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Ruga

Definizione -Etimologia

Dal latino ruga (grinza, piega), il termine, passato con qualche mutazione di significato fino all’età moderna, si trova in testi altomedievali con valore di “riga”, “linea di separazione”, “cancellata”. Ad esempio, secondo Anastasio (IX secolo), papa Gregorio III (731-741) “fecit & tres Regulares argenteos super rugas, per quas ingrediuntur ad altare, ubi imagines in frontispicio constitutae sunt”. Altaserra ne dedusse che “rugae sunt semitae per quas itur ad altare”; Du Cange le intese anche come linee di porte, finestrelle e “ringhiera” (altrimenti cancellum) dell’area presbiteriale.
Dallo spazio architettonico a quello urbano il valore di linea di separazione è trasferito alla sequenza di case lungo la via o alla via stessa come asse pubblico fra cortine di case; per traslato, alla via larga o platea. Frequente nell’uso notarile di Terra Santa, ruga era l’enclave extranazionale di singole comunità straniere: una via larga fiancheggiata da botteghe, magazzini, abitazioni, servizi comuni. Ne sono esempi: quelle date nel 1101 ai Genovesi, “rugam Antiochie una cum ecclesia (…) a torrente usque ad rugam Malphitanorum”, e a Laodicea “rugam cum Ecclesia similiter, ut de Antiochia, a praedio ubi est puteus usque ad murum portus”; quella dei Veneziani (1124) in Gerusalemme: “ecclesiam et integram rugam, unamque plateam, sive balneum, nec non et furnum”.
Rughe simili furono assegnate dagli Angiò, a Napoli, ai mercanti catalani, francesi, provenzali e genovesi; attestate ancora nel XV secolo, ne sopravvive la Ruga Catalana resa celebre da Boccaccio (Decameron, giornata II, nov. 5°). A Firenze Giovanni Villani nella sua Cronica (ante 1348) citava “la grande ruga che va a S. Giovanni insino al Vescovado”; a Venezia Francesco Sansovino, nel suo Venetia città nobilissima (1581), scrisse che il Ponte di Rialto “del 1450 (…) fu allargato, & in luogo di cancelli (ringhiere), vi si fecero due rughe di botteghe dall’una parte e dall’altra”.
Gli esercizi commerciali sono l’aspetto costitutivo anche della più nota ruga veneziana: la Ruga Giulfa o Giuffa (già Gaiuffa), un percorso articolato dai pressi di S. Marco a S. Maria Formosa. Si vuole così denominata dalle botteghe e abitazioni ivi possedute dagli Armeni fuggiti da Nuova Giulfa (Isfahan) nel XVII secolo, sebbene esista dal 1410 e senza provata concentrazione di Armeni su di essa. Nella toponomastica veneziana sopravvivono anche Ruga degli Orefici e Ruga Vecchia presso S. Giovanni Elemosinario, Ruga dei Bari e Ruga Nuova, tutte arterie commerciali di piccoli settori urbani, prive di limiti definiti.

Varianti

Rua, secondo Niemeyer, è attestata fin dal 970 in area francese dove si è trasformata nel moderno rue, via, ma la si trova anche nei patti tra Genova e impero bizantino per le basi commerciali di Costantinopoli (“ruam et fundicum et ecclesiam” nel 1155), Messina, Brindisi, Roma.
In area subalpina è tuttora in uso ruata, dal basso latino rugata, intesa come vicinia, subarea urbana, quartiere, oppure borgo di strada in area rurale: nel 1175 «Plebs de Pollentiis cum tota rugata que est extra burgum”; nel XIII secolo, in Alessandria, erano così indicate sia le vie urbane sia i casali sul territorio; nei catasti di Savigliano del 1370, 1394, 1405 era distrettazione amministrativa, sostituita da quarterius nel tardo XV secolo; a Bra la Ruga Nuova, citata già a fine Trecento, divenne tra XVI e XVII secolo l’asse di sviluppo della città moderna.

Bibliografia

Dadin de Hautserre A., Notae et observationes in Anastasium, Paris, 1680, p. 112; Gaparolo, Codex qui Liber Crucis noncupantur, Roma, 1889; Sansovino F., Venetia città nobilissima, in Venetia 1581, f 135; Tyrius W., Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, lib. 12., cap. 25; Villani G., Cronica, RIS, XIII, Roma 1728, lib. 3, cap. 2, col. 87.

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