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Sacrestia

Firenze, interno della sagrestia vecchia di San Lorenzo, F. Brunelleschi,  1419-1429.
Firenze, interno della sagrestia vecchia di San Lorenzo, F. Brunelleschi, 1419-1429.

Definizione – Etimologia

Il termine deriva dal latino sacristia, estensione dell’aggettivo sacer (sacro). La sacrestia (o sagrestia, definita nelle fonti antiche anche sacrarium, secretarium, vestiarium, cemelium, adytum, pastophorium o diaconicum), è un settore della chiesa composto da uno o più ambienti, dove, in appositi armadi, si conservano i libri liturgici, i paramenti, le suppellettili, gli ornamenti e gli oggetti sacri (ostie, vino da consacrare, pissidi, ostensori).
Nel locale, che è affidato in custodia al sagrestano, si tengono inoltre di solito anche i registri parrocchiali di battesimo, matrimonio e cresima, e quelli dei funerali. Al suo interno i sacerdoti e i chierici indossano o si tolgono le vesti liturgiche, e si raccolgono in preghiera prima di svolgere le funzioni religiose.

Generalità

La sacrestia è in diretta comunicazione con la chiesa – generalmente in corrispondenza del presbiterio, oppure, a volte, delle navate – a eccezione dei monasteri, dove invece è un ambiente autonomo e separato. In essa sono contenuti un altare, uno o più inginocchiatoi e un lavabo per lavare le stoffe usate nel corso della messa, ma anche i calici, le pissidi e tutti quegli oggetti che sono entrati in contatto con le specie consacrate. Quasi sempre ha una porta che ne consente l’ingresso direttamente dall’esterno, in modo che i fedeli possano accedervi anche in momenti diversi da quelli riservati al culto. Nelle chiese più importanti le sacrestie possono essere due, con funzioni specifiche: di solito una è per il capitolo, l’altra per i cappellani.
Le sacrestie compaiono contemporaneamente alle prime chiese, dove, agli inizi del Cristianesimo, la loro funzione viene assolta dalle absidiole laterali o da vani collegati ai bracci del transetto (come nel San Pietro costantiniano). Sono adibiti a sacrestia anche i pastophoria, gli ambienti propri di alcune chiese paleocristiane e altomedievali, soprattutto di ambito bizantino, che si ritrovano tuttavia anche in età carolingia in diversi edifici religiosi dell’Europa settentrionale: posti simmetricamente ai lati dell’altare maggiore, i pastophoria sono suddivisi in prothesis (locale a sinistra dell’abside, per la conservazione delle offerte dei fedeli e delle reliquie dei santi) e diaconicon (la vera e propria sacrestia, posta a destra dell’abside, dove si ripongono i vasi e i paramenti sacri).
Nel corso dei secoli le sacrestie assumono un’importanza sempre maggiore, e aumentano di conseguenza le loro dimensioni. Si trasformano in ambienti progettati come strutture indipendenti dalla chiesa, con la quale restano tuttavia in comunicazione diretta per continuare ad assolvere alle esigenze liturgiche descritte in precedenza.
A partire dal Rinascimento si trasformano in un fecondo campo di ricerca compositiva e di sperimentazione architettonica, come dimostrano alcuni tra i più noti esempi, tra i quali spicca per la sua carica innovativa la Sacrestia Vecchia di San Lorenzo a Firenze. Realizzata da Brunelleschi tra il 1419 e il 1429 e destinata a svolgere anche il ruolo di cappella funeraria dei Medici, è un edificio a pianta quadrata contornato da pareti la cui altezza coincide con quella del lato di base; ne scaturisce un impianto cubico sovrastato da una cupola su pennacchi sferici a ‘creste e vele,’ al quale è addossata una scarsella a pianta quadrata, scandita da nicchie e anch’essa dotata di una cupola. La scarsella è affiancata sui due lati da altrettanti ambienti, coperti con una volta a botte e comunicanti con lo spazio principale attraverso due porte. Il vano è segnato agli angoli da paraste sulle quali si sviluppa una trabeazione elaborata, che corre senza soluzioni di continuità lungo tutto il perimetro, compresa la scarsella, formando, in corrispondenza di questa, un motivo a serliana. Le pareti sono intonacate di bianco, sul quale spiccano le membrature architettoniche in pietra arenaria che evidenziano l’organizzazione spazio-strutturale dell’organismo e ne misurano la sua perfetta scansione geometrica.

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