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Santuario

Delfi, pianta del santuario di Apollo in età ellenistica (rielaborazione da De La Coste-Messelière 1946).
Delfi, pianta del santuario di Apollo in età ellenistica (rielaborazione da De La Coste-Messelière 1946).

Definizione – Etimologia

Luogo di carattere sacro, oggetto di culto, devozione e meta di pellegrinaggi, in quanto ritenuto legato alla presenza o manifestazione d’una divinità ovvero a eventi miracolosi e straordinari associati alla rivelazione del divino. Tali siti s’identificano a volte in elementi naturali, quali grotte, boschi, fonti o fiumi (ad esempio il Gange e il Brahmaputra, venerati dagli induisti e oggetto di bagni rituali) o in caverne scavate (santuari rupestri) ma, più spesso, sono rappresentati da edifici o complessi architettonici, adibiti a riti e manifestazioni collettive.

L’esistenza di centri spirituali legati a specifici luoghi si riscontra in molte religioni e civiltà sin dal mondo antico, come rivelano i termini latini sanctuarium e lucus, quest’ultimo riferito, nelle antiche religioni italiche, a radure sacre tagliate nei boschi. Numerosi sono gli usi estensivi del termine: nell’accezione corrente, esso appare talvolta utilizzato, ma impropriamente, a indicare anche comuni edifici religiosi (ad esempio chiese, sinagoghe, moschee), la cui sacralità non necessariamente dipende dal luogo che occupano, né dalla custodia di reliquie o immagini venerabili.

Tuttavia, è consuetudine del mondo cristiano attribuire il valore di santuario “diocesano” anche alle cattedrali (al cui vertice è S. Giovanni in Laterano a Roma), in quanto chiese-madri e centro di Diocesi. Possono essere contraddistinte come santuario anche specifiche zone delle costruzioni sacre: nella religione ebraica il “sancta sanctorum” interno al tempio; in quella cristiana (per la quale il santuario si lega, in particolare, alla devozione per la Vergine, i santi e i martiri) parti dell’edificio dove si conservano reliquie o immagini miracolose; nell’antica civiltà egizia, il sacrario del tempio divino; nella ziqqurat sumèra, il tempio in cima alla costruzione.

In senso figurativo il termine si riscontra anche in ambito letterario, in relazione all’intimità dei nuclei familiari, ovvero a luoghi privati adibiti allo studio o consacrati alla meditazione, e in campo biologico, con riferimento a riserve naturali protette (ad esempio i cosiddetti “santuari marini” della California), probabilmente per una superficiale traduzione dall’inglese sanctuary.

Profilo storico-architettonico

Secondo talune ipotesi, in specie riguardanti le presunte finalità cultuali della grotta Chauvet in Francia e del cromlech di Stonehenge in Inghilterra, l’esigenza dell’uomo di stabilire un contatto con entità superiori potrebbe risalire già all’età preistorica. L’origine dei santuari sembra tuttavia rintracciabile con maggiore certezza in una “convergenza culturale” che determinò, presso molte popolazioni antiche (ad esempio Ebrei, Celti, Fenici, civiltà precolombiane), l’erezione del betilo, un cippo infisso verticalmente nel terreno a segnalare un’area sacra e simboleggiare la fecondità, da cui ebbero origine, inizialmente in area mediterranea, poi nel Nuovo Continente, stele e obelischi.

In area medio ed estremo-orientale i primi santuari induisti, lamaisti e buddhisti s’individuano negli stupa, costruzioni circolari coperte da cupole, realizzate dal IV secolo a.C. per custodire le reliquie del venerato Buddha. Innalzati a riprodurre simbolicamente il monte Meru nell’Himalaya, considerato casa della divinità e perciò segnato da un betilo, gli stupa furono alla base delle pagode orientali, il cui sviluppo verticale a più livelli alludeva ai vari mondi della cosmologia buddhista.

Nell’antica Grecia l’assetto dei santuari, inizialmente semplici luoghi aperti delimitati da un recinto sacro (témenos), si articola e arricchisce nel tempo fino a comprendere, sempre entro una cinta muraria, un insieme di edifici la cui eterogeneità formale e funzionale dipendeva dalle diverse attività che vi si svolgevano in onore della divinità cui era dedicato il santuario. Oltre ai tesori, tempietti votivi eretti dalle città greche, e ai più grandi templi adibiti al culto delle divinità e alla consultazione dei loro oracoli per il tramite dei sacerdoti, alcuni importanti santuari greci esibivano, infatti, anche edifici non direttamente connessi alle cerimonie religiose.

Nel santuario di Apollo a Delfi, i cui oracoli erano tenuti in grande considerazione anche dal filosofo Platone, alle costruzioni sacre si affiancavano un teatro e il ginnasio, entrambi del IV secolo a.C.; al di fuori del témenos quadrangolare uno stadio accoglieva, ogni quattro anni, i giochi panellenici, i quali accrescevano il prestigio del sito conferendogli un’importanza anche politica e culturale, oltre che religiosa. La stessa complessità tipologica e funzionale si riscontra nel più importante santuario di Olimpia: anche qui, infatti, gli edifici religiosi, fra i quali emergeva il tempio di Zeus, cui il sito era dedicato, convivevano con palestre e altre strutture atte allo svolgimento di gare e giochi sportivi.

Se i complessi santuariali greci erano il frutto d’una lunga stratificazione costruttiva che si traduceva, sul piano architettonico, in un’aggregazione poco armonica di edifici diversi, disposti senza particolari logiche planimetriche lungo il “percorso sacro”, il modello a cui guardarono i grandi santuari laziali, innalzati o ricostruiti in forme monumentali nella tarda età repubblicana di Roma, è piuttosto quello, più regolare, dei grandi altari ellenistici.

A questi è infatti riconducibile la concezione romana “scenografica”, unitaria e simmetrica, che si è concretizzata nella scelta di siti extraurbani elevati e panoramici, nel ricorso ad ampi terrazzamenti delimitati da portici colonnati a tre ali e, seppur con un’importante eccezione (santuario detto di Giove Anxur a Terracina; Latina), nella disposizione assiale e frontale del tempio, unico elemento che, per esigenze cultuali, appariva invece rispettoso dei caratteri tipologici locali. Tali aspetti emergono con particolare evidenza nel santuario della Fortuna Primigenia dell’antica Praeneste (oggi Palestrina; Roma), realizzato allo scorcio del II secolo a.C. sfruttando abilmente il naturale dislivello d’una ripida collina grazie ad un vivace gioco di rampe, scalinate, terrazze porticate ed emicicli. Attraverso questi si svolgeva un percorso processionale “ascendente”, giocato su una rivelazione solo progressiva e graduale della reale complessità dell’edificio e culminante in una cavea teatrale sovrastata da un tempietto monoptero. Benché segnato, in sommità, da questo inusuale tipo di tempio (in luogo del più diffuso periptero “sine postico”), forse adottato per dare visibilità alla statua della dea Fortuna che vi si conservava, come suggerirebbe anche la sua atipica posizione altamente “panoramica” ma, in fin dei conti, esterna all’area sacra, il grande santuario prenestino, uno dei più monumentali di tutta l’età classica (ma in gran parte riconfigurato dalle trasformazioni a residenza attuate nell’XI secolo dai Colonna e poi, nel Seicento, dai Barberini), appare dunque esemplificativo e, al tempo stesso, anticipatore d’una prassi che risulterà alquanto diffusa nell’architettura romana. Esso coniuga, infatti, le richiamate soluzioni formali di matrice ellenistica, nella fattispecie riferibili all’Altare di Pergamo, non solo con l’innovativa tecnica costruttiva del calcestruzzo, riscontrabile, al di là delle facciate segnate da tradizionali ordinanze architettoniche, nei numerosi archi e volte a botte, ma anche con una concezione tipicamente romana di fruizione degli spazi, che stempera nell’effetto “sorpresa” – dato tanto dall’edificio quanto dalle sue valenze paesaggistiche – la generale rigidezza planimetrica del complesso.

Più articolato ed eterogeneo, per la maggiore diffusione territoriale e l’esteso arco cronologico, il panorama dei santuari cristiani, cui fanno capo i luoghi “santi” ritenuti legati alla presenza di Gesù (la Grotta di Betlemme, il fiume Giordano, il Golgota , il Santo Sepolcro ecc.), rispecchia per lo più le peculiarità tipologiche e figurative che segnano comunemente il campo dell’edilizia religiosa cristiana nei diversi ambiti geografici e temporali, pur non mancando esempi di siti solo naturali o di architetture rupestri. Si va, pertanto, da semplici e minuscole cappelle quadrangolari a grandi e articolati complessi monastici, nei quali, oltre alla chiesa, spesso affiancata da portici e torri campanarie, possono trovar posto anche strutture conventuali con chiostri, oratori, alloggi per i pellegrini, tesori e custodie per i doni fatti dai fedeli e case per gli esercizi spirituali.

Impulsi importanti alla loro diffusione furono dati, nel Medioevo, dagli ordini religiosi, che veneravano i luoghi di ritiro e le tombe dei loro fondatori, e, dal XVI secolo, dal programma controriformistico di esaltazione dei valori cristiani, che favorì il nascere di molti santuari “mariani”. Questi, legati a immagini e ad apparizioni della Vergine, sono in qualche caso concepiti nella simbolica forma a pianta ottagonale (S. Maria della Salute a Venezia, eretta per esaudire un voto legato alla fine d’una pestilenza).

Esempi

  • Grecia: Olimpia, Delo, Delfi; Lazio: di Giunone a Gabii, di Esculapio a Fregellae, della Fortuna Primigenia a Palestrina, di Ercole Vincitore a Tivoli, di Giove Anxur a Terracina, di Giunone Sospita a Lanuvio, di Diana a Nemi;
  • Vicino Oriente: della Triade Heliopolitana a Baalbek (Libano), di Yazilikaya presso Boghazköy in Anatolia (rupestre), di Bêl e di Nabu a Palmyra in Siria;
  • Oriente: di Ellora, di Ajanta (rupestri) e di Mahabodhi a Bodh Gaya in India, Bamiyan (rupestre) in Afghanistan, tempio del Cielo a Pechino, tomba di Confucio presso Qufu nello Shandong;
  • Santuari cristiani in Italia: basilica-santuario della Santa Casa di Loreto, Basilica Inferiore di S. Francesco ad Assisi, Porziuncola di S. Maria degli Angeli presso Assisi, Sacro Speco di Subiaco;
  • Rupestri: Greccio e Poggio Bustone presso Rieti, S. Rosalia a Palermo, Eremo di S. Lucia presso Palazzolo Acreide;
  • Santuari cristiani nel mondo: S. Giacomo di Compostella, Lourdes, Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Bibliografia

Coarelli F., I santuari del Lazio in età repubblicana, Roma, 1987; Cracco G. (a cura di), Per una storia dei santuari cristiani d’Italia: approcci regionali, Bologna, 2002; De La Coste-Messelière P., Les Alcmeonides à Delphes, in «Bulletin de Correspondance Hellénique», LXX, 1946, pp. 270 ss.; Ferri S., Delfi, in Enciclopedia dell’arte antica, vol. III, Roma, 1960, pp. 27-44; Kähler H., Das Fortunaheiligtum von Palestrina Praeneste, in «Annales Universitatis Saravinesis», VII, 3-4, 1958, pp. 189-240; Mallwitz A., Mallwitz E., Olympia in der Antike, mostra, Essen, 1960; Norberg-Schulz C., Architettura Barocca, Milano, 1971; Ravaglioli A. (a cura), Santuari cristiani del Lazio, Roma, 1992.

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