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Sagrato

Definizione – Etimologia

Il sagrato – dal latino sacratus, participio passato del verbo sacrare (consacrare) – è lo spazio consacrato che precede la facciata principale delle chiese, ed è per questo motivo delimitato da una cancellata, da una balaustra in pietra o da altre strutture architettoniche di chiusura. È quindi un’area di rispetto posta davanti all’edificio sacro, che serve a integrarlo con il contesto urbano circostante, fungendo nello stesso tempo da invito, da filtro per la preparazione e per l’introduzione del fedele.
La transizione graduale dal mondo esterno alla spiritualità della chiesa è spesso esaltata con la presenza di gradinate, che infondono al percorso verso la porta d’ingresso un simbolismo di ascesa. Il sagrato è tuttavia anche un luogo di accoglienza, di incontro, di saluto e di carità, quando vi sostano dei bisognosi. Può assimilarsi anche a una proiezione all’aperto dello spazio interno della chiesa quando le sue caratteristiche e la sua maggiore ampiezza gli consentono di accogliere quelle celebrazioni che, a causa del massiccio afflusso dei fedeli o per specifiche esigenze, non potrebbero essere ospitate nell’aula. In alcune occasioni, inoltre, il sacerdote si sposta nel sagrato per impartire benedizioni, oppure è visibile ai fedeli in esso raccolti attraverso una loggia aperta sulla facciata.

Generalità

In origine il sagrato coincide con l’atrio, il nartece e, in particolare, con il quadriportico delle basiliche paleocristiane, dove trovano posto, tra gli altri, i catecumeni e i penitenti. Nel Medioevo, venendo meno l’organizzazione del catecumenato e sotto l’influenza di nuove forme liturgiche e culturali, questi elementi architettonici sono sostituiti da una superficie libera creata davanti alla chiesa, posta in continuità con lo spazio urbano e distinta da alcuni gradini o da uno steccato costruito normalmente in legno, che viene denominata ‘sagrato’ proprio per indicare il collegamento con l’edificio sacro retrostante. L’area, che come le chiese gode di immunità religiosa ed è anche adibita a luogo per la sepoltura dei fedeli o quale palcoscenico per sacre rappresentazioni, assume nel corso dei secoli sempre più importanza, e diviene il centro della vita cittadina; acquisisce pertanto un carattere più propriamente architettonico, ma perde la sua funzione simbolica di ‘soglia’ del Tempio cristiano, tanto che il cardinale Carlo Borromeo, alla fine del XVI secolo, è costretto a emanare un editto attraverso il quale si dispone la sua chiusura o, in alternativa, la realizzazione davanti alle chiese di un vestibolo porticato.
In epoca moderna la progressiva desacralizzazione di tale spazio esterno ha portato a non contemplarlo nella costruzione delle fabbriche religiose, se non in forma estremamente ridotta e corrispondente al nartece.
Il Concilio Vaticano II ha tuttavia rivendicato la primitiva funzione del sagrato quale spazio dell’accoglienza e dell’incontro tra i fedeli. È un’area importante, che va prevista in sede progettuale perché capace di esprimere valori significativi: quelli della soglia e dell’accoglienza; per questo motivo può essere anche dotato di un portico o di strutture architettoniche simili. Talvolta può essere luogo di celebrazione, e deve pertanto essere riservato a un uso esclusivamente pedonale, pur conservando il suo ruolo di tramite e di filtro – e non di barriera – nel rapporto con il contesto urbano. I sagrati devono essere quindi ben tenuti e non possono essere destinati ad altri usi: sono infatti aree ideali per la preparazione e lo svolgimento di alcune celebrazioni (processioni, riti ecc.), nonché per l’esposizione di informazioni di varia natura, e devono perciò garantire la possibilità di contenere arredi mobili. La loro importanza è tale che nelle chiese di grandi dimensioni, se non si dispone di un sagrato o di un atrio antistante la chiesa, può essere valutata l’opportunità di utilizzare come spazio per l’accoglienza la zona interna dell’aula adiacente all’ingresso, opportunamente delimitata.

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