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Rifiuti da costruzioni e demolizioni

Definizione

Con il termine rifiuti da C&D si intendono quei rifiuti provenienti dalle attività di costruzione e demolizione.

Generalità

I rifiuti da C&D costituiscono una percentuale rilevante della produzione totale di rifiuti in tutti i paesi dell’Unione Europea; si stima che i rifiuti da C&D rappresentano circa il 25% in peso di tutti i rifiuti prodotti in Europa. Gli ultimi dati sul flusso dei rifiuti C&D in Unione Europea informano che la produzione complessiva è superiore a 470 Mt/a, di cui circa 180 Mt/a derivano da costruzione e demolizione di fabbricati e oltre 350 Mt/a da costruzioni stradali e escavazioni. Ne deriva una produzione di rifiuti C&D a livello europeo di oltre 480 kg/ab/anno.

La segmentazione della produzione di detriti provenienti dalla demolizione in Italia è così ripartita:

  • circa il 53% in peso, proviene dal settore della microdemolizione residenziale;
  • circa il 39% in peso da attività di microdemolizione del patrimonio edilizio non residenziale;
  • circa il l’8% in peso proviene dalle demolizione di interi edifici.

La produzione di rifiuti da C&D non deriva solamente dall’atto finale della vita di una struttura edilizia, ma riguarda tutte le fasi del ciclo di vita: dalla costruzione dell’edificio al periodo di utilizzo, che comporta operazioni di manutenzione-ristrutturazione, fino alla demolizione responsabile della maggiore produzione di tale categoria di rifiuti.

La stima della quantità dei rifiuti da C&D e della loro qualità costituisce da sempre uno dei nodi problematici delle materie edili. Nonostante fino ad oggi si sia proceduto con tecniche di demolizione indifferenziata, si stanno sviluppando le tecniche della demolizione controllata o chirurgica, che consente di operare in assenza di rumore, polveri e vibrazioni, e di quella selettiva, che si propone l’obiettivo di favorire il riciclo dei materiali edili, cercando di separare i rifiuti per frazioni omogenee.

Il recepimento della prima direttiva comunitaria sui rifiuti (75/442 CEE) avviene con il d.p.r.915/82 che prevede, per la prima volta in Italia, l’avvio di sistemi per il riciclaggio e il riutilizzo dei rifiuti al fine di ricavare altro materiale ed energia, secondo criteri di economicità ed efficienza.

La legge definisce al titolo I (art. 2) il concetto di rifiuto: “… qualsiasi sostanza od oggetto derivante da attività umane e da cicli naturali, abbandonato o destinato all’abbandono”; poi predispone una classificazione dei rifiuti in quattro categorie (urbani, speciali, tossici, nocivi) per ognuna delle quali sussiste un regime giuridico specifico. I rifiuti edili provenienti da demolizioni e costruzioni vengono inseriti nella categoria “rifiuti speciali” e devono essere “smaltiti” con le modalità indicate dalle direttive regionali in materia.

Vengono inoltre definite le diverse modalità di recupero dei rifiuti:

  • riutilizzo: l’impiego di un rifiuto in un ciclo d’uso successivo al primo e diverso da questo, senza che il rifiuto originale subisca modificazioni sostanziali;
  • recupero: l’impiego di uno stesso rifiuto, dopo un primo ciclo d’uso, per altri usi senza alcuna modifica;
  • riciclo: l’impiego di un rifiuto in cicli d’uso successivi al primo in seguito a trasformazioni anche sostanziali.

Il d.lgs. del 5/2/1997 classifica i rifiuti da C&D come speciali ed incentiva la prevenzione della produzione di rifiuti ed il recupero come azioni prioritarie rispetto allo smaltimento.

La nuova Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo, relativa ai rifiuti e recepita dal d.lgs. n. 205/2010, abroga alcune direttive e fissa nuovi obiettivi in materia di riciclaggio che gli Stati membri dovranno conseguire entro il 2020, con tassi di riciclaggio del 70% per i rifiuti di costruzione e demolizione, stabilendo una chiara “gerarchia” in cinque fasi delle opzioni di gestione dei rifiuti, in base alla quale la prevenzione è la soluzione privilegiata, seguita dal riutilizzo, dal riciclaggio, da altre forme di recupero e dallo smaltimento sicuro come ultima ratio.

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