri con cui si opera discendono strettamente dal manufatto stesso e da quanto rimane di esso, nel rispetto della potenziale rilavorabilità delle parti aggiunte, della loro compatibilità fisico-chimica con l’esistente e di una chiara distinguibilità del nuovo all’antico. Come tale, la ricostruzione può considerarsi anche quale sviluppo ‘storico’ del restauro, sopraggiunto in seguito alla Prima ed alla Seconda Guerra Mondiale e ai recenti gravi terremoti, motivato da ragioni estetiche oltre che pratiche, simboliche, religiose, politiche, sociali e, da ultimo, economiche.

Generalità

Con la ricostruzione si presenta il rischio di creare un duplicato storico, anche infedele, qualora non siano stabiliti riferimenti filologici ben definiti. Se essa tende a riproporre l’integrità originaria – figurativa, costruttiva o tecnologica – dell’opera, assume i caratteri del ripristino, ma può anche perseguire criteri di analogia o far seguito allo smontaggio sistematico di un edificio oppure interessare solo parti limitate.
Un notevole esempio è costituito dalla ricostruzione delle volte della basilica superiore di S. Francesco ad Assisi, in parte crollate a causa del terremoto del 1996; con essa si è data risposta a questioni d’ordine spaziale, figurativo, strutturale e costruttivo altrimenti irrisolvibili. Le volte sono state riproposte con materiale analogo al preesistente, ricollocando in sito alcuni frammenti originali, e rese strutturalmente collaboranti col resto della costruzione, pur se coadiuvate da un presidio antisismico. La superficie d’intradosso è stata rivestita con un intonaco a tinta ‘neutra’ in attesa che si trovi una soluzione definitiva per la ri-presentazione degli affreschi andati in frantumi con le antiche strutture.
Meno rispettose della natura filologica e autenticamente storica del problema sono le recenti ricostruzioni, segnate anche da interventi correttivi e migliorativi, della cattedrale di Noto (Siracusa) e della Frauenkirche a Dresda, in Germania.
Più di recente la ricostruzione ha assunto valori diversi. Nel mondo anglosassone è colta quale forma di ‘educazione alla storia nazionale’ attraverso la rievocazione materiale di epoche trascorse e la ricomposizione di scenari storici (Colonial Williamsburg, in Virginia, negli USA). Il tentativo di ricostruire tratti del Muro di Berlino rivela invece la necessità di porre rimedio a forme radicali di damnatio memoriae, in altri casi a demolizioni inconsulte, spesso stabilendo anche un rapporto strumentale e ideologico con la storia controversa del Novecento (Stadtschloss di Berlino). In Italia, in opposizione ad atti di terrorismo mafioso, si è risposto con la ricostruzione dei monumenti danneggiati ma lasciando traccia dell’evento (S. Giorgio al Velabro, in Roma, e Torre dei Pulci in via dei Georgofili a Firenze).

Bibliografia

Hernandez Martínez A., La clonazione architettonica, Jaca Book, Milano, 2010; Centroni A. (a cura), Restauro e ricostruzione: l’esempio della Polonia, «Quaderni ARCo», Gangemi, Roma 2010.

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