Ruota | Wikitecnica.com

Ruota

Verona, S. Zeno, facciata.
Verona, S. Zeno, facciata.

Definizione – Etimologia

Funzione e forma della più antica ed efficace invenzione per il trasporto connotano, in ambito architettonico, dispositivi e strutture che ne riprendono letteralmente il nome, derivato dal latino rota. Nel cantiere tradizionale il meccanismo della ruota era utilizzato dalle macchine per il sollevamento dei carichi; nei conventi di clausura così era detta una cassetta circolare ruotante adibita al passaggio degli oggetti attraverso un vano del muro perimetrale, nel quale era posta; nelle antiche strutture assistenziali (ad esempio il celebre Spedale degli Innocenti fiorentino, opera quattrocentesca del Brunelleschi) un analogo e omonimo meccanismo accoglieva i neonati abbandonati dalle ragazze-madri per trasportarli anonimamente all’interno dell’edificio; nel campo dell’architettura religiosa, in specie medievale, la ruota è un tipo di rosone dal disegno geometrico radiocentrico simile, appunto, alla struttura a perno e raggi rettilinei della “ruota di carro”, come talvolta è anche detta.

La ruota nel cantiere tradizionale

L’uso nei cantieri tradizionali di grandi ruote motrici cave, azionate da argani a trazione orizzontale o dal peso di operai che vi camminavano all’interno, con l’ausilio di altri uomini che tramite corde ne controllavano i movimenti da terra, è documentato sin dai tempi antichi, come dimostra il rilievo funerario romano degli Haterii, risalente all’età domizianea e oggi conservato presso il Museo Gregoriano al Vaticano. Sfruttando il noto vantaggio della demoltiplicazione dello sforzo, data dalla riduzione di diametro fra la ruota motrice (rota calcatoria) e il cilindro centrale, attorno al quale si avvolgeva la fune di trazione (“funis ductarius”) sostenuta da alte capre lignee, tali dispositivi permettevano il sollevamento in cantiere di carichi anche considerevoli.

La ruota nell’architettura medievale

In relazione ai rosoni, il termine compare per la prima volta nel XIII secolo, utilizzato insieme al corrispondente latino rota, da cui, come s’è detto, deriva: “M.CC.LXXIIII Magister Jacobus Porrata de Cumis fecit hanc rotam” si legge, infatti, nell’iscrizione incisa sulla facciata del duomo di Cremona con riferimento al suo rosone.
La ruota è realizzata quasi sempre in pietra, più raramente in laterizio; i suoi raggi sono costituiti da piccole colonne o pilastrini, talvolta binati, raccordati lungo il perimetro da archi a tutto sesto (basilica di S. Zeno a Verona), ogivali (duomo di Modena) o trilobati (cattedrale di Ruvo; transetto nord di St. Etienne a Beauvais). Varianti alla linearità dello schema radiocentrico sono per esempio determinate dall’alternanza di raggi e cuspidi (sacrestia della cattedrale di Noyon); dall’ampliamento della ruota con una corona esterna di fori lobati posti in corrispondenza dei raggi (facciata della cattedrale di Chartres); dalla riduzione della geometria radiale con l’introduzione di motivi perimetrali ad essa estranei (facciata della cattedrale di Laon); dall’aumento su più fasce della raggiera, spesso raddoppiata (Notre-Dame a Parigi, il cui rosone dagli archi trilobati inscritti in strutture ogivali è considerato il capolavoro dello “stile radiante”).
Come il rosone, anche la ruota, in ragione della forma circolare, assume significati simbolici che vanno dalla rappresentazione del Sole, già diffusa nelle religioni antecedenti il Cristianesimo (ad esempio il Mitraismo), all’espressione di concetti filosofici (la perfezione del cerchio quale riflesso dell’ordine divino e universale). La sua geometria, associata a sculture simboliche presenti sulle facciate, lungo la cornice dell’oculo o sul suo stesso perno, può rimandare al ricorrere dei mesi e dei segni zodiacali o assumere il significato di “ruota della fortuna” (duomo di Trento, S. Zeno a Verona).

Bibliografia

Cowen P., Il rosone. Geometria della luce, Roma, 2005; Giuliani F.C., L’edilizia nell’antichità, Roma, 2006.

Copyright © - Riproduzione riservata
Ruota

Wikitecnica.com