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Sepoltura

Definizione – Etimologia

Dal lat. sepultúra, da sepultus, part. pass. di sepelire, il termine indica l’atto di inumazione di una salma, il rito o la cerimonia funebre relativa e il luogo dove si seppellisce. È sinonimo di tomba, avello, fossa, tumulo (fossa ricoperta da accumulo di terra o da sassi), loculo, mausoleo, urna, arca o sarcofago.

Derivazione, processo formativo e filoni tipologici

La sepoltura è strettamente connessa a credenze, forme cerimoniali e di culto tanto che queste ne influenzano le tecniche e le modalità costruttive. La preistoria conobbe diversi tipi di sepolture: fosse, pozzetti cinerari, megaliti, tumuli e tombe rupestri. L’assonanza tra il mondo dei vivi e quello dei morti appare evidente nelle tombe rupestri costituite da piccole grotte scavate nella roccia dove gli impianti distributivi replicano quelli delle abitazioni, particolarmente in Sicilia e Sardegna.

All’inizio della civiltà del bronzo si fanno risalire le tombe megalitiche a dolmen e le gallerie coperte diffuse nell’area mediterranea e nell’Europa nordoccidentale. Tuttavia, la manifestazione tipica del megalitismo e del sub-megalitismo è costituita dal circolo di pietre che stabilisce una delimitazione dell’area sepolcrale e istituisce già un rapporto architettonico fra i diversi elementi costruttivi. Questo sistema si sviluppa, soprattutto nelle manifestazioni più mature, con le raffinate tholoi della civiltà micenea ed etrusca (Vetulonia) e con le cosiddette “tombe dei giganti” della civiltà nuragica in Sardegna. Ma la sepoltura più diffusa è quella a fossa scavata nel terreno o con pareti e copertura formati da lastroni lapidei. Dall’età del ferro, infine, appaiono ampi recinti funerari comprendenti gruppi di tombe: è la nascita della necropoli antica.

In Egitto con la XI dinastia, accanto alle comuni sepolture a fossa, l’architettura funeraria dei faraoni abbandona la costruzione di mastabah (a tronco di piramide su base rettangolare), ziggurat (piramide a gradoni) e piramidi, adottando invece quella tipologia del monumento rupestre che avrebbe avuto gran fortuna, specie con la XVII dinastia, come testimoniano i grandiosi esempi della Valle dei Re. Fra le opere più celebri delle civiltà mediorientali sono i tumuli della necropoli di Bin Tepe, presso Sardi, in Lidia, con strutture che superano i 70 m d’altezza, e la tomba di Serse dall’aspetto di tempio.

Di origine asiatica è anche il sepolcro a heroón, costituito da un elemento isolato fuori terra a tempietto, sovente preceduto da un ampio pronao sotto il quale sono disposti sarcofagi monumentali, che in età ellenistica raggiunge espressioni di suprema eleganza.

Dal VII secolo, in area etrusca, si sviluppano tipi di tombe ipogee che si inseriscono nella pianificazione di una vera e propria città dei morti. Più tardi, la religione cristiana instaura l’uso di seppellire negli edifici di culto: catacombe, chiese (cripte, loculi, arche) e luoghi ritenuti santi per la vicinanza di chiese, definiti perciò camposanti.

Nel XVIII secolo gli architetti dell’Illuminismo francese propongono un totale rinnovamento architettonico della sepoltura: le invenzioni di Etienne Louis Boullée e di Claude-Nicolas Ledoux più di tutte prefigurano ampi complessi funerari alla base dei quali è presente come idea guida la completa abolizione dei contenuti religiosi. In seguito all’editto napoleonico del 1806, che proibisce per ragioni sanitarie l’inumazione nelle chiese, nasce la concezione di cimitero lontano dai centri urbani. Nonostante ciò, i modi e i tipi di sepolture, così come definiti nel corso della civiltà cristiana, restano ancor oggi immutati.

Bibliografia

Aloi R., Arte funeraria d’oggi. Architettura monumentale, crematori, cimiteri, edicole, Milano, 1959; Selavfolta O., L’architettura dei cimiteri tra Francia e Italia (1750-1900): modelli, esperienze, realizzazioni, in Felicori M. (a cura di), Gli spazi della memoria: architettura dei cimiteri monumentali europei, Roma, 2005, pp. 15-35.

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