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Scala (progettazione)

Roma, Maxxi, scala dell'atrio di ingresso, Z. Hadid, 2010.
Roma, Maxxi, scala dell'atrio di ingresso, Z. Hadid, 2010.

Definizione – Etimologia

Dal lat. scando (salgo) è l’elemento strutturale che consente di collegare in verticale i diversi piani di un edificio o, più genericamente, superare dislivelli tra luoghi posti a quote diverse. La scala costituisce l’elemento fondamentale per la costruzione di un edificio a più livelli, ed è composta di una o più serie di scalini (o gradini) posti secondo un piano inclinato, detto rampa, intervallati da pianerottoli o ballatoi, che risolvono i cambi di direzione o le connessioni con i piani. Gli scalini a loro volta sono composti geometricamente da un’alzata, che misura il dislivello superato in verticale, e una pedata che è la superficie orizzontale di appoggio per i piedi; le due grandezze sono legate tra loro da rapporti derivati da studi ergonomici. Una delle formule più utilizzate per disegnare correttamente una scala è quella dell’arch. Francese F. Blondel (1675) che enuncia: 2 alzate + 1 pedata = 62 ~ 64.

Derivazione – Processo formativo

La scala è un elemento che ha partecipato sin dai primordi dell’architettura al suo processo di articolazione plastica e funzionale, differenziandosi fin dalle origini tra scala esterna e scala interna. Quelle esterne hanno sempre svolto un ruolo di mediazione e raccordo figurativo e funzionale tra terreno e oggetto architettonico. In forma di scalinata (scala lunga e ampia) esse hanno spesso caratterizzato formalmente interi manufatti architettonici, quando non addirittura ampi spazi pubblici, divenendo a volte esse stesse, monumento (la scalinata di Trinità dei Monti a Roma di. F. De Santis).
Le scala interne agli edifici sono invece strutture profondamente legate all’organizzazione distributiva dell’edificio. L. B. Alberti nel suo De re aedificatoria (1450) affermava che le scale erano così importanti nel progetto di un edificio da inficiarne il risultato se mal posizionate. Un secolo e mezzo dopo V. Scamozzi scriveva nel suo trattato Idea dell’architettura universale (1615) che le scale stavano agli edifici come le vene e arterie al corpo umano, sottolineandone il ruolo fondamentale per la vita dell’organismo architettonico. Con la funzione distributiva alla scala nel corso dei secoli si è viepiù associata una funzione di tipo rappresentativo. La scala si configurava come lo spazio che introduceva alle singole unità diventando uno dei luoghi collettivamente più frequentati degli edifici, sia in ambito pubblico sia privato.
Con l’avvento nel XIX sec. degli ascensori le scale hanno perso il primato quali unici collettori di distribuzione verticale tra i piani degli edifici, vedendo così ridursi parte di quella centralità che avevano sempre avuto nel progetto di architettura. Al contempo concezioni progettuali come il Raumplan di A. Loos hanno mantenuto se non rafforzato il valore centrale della scala nel progetto di architettura. Ancora oggi quando si vuole elevare la qualità di uno spazio multipiano le scale grazie alla loro intrinseca plasticità sono uno degli strumenti di maggiore efficacia per la caratterizzazione figurativa di un ambiente, pubblico o privato che sia (l’atrio d’ingresso del Maxxi di Z. Hadid).

Tipi di scale

Nel disegnare un impianto edilizio grande importanza riveste la posizione del vano scala. Nei manufatti in muratura o in cemento armato scala e vano scala sovente coincidono. La forma più comune di scala all’interno di un edificio è quella impostata su un vano rettangolare con rampe parallele e pianerottoli sfalsati. Anticamente era assai frequente imbattersi nel tipo della cosiddetta scala cieca perché impostata su tre muri paralleli che contenevano le rampe e impedivano alla luce di fluirvi all’interno. Un’importante variante per la qualità che ne è derivata dal punto di vista della percezione e fruizione spaziale è quella introdotta dalle scale a pozzo in cui tre rampe connesse da pianerottoli si sviluppano all’interno di un vano creando un vuoto centrale che oltre a distribuire la luce ai piani inferiori, consente interessanti osservazioni in diagonale rendendo di grande fascino l’esperienza del percorrerle. A questo tipo di scala si associa sempre un parapetto (o ringhiera o balaustra) che ne costituisce l’elemento verticale di protezione rispetto al vuoto del vano scala, detto anche tromba delle scale.
Altra forma assai utilizzata in edifici importanti, soprattutto dal Rinascimento a tutto il Seicento, è quello della scala elicoidale (o a spirale) impostata su pianta ovale o circolare, meno frequentemente su pianta poligonale. Palazzo Barberini a Roma presenta due splendidi esempi di questi ultimi due tipi di scale: il primo, su pianta rettangolare, di Bernini; il secondo su pianta ovale di Borromini.
La scala a forma elicoidale su pianta circolare, con piccolo diametro e senza pozzo centrale è detta scala a chiocciola. Essa ha sempre avuto un grande utilizzo come scala di servizio essendo senza pianerottoli intermedi e occupando in pianta una superficie modesta. Esempi magistrali si ritrovano nelle masse murarie di tanta architettura antica e moderna, dalle Terme di Caracalla alle guglie della Sagrada Familia di A. Gaudì.
Altra importante tipologia di scale molto utilizzata in passato per il suo carattere monumentale, specie in epoca barocca, è quello della scala a forbice o tenaglia in cui due rampe rettilinee sono poste simmetricamente, prima o dopo una grande rampa centrale, a volte perpendicolarmente a essa. Un altro tipo di scala, interessante per le sue valenze figurative ma problematica per quelle distributive, è la scala a rampa dritta, che si associa a lunghi pianerottoli-ballatoio di distribuzione.

Forma, struttura e tecnologia

L’evoluzione del corpo scala come elemento architettonico dotato di una propria autonomia figurativa, è andato di pari passo con l’evoluzione delle tecniche costruttive. Alle prime realizzazioni in pietra o in legno si sono aggiunte nel corso dei secoli le soluzioni in metallo, in cemento armato e in vetro che hanno reso i corpi scale espressione delle valenze plastico-figurative delle diverse epoche storiche. A seconda della tecnologia costruttiva le scale hanno declinato in maniera differente la fondamentale relazione tra sistema portante e sistema portato (o struttura e rivestimento) con risultati estetici estremamente eterogenei. Se nelle scale in pietra o in cemento armato l’omogeneità materica è risultata essere la principale caratteristica formale, nelle scale realizzate con sistemi tecnologici cosiddetti a secco le scale hanno assunto figurazioni in cui gli aspetti costruttivi legati all’assemblaggio, all’incastro, alla giunzione delle componenti, sono diventati essi stessi strumenti di qualificazione figurativa, rendendo le questioni di dettaglio sempre più importanti per il conseguimento di una qualità complessiva dell’elemento architettonico (la scala del Dipartimento di Filosofia della New York University di S. Holl).
La struttura portante del corpo scala è normalmente contenuta entro il perimetro che definisce la gabbia delle scale. Negli edifici in muratura la struttura è costituita generalmente dai muri d’ambito dai quali escono a sbalzo i gradini (in cemento o in pietra per piccole luci) o le solette in cemento armato, sulle quali sono poi riportati i gradini. Negli edifici d’acciaio o cemento armato la struttura portante è costituita da una serie di pilastri posti agli angoli del vano scala collegati tramite travi a ginocchio che portano i gradini, appoggiati o a sbalzo. Alcuni progetti contemporanei fanno della distribuzione verticale il centro dell’elaborazione progettuale attualizzando il concetto di passeggiata architettonica codificato da Le Corbusier. È il caso dell’ambasciata dei Paesi Bassi a Berlino di R. Koolhaas in cui la scala esce dal proprio vano per costituire il filo conduttore di una narrazione spaziale di grande effetto.

Bibliografia

Aloi G., Scale, Milano, 1973; Breymann G.A., Scale in legno, pietra e laterizi, Roma, 2003; Gambardella C., L’architettura delle scale. Disegno, teoria e tecnica, Genova, 1993.

 

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