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Rischio

Definizione – Etimologia

L’origine del termine rischio è incerta e, secondo alcuni autori, deriva dal greco bizantino rhizikò (sorte, destino)  e dal latino medievale riscus e risigus; secondo altri deriva dall’arabo rizq (sec. XII) in cui è richiamato il concetto di un onere non monetario. Un’altra possibile origine è individuata nel latino classico resecare che esplicita in senso figurato, come il termine spagnolo risco (roccia tagliata), un pericolo incombente, al quale è connessa l’idea di azzardo. Il concetto di rischio è dunque associato ad accezioni che fanno riferimento a condizioni di pericolo, incertezza o probabilità dell’accadimento di eventi dannosi. Nel linguaggio contemporaneo le varie accezioni sono spesso utilizzate come sinonimi: nel lessico tecnico della produzione scientifica anglosassone si fa, infatti, riferimento indifferentemente ai termini risk e hazard.
Il concetto di rischio si è evoluto nel tempo, passando da una sua identificazione con l’entità di un possibile danno, alla valutazione in termini probabilistici del suo accadimento, fino a un approccio di tipo strategico che associa alla semplice valutazione della probabilità di un avvenimento dannoso sia l’entità dei danni, sia i possibili aspetti di opportunità che possono derivare dall’accettazione di una componente del rischio. La condizione di rischio è, a volte, associata alla sua misurabilità, la cui rilevazione risulta di difficile esecuzione, mentre in altri casi è riferita a obiettivi originariamente prefissati e non soddisfatti o alla relazione fra la probabilità dell’accadimento di un evento dannoso e la severità delle conseguenze.
Il rischio è traducibile nella correlazione tra i fattori di pericolosità di una specifica azione o evento, della vulnerabilità di un elemento o di un sistema, della esposizione o valore esposto. La riduzione del rischio si attua attraverso interventi di mitigazione in relazione alla pericolosità, alla vulnerabilità, o al valore degli elementi a rischio con la finalità della previsione, relativa alla fase in cui un determinato processo diventa pericoloso e della prevenzione, in cui si definisce la localizzazione e l’intensità di accadimento di un processo pericoloso.

Generalità

I rischi che interessano l’ambiente naturale e l’ambiente antropizzato si manifestano secondo molteplici modalità di accadimento e sono distinguibili nelle due tipologie dei rischi ambientali e dei rischi di natura antropica.
Il rischio ambientale rappresenta la probabilità che un determinato fenomeno di origine naturale determini perdite o danni in termini di vite umane o di risorse. I principali rischi ambientali possono essere individuati nel rischio geomorfologico, idrogeologico, sismico e vulcanico, a cui va aggiunto il rischio associato ai cambiamenti climatici. Il rischio geomorfologico riguarda i processi di alterazione e disgregazione delle rocce dovuti all’azione della forza di gravità e di agenti esterni come quelli atmosferici. Il rischio idrogeologico è riferito a frane, esondazioni e dissesti morfologici di varia natura. Il rischio sismico si riferisce alla probabilità che avvenga un evento sismico di una data magnitudo entro un certo periodo temporale. Il rischio vulcanico attiene alla eventualità che si verifichino fenomeni vulcanici di una data intensità entro un certo periodo temporale con pericolosità valutata in base alla tipologia di frequenza eruttiva. I cambiamenti climatici, indotti dalle emissioni in atmosfera di origine antropica, determinano rischi localizzati dovuti a eventi climatici estremi.
I rischi di natura antropica si differenziano dai rischi di origine ambientale per le cause attivanti, per l’ubicazione, per la durata degli eventi e per le modalità di diffusione, nonché per la tipologia e l’entità dei danni. Tra i principali rischi di natura antropica si elencano quelli dovuti alle attività di produzione, all’abitare e ai trasporti, che inducono flussi di materia (rifiuti, scarichi, gas, polveri) o di energia (inquinamento termico, acustico, elettromagnetico) potenzialmente pericolosi e che interessano prevalentemente l’atmosfera, il suolo, l’acqua, i tessuti urbani e le costruzioni.
All’interno dei processi di trasformazione dell’ambiente costruito, è possibile individuare quattro principali componenti di rischio: economico, fisico, sociale e tecnico. I rischi di natura economica possono riguardare gli investimenti, le esposizioni o le pianificazioni economiche da parte di attori del processo edilizio (committenza, industrie edilizie, imprese di costruzione, progettisti), mentre sul piano fisico e sociale si segnalano i rischi imputabili alla sicurezza urbana, a quella domestica e dei cantieri. Mentre il rischio tecnologico contempla le implicazioni ambientali, socio-politiche ed economiche riferite agli impatti di una tecnologia, il rischio tecnico riguarda principalmente la gestione e la valutazione di condizioni di danno derivanti dal mancato o inefficace controllo di attività progettuali ed esecutive.

Rischio tecnico

Il rischio tecnico nel campo del progetto e della costruzione esprime, secondo differenti gradi di accettabilità, la probabilità di risultati non aderenti alle attese, che possono interessare l’ambiente, la qualità del costruito, il benessere o la sicurezza degli individui. In termini di prevenzione, la gestione del rischio tecnico riguarda l’applicazione di strumenti e procedure finalizzati alla prevenzione degli esiti negativi derivanti dalle scelte fra varie alternative decisionali in campo tipologico, morfologico e tecnologico nonché dall’interazione fra gli operatori. La gestione del rischio tecnico può essere attuata attraverso la sua minimizzazione, il corretto trasferimento, la completezza e la coerenza dell’informazione tecnica e delle istruzioni operative progettuali e cantieristiche, l’eliminazione degli sprechi di risorse economiche, l’individuazione delle potenziali criticità. La prevenzione dei rischi tecnici costituisce un supporto decisionale all’azione dei vari operatori in campo edilizio per limitare l’insorgenza di guasti e alterazioni.
Nel progetto architettonico la natura del rischio è prevalentemente di tipo ambientale/contestuale (condizioni climatiche, socio economiche, amministrative, culturale), di tipo organizzativo (ruoli e conflitti fra gli attori del processo edilizio, programmazione e compatibilità) e di tipo tecnico (aspetti tecnologici, di gestione dell’innovazione, di affidabilità delle scelte). I rischi vanno distinti fra quelli con probabilità bassa o nulla e quelli ad alta probabilità e frequentemente rilevati in progetti analoghi. L’individuazione e il controllo del rischio comportano, rispettivamente, la lettura dei rischi individuabili (percepibili, osservabili, misurabili) e di quelli non individuabili, privi di evidenze visibili o misurabili.
Nella costruzione di un’opera architettonica il rischio tecnico può essere determinato da una catena di cause ed effetti che inducono una condizione finale di guasto a partire da un evento o da una combinazione di eventi. Il grado di rischio può essere valutato in base alla probabilità di accadimento della catena di eventi negativi (agenti attivanti esterni, cause predisponenti, difetti di progettazione o di esecuzione).
La valutazione della probabilità di rischio sia nel campo delle decisioni progettuali che nelle operazioni cantieristiche, è di norma attuata in base alla frequenza dei danni, che vanno valutati anche in relazione ai guadagni connessi all’accettazione del rischio, la cui sottovalutazione può indurre errori strategici di processo, di progetto e di realizzazione.

Bibliografia

AA.VV., L’ambiente e l’energia, Collana La Scienza, Novara, 2005; Legnante V. (a cura), Principi di affidabilità nella progettazione e nella costruzione, Pisa, 2006; Mecca S., Masera M., Il rischio nel progetto di costruzione, Pisa, 2002; Ridolfi G. (a cura), L’affidabilità nella progettazione, Pisa, 2006.

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