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Scalone

Caserta, Reggia, scala regia,  L. Vanvitelli, 1754-72.
Caserta, Reggia, scala regia, L. Vanvitelli, 1754-72.

Definzione

Per scalone s’intende la scala, interna a un edificio monumentale, di grandi dimensioni con funzioni di rappresentanza.
È caratteristico dell’architettura del Cinquecento, quando si afferma la netta distinzione fra scale di servizio e scala nobile. Da allora lo ‘scalone monumentale’ diviene il luogo in cui, più che in altri, si esprimono al massimo i valori architettonici e decorativi dell’edificio.

Generalità

Anche nei palazzi imperiali (Roma, Treviri) erano presenti grandi scale con ricchi apparati decorativi (marmi policromi nel caso del Palatino), ma non era attribuito loro il ruolo di rappresentanza che assunsero a partire dal Cinquecento sino alle tarde realizzazioni ottocentesche.
La monumentalità dello scalone può essere ottenuta grazie a particolari conformazioni morfologiche, all’utilizzo sapiente della luce, di materiali pregiati e di apparati decorativi o all’uso congiunto di più accorgimenti.
La forma ellittica, insieme all’impiego degli ordini architettonici, caratterizza gli scaloni romani seicenteschi a pianta ovale di F. Borromini nei palazzi romani Barberini e Carpegna.
Più rampe composte per formare scenografiche composizioni sono quelle del veneziano Palazzo Loredan a S. Stefano (1537-40), dove l’architetto (probabilmente A. Abbondi) progetta un atrio con scala raddoppiata a “T” rovesciata. Nella stessa città V. Scamozzi, alla fine del Cinquecento, usa rampe incrociate nelle Procuratie Nuove e B. Longhena progetta, intorno alla metà del Seicento, scaloni monumentali a più rampe all’interno di edifici religiosi (monastero di San Giorgio Maggiore, convento dei Domenicani a Ss. Giovanni e Paolo, Scuola dei Carmini e convento dei Somaschi). La particolare disposizione delle rampe connota anche lo scalone doppio di F. Fuga nel romano palazzo della Consulta (1732-35) e ne delinea la controfacciata verso il cortile.
Un uso particolarmente attento della luce si riscontra negli scaloni tardoquattrocenteschi realizzati da M. Codussi nelle Scuole Grandi di S. Marco (1490-95) e di S. Giovanni Evangelista (1498), con pianerottoli di arrivo e soste molto luminosi e rampe quasi in penombra.
Poco comune è la grande illuminazione naturale che caratterizza la scala monumentale (1640 circa) di M. Longhi il Giovane nel romano Palazzo Ruspoli, impossibile da ottenere negli scaloni interni ai corpi di fabbrica. La struttura si sviluppa come un corpo a sé con più pareti libere. La luce naturale, entrando dalle finestre aperte nei pianerottoli intermedi, riflette sulle volte di questi e raggiunge le due logge di arrivo e di partenza. L’illuminazione esterna, che penetra attraverso le grandi finestre aperte verso il giardino, caratterizza anche lo scalone monumentale di Palazzo Corsini costruito a Roma dopo il 1736 da F. Fuga.
L’uso di una ricca decorazione, generalmente stucchi, affreschi e marmi pregiati, per rendere monumentale e rappresentativo lo scalone è molto diffuso. La decorazione pittorica è certamente il punto di forza dello scalone del castello di Würzburg (1735), in Bassa Sassonia, realizzato da B. Neumann. Si tratta di un’ampia scala, con una rampa centrale che dal basso conduce a un pianerottolo da cui si dipanano due rampe che conducono al livello superiore. La magnificenza dell’ambiente è dovuta all’immensa volta affrescata da G. B. Tiepolo fra il 1750 e il 1753 con la rappresentazione allegorica dei quattro continenti.
La scala regia della Reggia di Caserta è una delle invenzioni più felici di L. Vanvitelli (1752-74) e coniuga abilmente i diversi elementi sino qui indagati (morfologia, uso della luce, decorazione). Egli progetta un’ampia rampa centrale che, a partire dal pianerottolo intermedio, si divide in due rampe parallele. L’ambiente è coperto da un’ampia volta, sapientemente illuminato da grandi finestre e decorato con sculture e marmi pregiati.

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